Nicolo Gebbia

Le vacche sacre di Mezzojuso

Nel subcontinente indiano le vacche sono protette dalla religione indù, al punto che esse possono anche impunemente bloccare le strade statali. Il dio Shiva cavalca il suo toro Nandi, ed anche il dio pastore Krishna è sempre raffigurato con Kamdhenu, la mucca divina che soddisfa tutti i desideri.
Le sue corna simboleggiano gli dei, le sue quattro zampe i Veda, le antiche scritture indù, e le sue mammelle rappresentano allegoricamente i quattro obiettivi della vita, cioè la ricchezza materiale, il desiderio, la giustizia e la salvezza.
Bisogna però fare attenzione: gli indu’ non considerano la mucca in sé una divinità, ma un simbolo sacro della vita che va protetto e riverito.
Perché? Probabilmente perché essa è una creatura particolarmente generosa con gli uomini: latte, formaggio, burro, urina e sterco.
I primi tre alimenti sono anche usati nel culto degli dei indù, mentre urina e sterco, oltre che nelle cerimonie religiose, possono essere bruciate per ottenere carburante.
Ci sono molti altri animali sacri nella religione indù, come la scimmia, l’ elefante e la tigre, ma su tutti prevale la mucca.
I primi a proteggerle furono i Sikh del Punjab a partire dalla seconda metà dell’ottocento.
Gli ultimi, in ordine di tempo, sono degli importanti funzionari della Regione Sicilia, come ha scoperto con un pregevole servizio giornalistico l’autorevole Massimo Giletti, il cui salotto domenicale ha ormai sostituito, per l’importanza dei politici che ospita, quello di Bruno Vespa a Porta a Porta.
Gli pongo però un quesito.
Le sorelle Napoli non sono le uniche che subiscono, nel loro latifondo, periodiche invasioni di queste vacche sacre che la Regione si rifiuta di abbattere.
Proprio ieri mia cugina Eloisa Princiotta mi ha raccontato che anche le sue terre, non distanti da quelle delle sorelle, vengono periodicamente invase dalle stesse vacche.
Se dovessi usare i sillogismi di Giletti potrei affermare che è un chiaro segnale di insulto alla legalità, visto che lo zio di mia cugina, parmense di nascita ma mezzojusaro di adozione, era il Generale Carlo Casarico.
È morto pochi mesi fa, quasi centenario, ed aveva un pedigree impeccabile, compresa la prigionia in Germania cui si sottopose volontariamente pur di non giurare fedeltà ai tedeschi nell’isola di Rodi.
Lui però era una persona perbene, tanto che, quando era Comandante dei Carabinieri di tutta la Sicilia e fu incendiata una sua casa di campagna in contrada Nocilla di Mezzojuso, rifiutò di cavalcare, e materialmente impedi’ che i carabinieri del luogo avallassero, la tesi che si fosse trattato di un attentato anarchico.
Sapeva bene che tutto nasceva da liti fra adolescenti che si contendevano il privilegio di corteggiare una delle sue figlie, allora bellissima fanciulla, ed oggi affascinante cinquantacinquenne che vive a Genova.
Infine un altro appunto a Giletti, che cita sempre, ma come vuole lui, il mio intervento ad una conferenza stampa tenuta dal Sindaco Giardina a Palermo, e ripresa integralmente da Danilo Lupo.
Quando ebbi in mano l’ informativa del colonnello Obinu, e mai mi sarei permesso di provare ad andarla a cercare negli archivi dell’Arma, donde, pur chiamandomi correttamente generale, mi avrebbero cacciato a calci, io osservai che era la risposta ad una richiesta del magistrato circa chi fossero gli intestatari dei numeri di telefono fissi di Mezzojuso che risultavano chiamati da uno dei favoreggiatori di Provenzano, identificati all’epoca della sua mancata cattura a Mezzojuso del ’95.
Per tre volte risultava chiamato il numero di telefono fisso di Salvatore Napoli, il padre delle sorelle. Solo quello dissi, e sfido Giletti a mandare in onda integralmente il mio intervento, invece che la sua fantasiosa interpretazione che menzogneramente propala a tutti gli italiani.
Per ultimo una nota di profondo disprezzo a Pierangelo Buttafuoco per la sua esaltazione di quel farabutto del prefetto Cesare Mori.
Da un siciliano, e per giunta che passa per uomo di gran cultura, proprio non me lo sarei aspettato! Una vergogna seconda solo a quella di Claudio Fava, che continua a tenere segretati gli atti del caso Napoli.

Quali misteriose verità ci tacciono?

 

 

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