Nicolo Gebbia

Da Zingaretti a Giletti contando gli avvoltoi

Avevo appena finito di rallegrarmi per l’esito delle primarie nel partito democratico.
Zingaretti, un Montalbano senza le gambette rachitiche dell’originale, mi ispirava istintiva simpatia. Appena eletto, scopro che, con uno squallore degno del peggiore D’Alema, ha già designato Ilaria Cucchi come capolista nella circoscrizione Italia Centrale alle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Se ciò non accadrà lo dovremo solo all’eventuale buon gusto ed alla schiena indomita della giovane donna. Speculare sul dramma tutto interno all’Arma dei Carabinieri è ignobile, almeno quanto ignobile è stato “aggiustare le carte” sulla morte tutt’altro che naturale del giovanissimo Stefano.

Mortificare l’Arma è manovra di grande miopia politica, perché tutti sappiamo bene, gli addetti ai lavori, che quando si parla di statistiche complessive dell’attività di contrasto al crimine in Italia, in realtà i due terzi di esse riposano su quello che di positivo ha combinato la sola Arma. Quando poi parliamo di missioni all’estero, ben è noto a tutti coloro che lo devono sapere, che le Nazioni Unite sono ferme al “Brahimi report” del 13 novembre 2000, dove l’autore, l’algerino Lakhdar Brahimi, inviato speciale del segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, traccia un quadro fallimentare di tutte le missioni fino a quel momento gestite, per l’intrinseca impossibilità di far convivere forze di polizie così diverse fra loro, come ad esempio un commissario di pubblica sicurezza egiziano con un tenente della polizia svedese. Unica eccezione, e conseguentemente unica ricetta per il futuro da lui proposta, l’italiana Arma dei Carabinieri, capace per potenza di intelligence, umanità di approccio e sagacia di applicazione di ottenere risultati positivi ovunque essa venga dispiegata.

Che Zingaretti pensi di cavalcare la tigre di un errore collettivo commesso da tanti carabinieri  per ottenerne tornaconto elettorale, è prova certa che egli non sa da che parte stia il senso dello Stato.

Ma nel nostro piccolo anche noi di Mezzojuso non ci facciamo mancare nulla, ed oggi domenica 10 marzo è giunto finalmente il primo torpedone del tanto auspicato turismo targato sorelle Napoli. Proveniva dalla sezione antiracket di Capo d’Orlando e ne sono scese una ventina di persone che, accompagnate da Salvatore Battaglia, sono giunte in piazza dove le attendevano due delle sorelle, alle quali sono stati regalati mazzi di fiori di campo. Poi è stato dispiegato lo striscione di prammatica che recava la scritta: “Irene, Ina, Marianna mai più sole”.
L’elemento qualificante, però, è stato l’appena eletto nuovo assessore regionale alla famiglia, alle politiche sociali e del lavoro, il radiologo catanese Antonio Scavone, che nel suo pedigree ha anche una condanna da parte della Corte dei Conti per un danno erariale di 400.000 euro relativo al suo ruolo di direttore della AUSL di Catania. Si scrive Scavone ma si legge Lombardo, perché è da sempre Raffaele Lombardo il suo sponsor. E chi ne sarà il candidato di riferimento alle prossime elezioni europee? Nientepopodimeno che Salvatore Battaglia, col quale ho fatto amicizia nei giorni scorsi, e che mi ha candidamente confessato come la sua “visibilità mediatica” sia ghiotta ad almeno tre partiti, e che il neoassessore regionale Scavone, che ha incontrato proprio nei locali dell’assessorato, è “persona squisita”.

Cercano di farmi passare per cinico circa una mia affermazione di generale sfiducia nei confronti dell’intera classe politica. Non lo rinnego, ed oggi mi sento di fare un’unica eccezione per Walter Veltroni, che ha diretto come regista e sceneggiato come sceneggiatore, un piccolo capolavoro: “C’è tempo”.

Ma per l’Italia c’è ancora tempo? Cinicamente vorrei rispondere come Mark Twain: “Ma pensate che se le elezioni servissero a qualcosa, ci verrebbe consentito di celebrarle?” Però io nutro con animo puro il bambinello che c’è in me e spero che, prima o poi, accada qualcosa di positivo.