Nicolo Gebbia

La solidarietà di Aisha Gheddafi

Sono un ingenuo neofita dei social media e prima del 10 dicembre avevo solo 25 amici su facebook. Dall’ “incidente” Sorelle Napoli, da quando cioè come il bambino di quella favola ho rivelato che il re è nudo, i miei amici sono diventati già quasi 1.300.

Chi sono?

Per la maggior parte abitanti di Mezzojuso, i quali lo sapevano da sempre della nudità di quel re, e mi vogliono esprimere solidarietà perché ho avuto il coraggio che a loro era mancato. Il coraggio è quello che si dimostra in azioni consapevolmente rischiose, ed io a Roma, in quell’aula di tribunale, quando riferii la confidenza fattami dal metropolita di Sarajevo, nulla sapevo del fatto che stavo esponendo il petto al fuoco nemico. Però oggi che a Mezzojuso sono diventato l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione, del mio coraggio non dubito più neanche io. Chi me lo faceva fare? Il gettone di presenza? Mi pare di avere capito che si tratta di 18 euro per seduta, in media 36 euro al mese. La gloria? Evidentemente no, mi sto consapevolmente immolando per far recuperare al paese dei miei avi l’onore ingiustamente smarrito.

Oggi però nella mia posta ho trovato una manifestazione di solidarietà che proprio non mi aspettavo: l’avvocato Aisha Gheddafi, una bellissima quarantaduenne figlia del Colonnello, che mi aveva offerto amicizia una settimana fa, dichiara di essermi vicina in questo momento in cui sono sottoposto alla gogna mediatica di monsieur Gilettì.

Lei, che ha fatto parte anche del collegio di difesa di Saddam Hussein, deve avere letto qualcuno dei miei tanti articoli pubblicati su questo sito così ospitale, relativi alle storiche manifestazioni della protervia francese. Quella stessa che condusse gli agenti dello SDCE (il Deuxième Bureau di Mata Hari) ad assassinare suo padre con la brutalità che tutti abbiamo visto: sbattuto sul cassone di un pick up, e trattenuto per le braccia da due di loro, mentre il terzo offriva ad un ragazzetto imberbe la pistola automatica con cui quest’ultimo lo freddò. Una messa in scena mediatica raffinatissima, degna di quelle di monsieur Gilettì, il quale (previo adeguato cachet) avrebbe anche potuto intervistare il non imputabile ragazzino, che piagnucolando, avrebbe raccontato come il dittatore gli aveva sterminato l’intera famiglia. Riscontri?

Monsieur Gilettì li avrebbe chiesti ai carabinieri di Mezzojuso, e certamente gli sarebbero stati forniti. Un piccolo cenno al grado del dittatore libico, maggiore al momento della rivoluzione, tenente colonnello quando essa finì, colonnello quando assunse i pieni poteri. Mai autopromossosi generale, perché ben consapevole che i colpi di stato militari, ed i regimi autoritari, sono i colonnelli a farli ed a guidarli. Almeno questa è la tradizione del bacino mediterraneo, dove i colonnelli più famosi furono quelli greci che governarono fra il 1967 e il 1974. Su Facebook ho scelto il grado di brigadiere generale che il ministero della difesa mi ha conferito quando sono andato in pensione proprio perché nel mio subconscio, fascistofobico, esso non è associato a nulla di poco democratico. Ma Salvatore Battaglia incombe, e durante la settimana di riflessione che si è concesso monsieur Gilettì, imperversa sui giornali di regime, quasi che il mio grado, più o meno meritato, sia la riprova o la smentita di quello che fu (o non fu) in vita il padre delle sorelle Napoli. Purtroppo oggi ho scoperto che il grado militare cui ero più affezionato, quello di caporale, per esservi stato onorariamente inserito nel secondo battaglione della brigata Gurka di Sua Maestà Britannica, ha i suoi difetti: infatti Benito Mussolini ed Adolf Hitler erano entrambi caporali d’onore della Milizia Fascista. Cosa mi resta ? Dottore ? Per quanto io, diversamente da Nando Dalla Chiesa, non abbia difficoltà ad esibire a chiunque la mia tesi di laurea, conservata presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Roma Tor Vergata, il termine mi è sempre stato antipatico, ed è inflazionato visto che in Italia dottore lo siamo tutti, compresi Giletti, Rita Dalla Chiesa e, ne sono certo, anche Nunzia De Girolamo. Per quest’ultima suggerisco a Giletti, visto che non ha problemi di budget di fare un piccolo sforzo: A Mezojuso è stata già troppe volte, perché non sostituirla con Mara Carfagna? Bella com’è, nella nostra ingenuità siamo convinti che potrebbe dire solo la verità.