Quando sono nato a Napoli dopo dieci mesi di gravidanza come gli asini, il Rettore Tesauro costrinse mia madre ad ingurgitare un bicchierone di olio di ricino che finalmente provoco’ le doglie.

Credo sia questo il motivo per cui nutro un’avversione viscerale per i fascisti. Perché ho fatto il carabiniere?

Da piccolo vivevo a Belet-Uen, lungo il fiume Scebeli, in Somalia ai confini con il deserto etiopico. All’imbrunire le sciarmutte, escort dell’epoca che tanto sarebbero piaciute a Berlusconi, belle ed abbronzate com’erano, a prezzi modici si concedevano ai soldati italiani. Mutilate per motivi religiosi di quelle parti intime che presiedono al piacere femminile, con la loro passiva acquiescenza esasperavano i clienti, che spesso le maltrattavano per indurre qualche gemito da poter scambiare per piacere corrisposto. Se un soldato esagerava, la sciarmutta, come le aveva insegnato sua madre,lo denunziava al tenente dei carabinieri.

Ma il comandante, un vecchio afrikaner d’anteguerra, non dava mai seguito alla denuncia, rifiutando di infliggere al sadico di turno persino una blanda punizione disciplinare.Finche’ il tenente, esasperato, ripulì alla meglio l’unico edificio d’anteguerra  che c’era fuori dalle mura di cinta della caserma, e vi si trasferì con il suo plotone, dipingendo a caratteri cubitali sulla facciata: TENENZA dell’ARMA. Da allora la popolazione indigena seppe che una cosa eravamo noi, pronti a renderle giustizia, ed altra cosa erano i soldati della guarnigione.Ora sapete perché ho fatto l’ufficiale dei carabinieri per quarant’anni.