Nicolo Gebbia

Solidarietà a Luigi Saraceni linciato da Giletti e dalla Santachè

Questa domenica 6 ottobre Giletti ha superato se stesso. Scendiletto con Salvini, blandito oltre ogni decenza nella consapevolezza che vincerà le prossime elezioni e governerà il paese per una intera legislatura (se alta massoneria e Zaia saranno d’accordo, naturalmente), il guitto ha cominciato cavalcando il cordoglio dell’intera nazione per l’uccisione dei due poliziotti dentro la questura di Trieste, scagliandosi subito contro un cuoco che invece di parlare dei suoi piatti ha inopportunamente confessato che si sente poco tutelato da agenti mal addestrati. Lo chef, intelligentemente, dopo la cappellata fatta da lui e ingigantita da tutti gli opportunisti di regime, ha avuto la sagacia di non rispondere al telefono , sottraendosi così al linciaggio in diretta. Le polemiche contro l’Arma colpevole di aver consentito che venisse ammanettato e bendato un fermato che è complice dell’omicidio volontario di un militare, non sono state rispolverate per sottolineare , con il senno del dopo Trieste, l’opportunità di tali misure. C’è stato poi il solito teatrino antisiciliano, questa volta alimentato da una quinta colonna come Nunzia Di Girolamo, che ingenuamente Micciche’ ha ricevuto, rilasciandole delle dichiarazioni che sono state montate ed interpretate ad arte, consentendo al guitto di indignarsi perché definito “falso”. Le parole di Micciche’ mi hanno riportato alla memoria tutti i servizi delle riviste di Cairo circa le avventure amorose di Giletti con la presunta fidanzata di turno. E la presenza in studio di Cecchi Paone , nonché gli assist forniti al guitto dall’ex presidente Crocetta, in collegamento dal lezioso salotto di casa sua, hanno rimarcato ancora una volta la potenza della lobby gay nella manipolazione dell’opinione pubblica. Il povero imprenditore marsalese Ombra ha avuto il coraggio di accettare l’invito in studio, e si è sottoposto al dileggio di tal Brambilla, che il guitto ha definito sofisticato intellettuale, il quale la scorsa puntata ha accennato alla diversità antropologica fra la razza italica e quella siciliana, e ieri sera, quando ha cominciato a cavalcare la stessa eresia, dopo l’inviperimento della Di Girolamo, ha ripiegato sulla sagacia degli imprenditori polentoni contrapposta all’ottusità dei terroni. Il povero Ombra ha poi contrapposto la tempestività delle ricostruzioni genovesi con i tempi biblici dell’ANAS siciliana. E lì il guitto è uscito al naturale, indignandosi con chi aveva osato paragonare Trapani a Genova. Ombra non ha potuto rispondergli che prima dell’Unita’ tutto il Regno delle Due Sicilie era imprenditorialmente molto più dinamico del Regno Sardo, e che la dominazione coloniale sabauda , il regime daziario da essa imposto al sud, insieme con la leva triennale obbligatoria, la proibizione della piantumazione dei gelsi per tutelare i setaioli comaschi e centomila altre vessazioni del genere, tutto ciò è imprescindibile per spiegare l’arretratezza attuale. Caro Ombra, la ricordo bambino, quando frequentavo suo padre, che aveva di fianco alla caserma la sua impresa di assemblaggio di gruppi elettrogeni, giunta al successo grazie alle ricche commesse militari. Il Capitano Ombra aveva un caratteraccio, e lui Giletti lo avrebbe mandato a quel paese, altro che accettare il suo invito in studio. Questa è l’unica strategia pagante, lasciarli soli in studio a recitare la loro soap opera. Mangiafuoco, mussulmano opportunista che ha avuto il coraggio di definire il maresciallo Bellodi di Mezzojuso come ‘soldato coraggioso e raffinato intellettuale’, ha detto una cosa giusta, sottolineando la sagacia di Musumeci, che ha saputo sottrarsi alle blandizie del guitto, lasciando solo quell’ingenuo di Micciche’ a difendere l’isola ed i siciliani. Quando accadrà che Allah appaia in sogno a Giafar Al Siqilli ( nome scelto da Pierangelo dopo la conversione), per sottolineargli l’empietà delle sue inopportune comparsate televisive ? Ma l’acme dell’empietà doveva ancora arrivare ed ha visto letteralmente crocifisso un uomo per bene , agnello fra i lupi. L’ottantaduenne avvocato calabrese Luigi Saraceni, tra i fondatori di Magistratura Democratica quando era magistrato, già parlamentare dei democratici di sinistra, figlio di un famoso antifascista e nipote di un altro parlamentare grande meridionalista, ha il difetto di avere assunto personalmente la difesa della figlia Federica, attivista delle Nuove Brigate Rosse, coinvolta nell’omicidio D’Antone, codannata in primo grado a quattro anni per favoreggiamento ed infine , in appello e Cassazione, a 20 anni per concorso in quell’omicidio di cui si è sempre proclamata innocente. La Costituzione dice che la pena deve servire alla rieducazione del condannato e non è né vendetta e neppure irrogata per la soddisfazione della famiglia della vittima ma solo in nome della Repubblica. Quali le colpe di Federica per Giletti e per la signora Daniela Garnero ( Santanche’ è un grazioso regalo di divorzio dell’illustre primo marito)? È colpevole di avere ottenuto tutti i benefici che la legge Gozzini prevede per i detenuti dal comportamento irresprensibile ed addirittura di avere diritto al reddito di cittadinanza, lei che tanti anni fa sottoscrisse una dichiarazione di solidarietà nei confronti di Mario Galesi, uno dei capi delle Nuove Brigate Rosse. Perché non ha chiesto perdono alla vedova D’Antona? Perché si è sempre dichiarata innocente del suo omicidio, cerca di replicare il padre, ma non ci riesce, perché il guitto e la Galesi, come facevano le Guardie Rosse dì Mao, replicano che l’ammissione di colpa è conditio sine qua non della riabilitazione. Una pagina di inciviltà giuridica e di televisione spazzatura da dimenticare! Avvocato Saraceni, le sono vicino e mi rammarico che non abbia avuto la sagacia di restare a casa. Solo lasciandoli soli , personaggi come Giletti e la Di Girolamo smetteranno di affliggerci.
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