Nicolo Gebbia

Cui Prodest?

Sono a Venezia ed annaspo nell’acqua più alta della storia come il topo della foto di copertina, confidando che Luca Zaia, novello Mose la divida in due e ci consenta di porci in salvo sulla terraferma, mentre lui mobilita tutte le logge del mondo per salvare con i loro poteri forti il patrimonio di opere d’arte che la città conserva, quando apprendo che in patria è accaduto un evento di ben maggiore gravità: è stata incendiata la pizzeria di Giovanni Impastato, da sempre presidio di legalità! Fortunatamente autorevolissimi rappresentanti delle istituzioni hanno subito colto la gravità dell’accaduto. Trascrivo qui di seguito le loro commendevoli parole:

– il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra: “L’incendio della pizzeria Impastato è un segnale pesante e terribile . Esprimo la mia vicinanza e solidarietà ma anche la mia preoccupazione. Sono segnali che non devono essere assolutamente sottovalutati. C’è puntualmente nel nostro Paese un rigurgito di segnali mafiosi che attraversano ogni territorio. Sono crimini spia di una mafia che giorno dopo giorno viene messa all’angolo dalle forze dell’ordine, dalla magistratura e dai cittadini che costruiscono comunità libere da questa violenza. Il nome Impastato è per noi segno di forza e coraggio, di coerenza e di speranza e per questo ci stringiamo più forti a Giovanni”;

– la presidente della commissione Giustizia della Camera, Francesca Businarolo: “Per la seconda volta la pizzeria di Giovanni Impastato è stata oggetto di un atto violenza, gli esprimo forte solidarietà. L’incendio doloso poteva essere di proporzioni ben più gravi, da quel che si apprende, ma in ogni caso, al di là dei danni materiali, si tratta di un segnale orribile dell’incombenza di poteri criminali che sfidano realtà significative e libere come quella di Giovanni Impastato”;

– la rete di Libera : “A Giovanni e alla sua famiglia la vicinanza e la corresponsabilità dell’intera rete di Libera. Una vicinanza non solo a parole ma nella concretezza dei fatti. Con Giovanni e la sua famiglia, nostri compagni di viaggio, siamo schierati dalla stessa parte, quella della giustizia sociale e dell’impegno per rendere il paese libero dal giogo criminale”;

– i componenti del Movimento 5 Stelle della commissione parlamentare d’inchiesta Antimafia: “Ancora un atto vile e preoccupante ai danni di luoghi e persone che rappresentano la lotta alle mafie. Per fortuna l’intervento dei vigili del fuoco è riuscito a scongiurare danni irreparabili. Tutto questo è inaccettabile e l’escalation di atti intimidatori nei confronti della società civile che lotta ogni giorno per un Paese migliore e libero dalle mafie, non possono essere ignorati. Nell’esprimere la nostra solidarietà e vicinanza a Giovanni Impastato e alla sua famiglia, ribadiamo ancora più forte che il nostro impegno nel contrastare ogni tipo di mafia non si arresterà”;

– Stefano Vaccari, della Segreteria nazionale del Partito democratico: “Non è la prima volta che accade, siamo al secondo atto intimidatorio che vuol colpire un simbolo dell’antimafia come è la famiglia Impastato. Conosco Giovanni, il suo coraggio e la sua determinazione ed è per questo motivo che sono certo andrà avanti, senza paura, col suo lavoro e la sua testimonianza quotidiana .Voglio dire a lui ma soprattutto a chi ha incendiato la sua pizzeria, che tutto il Partito democratico lo sostiene perché su questi temi siamo in prima linea, al fianco di Giovanni e di tutti coloro che combattono la mafia al sud come al nord del Paese”;

– il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha espresso “solidarietà e vicinanza” a Giovanni Impastato ed, al contempo, lo ha invitato “a non demordere, impedendo così che possa prevalere la legge ferina dei parassiti e dei prepotenti” ed ha espresso “fiducia che si possano individuare e sanzionare gli autori di questo ignobile gesto”.

Non voglio trascurare il certo legame che la Cupola 3, nella sua regia unitaria di Nuova Cosa Nostra, ha ben chiaro fra l’incendio della pizzeria Impastato e quanto accaduto a Mezzojuso alle sorelle Napoli, ma ma sopratutto a Salvatore Battaglia. Così come lui è scampato alla morte che avrebbe ghermito la sua ‘bella persona ’(Rita Dalla Chiesa) se i carabinieri non si fossero accorti per tempo della manomissione al circuito frenante che equipaggia la nuovissima automobile regalatagli da Giletti dopo l’incendio di quella vecchia, altrettanto possiamo dire di Giovanni Impastato, che avrebbe raggiunto suo fratello Peppino nel Walhalla dove riposano gli eroi della guerra alla mafia se l’incendio avesse raggiunto le bombole della birra sotto pressione.

Il passante che ha tempestivamente avvisato i pompieri, probabilmente un continentale, ha reso un grande servigio all’umanità ed andrebbe premiato con una medaglia al valore civile. Gli investigatori certamente stanno battendo la pista dei parenti statunitensi degli Impastato, proprietari del sito su cui è stata costruita la pizzeria. Se essa fosse andata completamente distrutta, al suo posto sarebbe sorto un palazzo di civile abitazione a sei piani, in paese lo sanno tutti. Concludo con un invito alla figlia di Giovanni, che su Facebook continua a scambiarsi messaggi affettuosi con la ricchissima figlia naturale statunitense di don Tano, additato da tutti come il responsabile della morte di suo zio Peppino, anche se tecnicamente è morto innocente, visto che aveva appellato la sentenza di condanna di primo grado e se ne è andato prima che fosse celebrato l’appello: sei sicura di voler riallacciare i rapporti ? È vero che il perdono è una virtù commendevole, ma, per concludere nella stessa lingua del titolo, ‘est modus in rebus.’

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