Nicolo Gebbia

La patente di Pirandello

La patente è un racconto di Pirandello pubblicato per primo sul Corriere della Sera nel 1919, quando il giornale non era ancora di proprietà di Cairo. Lo riassumo per i più giovani dei miei 25 lettori: l’impiegato di un banco lotto, con fama di iettatore, chiede al magistrato di ottenere patente scritta delle sue capacità, cosicché esibendola potrà lucrarci sopra con il prossimo, minacciandogli certa malasorte se non opportunamente blandito. Perché
mi è tornato alla memoria? È stato dopo avere letto le perfidie di Spallino sul Giornale di Sicilia, il quale, oltre a notificarmi a mezzo stampa un’ennesima querela presentata contro di me da Salvatore Battaglia, ha informato tutti noi che il maresciallo Bellodi, accogliendo lui prima di Manfredi Borsellino il mio invito a vegliare sull’incolumità del giovane, ha appurato che qualcuno aveva sabotato i freni dell’auto regalatagli da Cairo per sostituire quella bruciata dagli ignobili mafiosi appartenenti alla cosca dei pascoli, la stessa che non vede l’ora di impadronirsi del feudo Napoli.

Dopo i ripetuti danneggiamenti dei primi di settembre alla recinzione della proprietà, realizzata peraltro dai confinanti, e dopo il maglione abbandonato ad arte su di essa per lasciare intendere una volontà di crocefissione ( lo dice su Repubblica il semiologo Palazzolo, già noto per essere l’unico che ha saputo comprendere fino in fondo il significato allegorico del saluto fatto ad un compaesano in odore di alta mafia), ecco finalmente la “pistola fumante”.

Sono lieto di avere salvato la vita di Salvatore, perché se non fosse andato in caserma a denunciarmi, uscendo dal paese, in fondo a quella ripidissima discesa che già anni fa’ stava costando la vita all’onorevole Lumia quando al suo passaggio fu disseminata di chiodi a tre punte, il poveretto avrebbe vanamente premuto il pedale dei freni, e si sarebbe schiantato nel dirupo sottostante. È la stessa cosa che successe il 26 aprile 2004 sotto Enna all’auto di servizio del generale Gennaro Niglio, comandante dei carabinieri di Sicilia seriamente intenzionato a catturare Provenzano, ed invece morto dopo un’atroce agonia.

L’appuntato che era alla guida si salvò miracolosamente, chiudendosi da allora in un mutismo assoluto, dopo essere stato trasferito a prestare servizio al suo paese. Per Niglio non ci furono indagini e nemmeno i resti dell’automobile furono preservati eppure oggi, solo 15 anni dopo, i progressi delle indagini scientifiche sono stati enormi. So che Salvatore Giardina, come già aveva fatto mesi fa, vorrebbe essere ricevuto dal Questore per chiedere che Battaglia goda di idonea scorta e protezione. So anche che il Questore non riesce più a trovare il tempo di incontrarlo. Invito il sindaco, arrivati a questo punto, nel poco tempo che gli resta prima che il comune venga commissariato, a mettere per iscritto a Prefettessa e Questore la sua richiesta.

Circa l’articolo di Spallino e l’enorme spazio che esso ha avuto sul Giornale di Sicilia, è in un lutto che ha scosso la città di Messina lo scorso 16 agosto, che ne troveremo spiegazione. Quel giorno è morto il padrone del giornale, Giovanni Morgante, ed è da allora che in tutte le logge messinesi si mormora che il figlio Lino stia per vendere la testata a Cairo. Circa la pervasività delle logge massoniche messinesi, vi rimando al servizio di Salvo Palazzolo su Repubblica. Citando l’imprenditore Biagio Grasso, il Buscetta dello Stretto, gli fa dire:”La città è gestita al cento per cento dalla massoneria. A Messina è una forza micidiale. È gestita a tre livelli. C’è un livello super alto, dove chiaramente non ha accesso quasi nessuno…………” Conclude Palazzolo: “ ed ecco che il filo della fratellanza massonica conduce da Messina a Palermo.” Aggiungo io che essa va molto più in là, ed è così che l’inconsapevole esecutore, il povero Spallino, prestando la sua penna alla bisogna, alimenta il filo rosso di quel teatro dell’assurdo che domenica 22 riprenderà le sue recite, funzionale alla prossima discesa in campo di Cairo, il Berlusconi di questo nuovo secolo.

La patente da cui sono partito? Quella che ogni mezzojusaro potrà chiedere al commissario prefettizio che sostituirà il sindaco Giardina. Esibendola in giro per l’Italia egli incuterà nel suo prossimo timore e rispetto , non disgiunto dal retro pensiero: “ È di Mezzojuso, meglio trattarlo bene, non si sa mai” Dall’ombelico del mondo il vostro querelato speciale Nicolò Sergio Gebbia

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