Nicolo Gebbia

Il regalo di Natale di Giletti

Sono lusingato, Giletti mi legge!
E dopo l’articolo “Gilettate” ha pensato che Salvatore Battaglia meriti di essere liquidato con un cospicuo regalo, visto che oggi, in funzione della sua perdurante permanenza in vita, non è più utile per gli ulteriori sviluppi della soap opera The Napoli Sisters.
Danilo Lupo, quando ha ospitato Battaglia e fidanzata la scorsa estate sul bel mare di Puglia, ha scoperto che il giovanotto è un appassionato di orologi di valore, che, però, non può permettersi di acquistare.
Come Battaglia sa bene, dopo che sarò morto, se bacerà in bocca Salvatore Giardina alla presenza della mia vedova, costei gli consegnerà l’orologio più pregiato della mia collezione, un Patek Philippe Nautilus Jumbo, referenza 3700, di incalcolabile valore collezionistico.
Credevo di avere un tumore al seno (una volta su cento capita anche ai maschietti), ma ieri, dopo due mammografie e due ecografie, la rinomata senologa che mi ha visitato, lo ha escluso.
Di conseguenza, le mie aspettative di vita sono cresciute assai e l’amico Salvatore dovrà tirare il collo prima di ereditare.
Io sono cresciuto nel convincimento che il gentiluomo, oltre alla fede matrimoniale, non porta altri monili, neanche l’anello di laurea.
C’è un’unica eccezione, il suo orologio da polso, un tempo quello da taschino.
Mio nonno Nicolò ne possedeva uno d’oro, doppia cassa, marca Longines, di cui andava molto fiero. Ma pochi anni prima di morire, l’unica volta che prese l’autobus a Palermo, gli fu rubato.
Ne stava facendo una malattia, e suo figlio Giovanni, il primogenito, per consolarlo acquistò a New York, da Tiffany, un Rolex da polso d’oro massiccio, con il quadrante personalizzato.
Al posto delle ore furono incise tutte le lettere che formano il nome ed il cognome del nonno, che sono proprio dodici.
Oggi i Nicolò Gebbia siamo due, e l’orologio, giustamente, l’ha ereditato il figlio di Giovanni, anche se tutti lo hanno sempre chiamato solo Nicola.
Egli è un oncologo di grande fama internazionale, porta al polso un anonimo Swatch, ed il bell’ orologio di Tiffany lo conserva nella sua cassetta di sicurezza.
La moda imperante vuole che tutti gli uomini pubblici esibiscano oggi al polso un orologio di plastica, e, se proprio vogliono distinguersi, deve essere tutto nero, quadrante compreso, senza neanche il riferimento delle dodici ore.
Ricordo che Angelino Alfano, appena nominato ministro, mostrava a tutti il Patek Philippe Calatrava extra-large con i piccoli secondi alle ore sei d’oro bianco che, appena uscito, costava dodici milioni di lire.
Qualche anno dopo, ansioso di rifarsi un look, cominciò ad indossare falsi occhiali da vista e sostituì il Patek con lo Swatch tutto nero che ancora esibiva, qualche sera fa, alla prima della Scala.
Il mio amico Emilio Fede, cui rubarono la collezione che aveva assicurato per seicento milioni di lire, uno sproposito rispetto al reale valore, andava fiero dello Zenith rettangolare d’oro giallo regalatogli da Berlusconi, che aveva sul retro della cassa una incisione commemorativa dello scudetto vinto dal Milan.
Però gli piaceva moltissimo il Rolex ovetto d’oro rosa che mi aveva regalato una fidanzata particolarmente innamorata.
Quando, in seguito alla Duomo Connection, per il Natale del 1993 ricevetti un preavviso di trasferimento a Treviso, dove sarei stato destinato l’estate successiva, lui mi disse: “Dovranno passare sul mio cadavere!”. Gli risposi: “Facciamo una scommessa. Se ritirano il preavviso ed io resto a Milano tu vincerai il mio ovetto d’oro rosa. Se invece dovrò realmente andare a Treviso, mi regalerai lo Zenith del Milan”.
Come sapete a Treviso ci dovetti proprio andare, ed a nulla valse nemmeno la raccomandazione della fidanzata che mi aveva regalato l’ovetto, che andò anche a trovare la sorella del cardinale Martini, ma Emilio, naturalmente, lo Zenith se lo è tenuto, essendo un uomo incapace di rispettare la parola data.
Non me ne sono mai fatto un cruccio, perché era brutto e la firma di Berlusconi sulla cassa me lo rendeva ancor più indigesto.
Però, indubbiamente, avrei potuto permutarlo bene con un pezzo di mio gradimento.
Giletti, come tutti gli uomini di successo di una certa età, possiede degli orologi di valore.
Nella galleria delle foto che lo ritraggono, io ho individuato un Rolex Datejust con il quadrante color acquamarina, che indossa mentre abbraccia e bacia Padre George, il segretario particolare di Giovanni Paolo II . In un’altra foto balneare indossa un Bulgari subacqueo con il cinturino di caucciù, modello AL44TA.


Caro Salvatore, mi ha confidato l’amica Francesca Ronchin (quella che venne ad intervistarmi fino a Treviso) che è proprio il Bulgari l’orologio con cui Giletti vuole liquidarti per Natale, ora che non gli sei più utile, visto che, alla fin fine, non ti ha ammazzato nessuno. Ma tu non devi farti fregare, perché è vero che, da quell’uomo di classe che sei, consideri un po’ volgare avere al polso un Rolex, ma guarda che il Datejust color acquamarina vale circa tremila euro, mentre il Bulgari non arriva neanche a mille.
Viva Giletti il munifico, viva le sorelle Napoli, e Buon Natale a tutti.

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