Nicolo Gebbia

Si vis pacem

In questi giorni celebriamo i settant’anni della NATO e assistiamo alle dichiarazioni altisonanti provenienti da tante parti, ma soprattutto dagli Stati Uniti, di come questa alleanza ci abbia consentito settant’anni di pace ininterrotta.
In realtà, come molto più lucidamente di me fa osservare oggi Massimo Fini sul Fatto Quotidiano, gli unici interessi reali che l’alleanza continua a tutelare sono quelli statunitensi.
Non c’è motivo che noi italiani si tema un attacco militare da parte della Russia o della Cina, con le quali potremmo intrattenere rapporti commerciali molto più vantaggiosi se lo facessimo da una posizione di assoluta neutralità.
Ci sono due paesi, nella storia d’Europa, che si sono risparmiati le guerre, a partire da quelle napoleoniche ad arrivare fino ad oggi, grazie ad una neutralità pesantemente armata, la Svezia e la Svizzera.
Se studiate qualche compendio di storia scoprirete che i primi sono stati degli imperialisti guerrafondai che con i loro eserciti hanno razziato mezza Europa, inventando, tra l’altro, la ripartizione ternaria tre plotoni=una compagnia; tre compagnie=un battaglione; tre battaglioni=un reggimento.
Una volta razziato tutto quello che potevano, si chiusero nei loro confini e, ancor oggi, godono di quelle ricchezze.
Non fatevi ingannare dal mito della Svezia come la perfetta entità statale , che tutela il cittadino dalla culla alla tomba. E’ vero, ma se non fossero così enormemente ricchi, non se lo sarebbero mai potuto permettere. Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, sono stati il grande approvvigionatore della Germania nazista. Cibi e carburante venivano dai contratti svedesi, ed anche i camion Opel- General Motors usati dai nazisti sono legati alla intermediazione svedese.
Non è un caso che Hitler, il quale mangiò in un boccone la Danimarca ed in altri due la Norvegia, mai pensò di occupare militarmente la Svezia. Non gli conveniva.
Altrettanto il Führer fece con l’altro paese neutrale, la Svizzera. Troppo importante era potere intrallazzare con i suoi banchieri.
Tornando però al passato guerriero dei due paesi neutrali per eccellenza, giova ricordare che gli svizzeri sono stati i migliori mercenari d’Europa e che la prima volta che furono sconfitti sul campo, nel 1515 a Marignano, quando intendevano annettersi tutto il Ducato di Milano, lo shock fu così grande che si ritirarono nei loro confini, e non ne sono mai più usciti issando la bandiera elvetica, ma solo per combattere a pagamento le guerre altrui.
C’è un particolare, però, che vi sfugge: non hanno mai rinunciato al servizio militare obbligatorio. I loro coscritti, dopo l’istruzione militare di base, portano a casa il fucile di ordinanza e le pallottole per utilizzarlo, che sono contenute in una scatola di metallo sigillata.
Essa si apre come una Simmenthal, ed, in caso di mobilitazioni, ognuno di loro sa già preventivamente dove si dovrà portare, con il suo armamento, per costituire piccoli reparti di guerriglieri che renderebbero impossibile la vita agli occupanti.
Il tiro di precisione col fucile è lo sport nazionale svizzero, e vi si addestrano fin dalle scuole elementari.
Mio fratello, maggiore di Cavalleria Corazzata della Riserva nell’Esercito Italiano, siccome vive in Svizzera ed ha anche la cittadinanza di quel paese, è stato chiamato a concorrere alla macchina della difesa elvetica proprio insegnando ai bambini delle elementari il tiro con il fucile di precisione.
Mi racconta che si tratta di una materia facoltativa, ma che gli unici genitori ad averla risparmiata per i loro figli, sono una coppia di italiani emigrati per sfuggire al fisco.
In casa, poi, gli svizzeri detengono la più alta percentuale di pistole e rivoltelle di tutto il mondo occidentale.
Ve lo dico perché, quando vi millantano che le periodiche stragi accadute negli Stati Uniti per mano di squilibrati, siano da ascriversi alla eccessiva facilità con cui da quelle parti si possono comprare le armi, riflettiate sul fatto che, nell’unico paese dove quegli acquisti sono ancora più facili, gli episodi accaduti negli Stati Uniti sono assolutamente sconosciuti.
In un mio precedente articolo di qualche anno fa, vi ho raccontato che il generale Dalla Chiesa era solito affermare che tutte le leggi succedutesi nel tempo in Italia per regolamentare la detenzione e l’uso delle armi comuni da sparo non sono mai riuscite a risparmiare anche una sola pistola ad un rapinatore ed hanno avuto, come effetto, solo quello di trasformare migliaia di galantuomini in pregiudicati.
Diciassette anni fa, quando mi trasferirono a Sarajevo, trasferii il possesso delle mie due rivoltelle, ed addirittura quello della mia sciabola, in capo a quella fortunata donna che mi ha sposato e che, misteriosamente, continua a volermi bene.
L’ultima novità è che ogni cinque anni deve portare in Questura, a Treviso, la certificazione di un medico specialista comprovante la sua perfetta salute mentale. Fece rilevare alla funzionaria competente che, essendo titolare della più antica farmacia del centro storico di Treviso, se impazzisse, potrebbe avvelenare migliaia di cittadini, piuttosto che eliminarli artigianalmente, uno ad uno con le sue rivoltelle.
E’ stata definita inutilmente polemica, e redarguita a mantenere, per l’avvenire, un comportamento più rispettoso dell’autorità costituita.
Quando è tornata a casa, e me lo ha raccontato, mi sono messo a ridere e le ho spiegato che proprio per quel motivo avevo ceduto a lei la proprietà delle mie armi, per evitare che qualche questurino arrogante mi facesse saltare i nervi. Io credo che se ad ogni funzionario di polizia che gestisce il settore delle armi detenute dai privati venisse rivolta la seguente domanda “Cosa preferirebbe? Catturare Matteo Messina Denaro o denunziare il Presidente della Repubblica perché si è scordato di notificare il trasferimento al Quirinale della pistola regolarmente detenuta presso la sua abitazione di via Libertà a Palermo?” sarebbe proprio quest’ultima opzione quella che sceglierebbe .
La perversa soddisfazione che ognuno di essi prova quando sequestra ad un incensurato una pistola irregolarmente detenuta mi ha sempre lasciato sconcertato.
Analogo sconcerto provo per le femmine italiane, tutte pronte a dichiarare che provano paura anche solo a guardarla una pistola, figuriamoci a toccarla! Sentimento che trasmettono anche alla prole.

I miei 25 lettori penseranno che, in un empito di energia susseguente al fatto che finalmente sto guarendo, mi sia spinto decisamente fuori tema .
Non è così. Per uscire dalla NATO e dichiararsi neutrali, senza essere subito invasi dagli svizzeri del Papa, avremmo bisogno di uno strumento militare molto più cospicuo dell’attuale, e quindi dovremmo sospendere la sospensione del servizio militare di leva obbligatorio che ci ha regalato Berlusconi e tornare all’antico.
Ve li immaginate tutti questi giovanottelli pacifisti ai quali mammina ha insegnato l’orrore per le armi richiamati in caserma ad imparare come si usa un carro armato Leopard, e poi spediti a Capo Teulada, dove verrebbe imposto loro di usarli davvero, i cannoni dei Leopard, in esercitazioni a fuoco per il cui esito la direzione di esercitazioni esprimerebbe un severo parere?
Ora sapete perché ci meritiamo di restare servi sciocchi degli americani.

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