Nicolo Gebbia

Trinculo a Mezzojuso

Non si allarmino le mie amiche più strette del paese, Lorena ed Antonella: Trinculo non è un’espressione escatologica come quella per cui sarò processato, ma un giullare shakespeariano personaggio de “La Tempesta”, l’ultima delle opere sicuramente attribuibili al messinese Guglielmo Crollalanza, che fece fortuna in Inghilterra col nome di William Shakespeare.La location de “La Tempesta “, come i due terzi delle altre opere di quel Sommo, è in Italia. La nave che dopo dodici anni di esilio riporta il Duca di Milano con sua figlia Miranda da Cartagine a Napoli, naufraga a causa di una tempesta proprio in Sicilia.Il resto, se volete, lo leggerete altrove. Il giullare shakespeariano non manca mai in tutte le sue opere, e forse ricorderete Mercuzio di “Romeo e Giulietta”.
Egli è normalmente un figlio del popolo che usa la sua facilità di parola per instillare dubbi e riflessioni nella mente di personaggi di alta estrazione sociale.
Nel nostro caso bisogna invertire i termini, ma il risultato è lo stesso.
Ci sono anche fools (giullari) ai quali Shakespeare attribuisce un effetto chiave sulle sorti della storia, ed io presuntuosamente spero di entrare a far parte di costoro rendendomi determinante per l’happy-end nell’opera, che ormai non esito a definire shakespeariana, “The Napoli Sisters”. Ma probabilmente rubo la scena a Francesco Carbone, il quale, seppur inconsapevolmente, interpreta il ruolo del fool molto meglio di me.
Nel frattempo però, accontentatevi di quelle quattro risate che riesco a strapparvi io, quando siete riusciti a leggere i miei pezzi fino in fondo.
Ora vi prego di assupparvi ( = sorbirvi) la seconda parte dell’articolo che oggi firma Roberto Scarpinato su quel foglio cripto-mafioso (secondo la prefettessa di Palermo) che si chiama Il Fatto Quotidiano.
“Si ha quasi la sensazione di uno stato accerchiato, contemporaneamente impegnato a difendere la linea Maginot della legalità su due fronti. Da una parte il difficile e impegnativo fronte esterno del contrasto alla criminalità mafiosa, alla criminalità comune e alla illegalità di massa. Dall’altra l’insidioso fronte interno della neutralizzazione dell’attività criminale posta in essere da una pletora di soggetti che occupano postazioni strategiche all’interno del circuito istituzionale e che all’ombra discreta di ovattati uffici pubblici, di salotti bene e di logge massoniche coperte, sono dediti a strumentalizzare i ruoli ed i poteri pubblici di cui sono investiti per arricchirsi depredando le risorse pubbliche e contribuendo così a perpetuare e aggravare il sottosviluppo.
Se l’illegalità dei piani bassi della piramide sociale è alimentata dalla crisi economica, il proliferare di quella dei piani alti è stata invece sin qui alimentata dalla stratificazione di una legislazione che nel tempo e in vari modi ha abbattuto ai minimi termini il rischio e il costo penale per i reati dei colletti bianchi, come dimostra il fatto che solo lo 0,3% dei detenuti appartiene a tale categoria sociale. La recente approvazione della legge “Spazzacorrotti” e la riforma del regime della prescrizione segnano una inversione di tendenza che non si sa ancora se destinata a stabilizzarsi o ad essere ridimensionata tenuto conto che su tali temi è in corso da mesi uno scontro politico ad altissima intensità che mette a rischio la stessa tenuta del governo nazionale .Un telegrafico elenco della tipologia dei soggetti incriminati e di quelli tratti in arresto per tale tipologia di reati: deputati nazionali e regionali, sottosegretari di stato, dirigenti ministeriali, dirigenti di assessorati regionali, dirigenti Genio Civile, dirigenti Anas,direttori Uffici tributari, dirigenti Sanitari, ex rettori universitari e persino vescovi accusati di essersi impossessati dell’8 per mille Si registra una crescita del 29% dei reati di corruzione, del 32 dei reati di peculato, del 32 dei reati di malversazione a danno dello Stato e di indebita percezione dei contributi . Dall’ultimo rapporto Istat sulla Sicilia emerge che il 51,4% degli abitanti crede che ribellarsi alle tangenti sia pericoloso, mentre il 33,8 crede che sia inutile. Perciò la maggior parte dei reati contro la P.A. emerge solo a seguito di autonoma attività di indagine svolta dalle forze di Polizia e dalla magistratura, come per i reati di mafia.
Possono i processi penali supplire alla mancanza di etica collettiva e di senso dello Stato di settori portanti di classi dirigenti incapaci di autoregolarsi e corresponsabili esse stesse del progressivo degrado economico e sociale di una Sicilia che dopo 70 anni di storia repubblicana è tornata al punto di partenza divenendo la regione più povera del Paese? “
Nella parte che ho omesso, il Procuratore Generale di Palermo, se mi è consentita l’estrema sintesi, constata che i mafiosi di Cosa Nostra sono proprio ridotti a malpartito in Sicilia, e la protezione che impongono ai pochi che non hanno ancora abbassato le saracinesche, sono costretti a coniugarla con la fornitura di servizi come lo smaltimento dei rifiuti ( non solo quelli tossici) o le false fatturazioni IVA.
Volendo essere volgari, si potrebbe dire che, al picciotto che è venuto a riscuotere il pizzo , il negoziante mette in mano il secchio delle immondizie ed infila una scopa in quel posto, dicendogli: ” Quando esce, visto che c’è, dia anche una scopata al marciapiede, come pretende Leoluca Orlando”.Se invece volessi fare analoga sintesi della parte che ho trascritto integralmente, dovrei azzardare che Scarpinato, con verecondia ed usando parole eleganti, ci voglia dire che i delinquenti più pericolosi e quelli ai quali maggiormente è da ascrivere la rinnovata estrema povertà dell’isola sono proprio i colletti bianchi che piegano la legislazione antimafia al conseguimento del loro tornaconto personale.È qui che vi introduco una notizia che sicuramente in Sicilia è sfuggita ai più: c’è un signore, ottantenne, tale Artale, che da otto anni, dopo aver pubblicato un libro
come “Le Dannate ” di Massimo Giletti, va in giro per tutti i comuni e le scuole del centro-nord, illustrandolo e narrando la sua esperienza di ebreo deportato ad Auschwitz. Si è scoperto che è tutto inventato e che egli è un furbo cristiano calabrese, il quale con i proventi delle sue menzogne ha aperto una ditta di certificazioni comunitarie che oggi , alla luce delle falsità inerenti al suo passato, valgono meno della carta su cui sono state stampate.
Lui però non si da per vinto e continua a sostenere di essere uno scampato da Auschwitz. Cosa ci sarebbe di meglio – suggerisco alle proconsolesse della prefettessa – che invitarlo a Mezzojuso perché Salvatore Battaglia gli dia qualche lezione privata utile ad i suoi scopi?

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