Nicolo Gebbia

Sentenza Trattativa: e ora sciogliamo il ROS

Scrivo mentre in carica c’è un governo abilitato solo al disbrigo degli affari correnti e mentre non si ha idea di chi sarà il prossimo presidente del consiglio, quale sarà la composizione del suo gabinetto, e nello specifico il ministro della difesa competente sull’arma dei carabinieri.

Ma la sentenza di primo grado che condanna a 12 anni i generali Subranni e Mori, ed a 8 anni il tenente colonnello DeDonno, mai promosso colonnello, tutti ritenuti responsabili – sostanzialmente – di fellonia, imporrà al prossimo neo eletto ministro delle decisioni che non potranno attendere la pronunzia definitiva di una sentenza di cassassazione.

Intanto i tre dovrebbero essere sottoposti ad un giudizio disciplinare di stato che li retroceda a soldato semplice, con l’automatismo che ne deriva della radiazione dall’Arma, nella quale il grado iniziale è caporale (per essere chiari ogni carabiniere semplice è caporale). Se poi, il parlamento costituitosi in Corte di Giustizia, come accadde per l’ammiraglio Persano, vorrà radiarli dalle Forze Armate Italiane, resterà loro la consolazione che a Palermo la via Ammiraglio Persano ha tre recenti vicoli che potrebbero diventare ‘vicolo Mori’, vicolo Subranni e vicoletto DeDonno.

Leoluca Orlando notoriamente è di manica larga nella disinvolta toponomastica della capitale di Cosa Nostra, ed attende con ansia di poter dedicare una strada anche a suo padre, l’avvocato Salvatore Orlando Cascio, grande esperto della materia.

Dubito fortemente invece che analogo privilegio toccherà mai ad Antonino Di Matteo ed Antonio Ingroia. Ma torniamo ai ROS, inventati da Carlo Alberto Dalla Chiesa con il termine di prima sezione, con la caratteristica di agire sotto copertura e non metterci mai la faccia.

Quando comandavo il Nucleo Operativo di Milano ero io che firmavo le loro informative alla Procura di Milano. Una volta per una di esse misteriosamente si smarrì l’originale agli atti. Il dottor Borrelli mi minaccio’ di perseguire penalmente me, e non il comandante della prima sezione, Vito Damiano (si, il famoso sindaco di Trapani), che simpaticamente mi disse: ’Sono cazzi tuoi’. Io allora feci lo sciopero della firma ad oltranza e non firmai la loro corrispondenza finché, dieci giorni dopo, misteriosamente come era sparito, quell’originale tornò al suo posto.

Chiesi che da quel momento quello che mi portavano alla firma fosse contenuto nel fascicolo che lo aveva generato, e mi accorsi però che i fascicoli mi venivano portati alla firma espurgati degli atti che non si voleva io leggessi.

Fu un braccio di ferro che si concluse solo quando Bettino Craxi mi tolse il comando perché responsabile della Duomo Connection, che tanto danno aveva provocato al cognato Pillitteri, sindaco di Milano. Non ho mai desiderato militare nel ROS, perché un vero carabiniere ci mette sempre la faccia, non agisce nell’ombra come la Gestapo, simpatico nomigliolo attribuito ai ROS dal generale Sabato Palazzo pochi mesi dopo che li comandava ed usato anche dal generale Gennaro Niglio, come ho testimoniato al processo.

Niglio , colpevole di voler catturare davvero Provenzano, mori’ misteriosamente nell’uscita di strada della sua macchina di servizio ad Enna, giudicata inspiegabile dall’autista che era alla guida, promosso maresciallo non appena guarito e trasferito a fare servizio al suo paese; io fui mandato in Iraq a fare il capo di stato maggiore del contingente italiano a Bassora, in un sito settimanalmente bombardato dai miliziani sciiti.

A questi misteri va aggiunto anche quello della morte del generale Mario Sateriale, nel cui alloggio privato il generale Tavormina ha testimoniato al processo di aver conosciuto Calogero Mannino.

Un fulmine colpì il suo elicottero, eventualità che ha una probabilità su un milione di accadere. Ma torniamo a noi, che motivo ha il ROS di esistere oggi che la DIA, voluta da Giovanni Falcone , è presente ed efficiente in tutta Italia? Sciogliamolo.

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