Nicolo Gebbia

W Alghero Catalana e Mezzojuso albanese

Nel 1354 Alghero, fondata dai genovesi 250 anni prima, entro’ a far parte della corona aragonese, che subito ne deporto’ gli abitanti in Spagna, sostituiti da  coloni catalani che mai si fusero con le popolazioni autoctone.

Furono erette delle possenti mura e la notte gli algheresi chiudevano le porte della citta’, inibendo l’accesso ai sardi. Lo stesso concetto dei ghetti ebraici, ma applicato al contrario.

Solo nel 1881 le mura sono state abbattute, ma l’identità culturale e linguistica di questa città  di 44mila abitanti e’ rimasta affatto diversa da quella del resto della Sardegna, ed il fatto che essa sia gemellata con Tarragona, Palma di Maiorca, Encamp e Balaguer,  e’ la prova del ”nostro costante desiderio di tornare a casa”.

Ma invece di fare tornare loro a casa, c’e’chi si spinge oltre. Il partito di Antonio Ingroia infatti, insorge indignato per la cattura di Puigdemont in Germania, raggiunto da un mandato di arresto europeo, emesso dalla magistratura spagnola per alto tradimento, avendo violato l’articolo 83 della Costituzione quando promulgo’ unilateralmente l’indipendenza della Catalogna.

Dall’ascensore che li contiene tutti, gli ingroiani, e per primo il loro leader siciliano Erasmo Vecchio, hanno levato alto un grido di indignazione, riassunto nell’originalissimo motto: W ALGHERO CATALANA. Poi comunque, più  raffinata, e’ arrivata l’analisi politica dell’ideologo  del movimento, Beppe DeSantis, un vero maitre a  penser.

E con l’analisi una scoperta: perche’ nel 1995 a Mezzojuso (il mio paese), la piu’ blasonata delle nostre polizie speciali (gesta-spezial, po-polizei), il Ros-Gestapo, non catturo’ Bernardo Provenzano ?

Perche’ Mezzojuso e’ una enclave albanese e da Tirana non arrivo’ per tempo l’estradizione. Io pero’ spingo l’analisi di De Santis piu’ in la di ulteriori 7 anni, ai primi di settembre del 2002, quando a Sarajevo presi congedo dal metropolita Nicolaj, dicendogli che mi avevano trasferito in Sicilia, nella speranza che catturassi Provenzano.

Lui mi suggerì di cercarlo nel monastero dei monaci di rito ortodosso di Mezzojuso. Aggiunse con disprezzo che diversamente dai monaci di Bosnia, i quali davano disinteressatamente periodico rifugio a  Radovan Karadzic per patriottismo, i suoi colleghi siciliani, dopo secoli di asservimento al Papa di Roma, proteggevano il capo di Cosa Nostra perche’ ampiamente ricompensati.

Il suo giovane segretario moscovita, che il generale Petraeus mi aveva confidato essere stato scelto personalmente da Putin, soggiunse:”Lo catturerà solo se avra’il consenso della CIA”.