Nicolo Gebbia

Suggestioni

Ieri si è avuta notizia del suicidio di Ari Behn, uno scrittore di 47 anni, noto anche per essere il marito divorziato della principessa Marta Luisa, figlia primogenita del re norvegese Harald V.
Era mentalmente disturbato, e ne aveva ampiamente parlato nel suo ultimo libro dal titolo “Inferno”.
Nel 2017 si era unito al coro delle persone che avevano accusato l’attore due volte premio Oscar Kevin Spacey di presunti abusi e molestie sessuali.
Lo scandalo ha un nome suggestivo, Me Too, cioè Anche Io.
Il suicida, in particolare, sosteneva che ad un banchetto l’attore l’avesse toccato sotto il tavolo in modo inappropriato, dopo un concerto in onore del premio Nobel per la pace.
Lo avrebbe anche invitato ad uscire con lui in terrazza ed Ari, imbarazzato, avrebbe risposto: “Magari più tardi”.
L’attore ha sempre negato gli abusi sessuali ed ora non è più incriminato, dopo che a luglio sono state archiviate due denunce nei suoi confronti e l’accusatore di un terzo processo è morto.
Di recente ho rivisto le puntate clou della soap opera “The Napoli Sisters”, trasmessa da “Telegiletti”.
Qualche anno fa ho conosciuto un aristocratico veneziano il quale mi raccontò che Rock Hudson, nel corso delle riprese di Addio alle Armi, durante una cena svoltasi a Vittorio Veneto gli aveva fatto piedino sotto il tavolo.
Quando portai a cena Francesca Ronchin al ristorante L’Incontro di Treviso ed il suo operatore alla telecamera si alzò per andare a pagare il conto, in quanto avevano avuto ordine che non potevano essere miei ospiti, prima che tornasse con la coda fra le gambe perché il ristorante non era in grado di emettere la fattura elettronica che era pretesa dalla stitica amministrazione di Telegiletti, nei pochi minuti che rimanemmo soli, seduti l’uno di fronte all’altra, illustrandole il disprezzo che provavo per lei e per tutti i costruttori di false notizie, dissi testualmente: “Se lei, uscendo di qui, mi denunziasse, affermando che ho allungato un piede e gliel’ho infilato fra le gambe, io passerei i prossimi cinque anni con la fama di molestatore prima di ottenere giustizia, e, per giunta, senza averne certezza.
Telegiletti, oltre che degradarmi arbitrariamente a colonnello, mi ha anche messo alla berlina perché, dopo essere stato nominato assessore, ho scritto su Facebook che cercavo una fidanzata di Mezzojuso.
In effetti se ne proposero due, ma, messe una sopra l’altra, arrivavano a stento alla statura della mia donna ideale.Sono simpaticissime, e siamo rimasti ottimi amici, ma la bionda, quasi albina, che avevo prescelto, non ha apprezzato le mie timide avances. Così mi è toccato restare casto, e, per giunta, devo ringraziare la Ronchin per non aver approfittato del suggerimento che le davo.
Ma il suicidio di Ari Behn, e la sua lotta con il disturbo mentali, per i parallelismi che suggerisce hanno indotto in me una funesta premonizione.
Salvatore Battaglia, visto che apparirebbe inverosimile fargli calcare nuovamente le scene con un ennesimo attentato alla sua vita da parte dei mafiosi dei pascoli, esasperato anche dal fatto che Giletti lo ha liquidato per Natale con un insignificante orologio Bulgari di modesto valore, invece che il Rolex da me suggerito, potrebbe fare harakiri lasciando una lettera in cui ne ascrive la responsabilità al guitto, colpevole di avere tentato di sedurlo.
“Temete l’ira dei giusti”, scrisse su Facebook Matteo Salvini dopo la sentenza di sequestro dei beni della Lega.
Io non so se la Bibbia c’entri oppure no, però so che il mio amico Salvatore è un giusto fra gli uomini, ” una bella persona”, come lo ha definito Rita Dalla Chiesa.
Si era messo contro un’intera comunità paramafiosa che ha emarginato tre povere donne, colpevoli di voler portare avanti un’attività lavorativa che in Sicilia è prerogativa tradizionale dei maschi, ed ora che non è più utile né a Telegiletti, né al perfido Spallino e tantomeno a Salvo Palazzolo, l’inventore della soap opera, è tornato solo e disperato.
Io, però, lo sconsiglio con tutte le mie forze dal compiere quel gesto estremo.
Il guitto, dopo poche lacrime di coccodrillo televisive, pur senza ammettere nulla compirebbe un disinvolto outing, e chiamerebbe in studio Cristiano Margioglio, una sua creatura, e Vladimir Luxuria, decidendo con loro se è più opportuno restare con i vestiti da maschietto od indossare un bel tubino nero, che ponga in risalto il suo seducente culetto.
Salvatore, amico mio, sursum corda, e, reduce da una full immersion televisiva in “Via col Vento”, ti ricordo la battuta finale di Rossella O’Hara: Dopotutto domani è un altro giorno !

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