Nicolo Gebbia

Sfida a duello

Accadde l’11 luglio 2008. Era venerdì e dovevo prendere da Fiumicino un volo Alitalia diretto a Palermo. La partenza era prevista per le 13 , ma senza spiegazioni e sottoponendoci a vessazioni varie, fummo portati sotto l’aereo dall’autobus interpista alle 15 e trenta. Ci fu però impedito di salire a bordo e dovemmo aspettare per farlo che arrivasse un furgone da cui scese un giovane che fece accomodare su due sedie a rotelle dei signori pingui ed anziani come lo sono io oggi. Li spinse verso la scaletta posteriore, dove si alzarono in piedi e salirono in aereo con le loro gambe. Solo allora ci fu consentito di prendere posto .Dopo altri 5 minuti si materializzarono Angelino Alfano, allora ministro della giustizia, e due personaggi del suo seguito. Fu più forte di me, e, richiamando l’attenzione di tutti i passeggeri, chiesi loro un bell’applauso per il ministro che ci faceva l’onore di viaggiare con noi. Fu una vera ovazione, tanto che Angelino si sentì in dovere di alzarsi a sua volta dichiarando di non avere responsabilità alcuna nel ritardo. Il suo segretario mi redarguì in malo modo, ammonendomi col dito indice della mano destra: “Lei questo non lo doveva fare !” Fu allora che presi un biglietto da visita e dopo nome e cognome vergai una bella virgola proseguendo così: …responsabile dell’applauso, è a sua disposizione per darle soddisfazione, come, dove e quando crede se la cosa le ha arrecato offesa. “ Chiuso in busta lo affidai al segretario, che promise di consegnarlo all’atterraggio. Quando Angelino lo lesse ed io gli fui indicato, prima di salire sulla limousine prefettizia, volle appartarsi con me ed esclamò con molta boria: “Con il mio incarico di governo viaggio su aerei di linea invece che disporre di  voli speciali ! Ma comunque da un colonnello dei carabinieri mi sarei aspettato maggiore compostezza, le scuse mi sembrano un po’ poco!” Io gli risposi: “ Legga meglio, non si tratta di scuse, e per oggi non ho altro da aggiungere. Sa come trovarmi!”Gli voltai le spalle e raggiunsi l’autobus interpista che aspettava solo me. Lui sali’ in macchina e subito chiamò il generale Gallitelli, allora CSM dell’Arma, chiedendogli la mia testa. Devo dire che il collega fu generoso, perché lo rabbonì spiegandogli che notoriamente sono una testa pazza, e per due volte, a Ferragosto a Cortina D’Ampezzo e per Natale a Roma, mi mise nelle condizioni di chiedere scusa ad Angelino. Io rifiutai e nella primavera successiva il ministro, rendendosi conto che il mio incarico a Venezia lo metteva nella posizione di farlo, pretese che venissi trasferito. Tornai a Treviso, dove vivevo con mia moglie dal 99, in un incarico ed una sede prestigiosi, con il tacito accordo che Alfano non sapesse mai che si era trattato di un trasferimento tutt’altro che punitivo, inimmaginabile se fossi stato io a chiederlo. Perché’ ve lo racconto? Perché il maggiore Montemagno, nuovo comandante della compagnia di Misilmeri, offeso per la mia ironia sul suo brevetto di bagnino che esibisce sull’uniforme, mi ha rimandato indietro il romanzo Accadde a Malta, che invece tanto è piaciuto all’attuale Capo di Stato Maggiore dell’Arma, generale Teo Luzi. Sulla busta avevo scritto NH , nobiluomo, quel rango testimoniato dalla fascia azzurra che ci rendeva tutti cugini acquisiti del sovrano. Io gli rivolgo lo stesse parole che usai per Alfano, tranne per il come. L’età ed un ginocchio malandato mi inibiscono la sciabola, resta solo la pistola, e Montemagno, in quanto offeso, ha diritto di sparare il primo colpo. Designi i suoi padrini, ai quali darò il nome dei miei. Spero che non finisca come con Alfano, il quale, non essendo un gentiluomo, invece di battersi mi fece perseguitare dai suoi servi.

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