Mi chiamo Valentina Vadalà e sono un architetto che da sempre ha lavorato nella pubblica amministrazione, fino a circa quattro anni fa quando da ingegnere capo del comune di Palermo ho preferito andare anticipatamente in pensione piuttosto che assecondare il sindaco Leoluca Orlando nella pretesa di vedere avallata dalla mia firma ogni sua disposizione, anche la più discutibile e di dubbia legittimità. Presuntuosamente avevo creduto di potere essere un funzionario di stampo transalpino, ispirandomi a quella tradizione di dirigenza illuminata, severa ed irreprensibile che in Francia è formata dalla ENA (Ecole nationale d’administration).

Ho creduto nel ruolo pubblico e volevo sfatare il preconcetto di ignoranza, corruzione e pigrizia che etichetta la mia categoria. Pertanto ho lavorato per l’applicazione costante delle leggi e nella volontà di salvaguardare la città di Palermo da speculazioni e malaffari.

Non mi è mancata la gratificazione derivante dal lavoro ben fatto, culminata nel Piano Regolatore Generale della città di Palermo, che al momento dell’approvazione portava la mia firma (2002). Oggi esso è stato stravolto da una procedura anomala che ha di fatto alterato l’originario spirito secondo cui lo avevo redatto ed era stato approvato, riaprendo le porte alla speculazione.

Fortunatamente in questi lunghi anni ho avuto accanto a me molti collaboratori motivati dagli stessi principi. A loro andranno sempre la mia stima e gratitudine.

Nel tempo libero mi dedico a scrivere sulla storia di Palermo, da me raccontata in due libri pubblicati da Sellerio ed in numerosi articoli apparsi sulla rivista Sicilia Isola del Tesoro e sul quotidiano La Repubblica.