Nicolo Gebbia

Profittatori di guerra

Ieri sera la ‘gentildonna austroungarica’ Lilli Gruber aveva ospiti Veltroni e Cairo. Il primo doveva pubblicizzare un libro a sua firma giunto in libreria pochi giorni fa dal titolo ‘Odiare l’odio’. Ho simpatia per lui e gli perdono questa marchetta per vendere l’invendibile. Tuttavia lo preferisco come regista, ed in quel campo ha davvero qualcosa da dire. Mi ha colpito molto l’accostamento, ed ho compreso che Valter, il più presentabile di noi vecchi, latore questa volta della constatazione, ovvia ma non diffusa, di come sia l’odio il sentimento più diffuso in Facebook, sia stato la spalla inconsapevole dell’uomo che ha deciso di scendere in campo proprio ora, per evitare che un ometto grigio ed insignificante come Conte passi alla storia come il provvidenziale statista che ci ha salvato sull’orlo del baratro, riprendendo ed amplificando il mainstream di Monti salvatore dell’economia.Tutti coloro che hanno avuto la fortuna di trovarsi in un posto di responsabilità durante il contagio, se ci fate caso, sono guidati più dalla velleità di passare alla storia che dalla coscienza di fare la cosa giusta per limitare i danni. I più patetici sono Salvini, Berlusconi e la Meloni, che cercano di convincerci essere Bertolaso l’uomo della provvidenza, chiedendo per lui i pieni poteri. Tuttavia quanto sta accadendo per necessità sanitarie richiama alla mia mente i fondamenti della società ottomana, che governò un impero esteso quanto il romano d’Oriente per tanti secoli, fronteggiando noi cristiani d’Europa senza cedere di un passo. Governava la meritocrazia, perché ai figli dei potenti era lasciata solo la libertà di godere privatamente dei beni ereditati, e la cosa pubblica veniva amministrata da funzionari reclutati fra i giannizzeri distintisi prima come soldati e poi come amministratori. La libertà religiosa era assicurata per tutti, cristiani compresi. Gli ebrei poi, dopo le persecuzioni ispaniche, trovarono sotto le bandiere del sultano quel rispetto per il loro culto che noi cattolici avevamo perseguitato con tanta ferocia. Il profitto era consentito ma non tanto incoraggiato da diventare religione esso stesso. Ed ai religiosi mussulmani era solo consentito di disciplinare le manifestazioni di culto delle masse, articolate sulle cinque preghiere quotidiane che ogni fedele poteva gestire in piena autonomia, come ci siamo risolti a fare noi oggi in tempi di coronavirus. L’igiene era così sviluppata che si poteva mangiare con le mani. Le donne erano solo apparentemente conculcate, perché in realtà esercitavano in famiglia un potere, legato anche alla loro anzianità, che le rendeva arbitre occulte delle decisioni più impegnative, come quelle sul futuro dei figli. Sono un musulmano di ritorno anche io, come Buttafuoco? No, io sono un inguaribile figlio dell’Occidente, quello che insegnò agli uomini che è consentito farsi beffe degli dei, ed è questo che è sempre mancato nell’impero ottomano, il senso dell’umorismo. Ma il coronavirus rischia di ottenere lo stesso risultato, ed io non ci sto, lasciatemi morire irridendo ai propugnatori della necessità di ordine e disciplina per venirne fuori. A loro chiedo: ma vale la pena venirne fuori se ci saremo trasformati in una società dove ognuno è solo libero di fare ciò che non è vietato e di andare solo nei luoghi che non gli sono preclusi ? Preferisco morire

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