Nicolo Gebbia

Palermo: L’importanza di chiamarsi Orlando

Leoluca Orlando sindaco di Palermo per la quinta volta. A cosa deve il successo elettorale fin qui riscosso. L’’importanza di chiamarsi Orlando a Palermo 

Chiamarsi Orlando, vivere a Palermo e possedere indubbie qualità empatiche non possono che essere fattori determinanti nella vita di un uomo che ha aspirato ad avere un ruolo di primo piano nel planetario politico, ed ecco così spiegati gli oltre 40 anni di successo della vita politica di Leoluca Orlando.

Ma il merito di questa sorta di monopolio carismatico (che ha avuto anche qualche periodo di defiance, ma pur sempre definibile come un duraturo idillio) va anche ai palermitani che per ragioni di varia natura (ahimè spesso inspiegabili) hanno comunque deciso di eleggerlo loro eroe, abdicando perfino alle minime aspettative che da un buon governo legittimamente ci si aspetta.

Innanzitutto va ricordato che il solo nome Orlando suscita in questi affezionati cittadini immagini positive legate alla tradizione locale dell’opera dei pupi: Orlando il grande paladino di Carlo Magno, l’eroe senza macchia e senza tema che personifica il bene che lotta contro il male, con il beneplacito anche di internet, ché appena cominci a digitare le prime lettere del magico nome ti appaiano accanto le immagini sia del paladino che del Leoluca palermitano.

Convinti assertori delle capacità amministrative di Orlando, i palermitani hanno presto metabolizzato i suoi tentativi di distrazione, quando ha tentato la scalata al governatorato della Sicilia e quando insieme a Di Pietro aspirava a quella visibilità più ampia che il posto al parlamento europeo (assicurato dai voti palermitani) non aveva potuto soddisfare.

La breve militanza con IDV non è casuale ma studiata a tavolino per fare leva sulla aspirazione alla legalità, passepartout vincente, che però assume spesso i connotati di una scatola vuota quando non è accompagnata da atti concreti. E’ questa la grande accusa mossa ad Orlando da Giovanni Falcone, a sua volta accusato da Orlando di tenere nei cassetti le indagini scomode. Falcone, dunque, invitò il sindaco a fornire le informazioni che lo portavano a quelle affermazioni e a fare nomi e cognomi, che Orlando si guardò bene dal fare. Anche con Leonardo Sciascia, Orlando entrò in polemica per la definizione di professionista dell’antimafia rivoltagli insieme ad altri in un articolo, ma anche questa volta senza citare fatti concreti in suo favore.

Se poi si domanda ai palermitani che lo hanno votato in occasione di queste ultime elezioni, pochi (circa il 25% degli aventi diritto), decisamente pochi rispetto all’exploit che ha contraddistinto precedenti votazioni, le risposte oscillano da un “sa parlare bene in italiano e non mi fa vergognare” al “non c’era chi altri votare”. Esiste -in verità- anche una sostanziosa percentuale che ha disertato il voto perché riteneva anche Orlando invotabile, ma di fatto, non volendosene assumere la diretta responsabilità, contava sugli altri per la sua rielezione.

Orlando piace, appartiene alla buona borghesia palermitana, ha una certa visibilità, sa parlare in italiano…..  ma cosa abbia realmente fatto in questi anni, a parte promuovere la sua immagine (qualcuno lo ha chiamato Leolook) per la città non è chiaro.

Ha fatto tante assunzioni nei vari periodi dei suoi mandati, di fatto mettendo in ginocchio il bilancio per far fronte al pagamento di tanti stipendi. Il colmo è stato assumere circa 1.000 tra funzionari di concetto e dirigenti per gestire 800 operai stabilizzati. Tutti hanno visto le “squadre” che lavorano per i piccoli lavori di manutenzione ordinaria……

E per avere un bilancio snello e operativo si è dovuto allontanare il titolare della Ragioneria Generale, laureato ed esperto in materia, per sostituirlo con un avvocato, che però può sempre contare nell’appoggio di un marito magistrato della Corte dei Conti. E comunque, per i casi più difficili si può sempre ricorrere al Bancomat dell’Amministrazione, una delle aziende municipalizzate che risolve opportunamente tutte le questioni di comoda liquidità. Qualcuno pensa che l’ex ingegnere capo non abbia più avuto l’appoggio del sindaco per avere rifiutato di liquidare una sontuosa parcella in favore di tale azienda.

Rimasto praticamente senza dirigenti tecnici ha insediato con contratto annuale 13 funzionari che oramai operano da oltre 3 anni. Uno di questi ha dato le dimissioni volontarie pare per motivi di salute. Anche il precedente ingegnere capo ha dato le dimissioni volontarie. Chissà quali sono i veri motivi….

Perché in questa lunga chanson delle gesta epiche di Orlando sembrerebbe che oltre al ruolo di protagonista, pupo, abbia anche quello di puparo, cioè di regia di una serie di azioni che tendono più alla consolidazione del suo potere, alla gratificazione (economica) dei suoi fedelissimi, piuttosto che all’interesse della città.

Ma per volerci rifare alla tradizione dell’opera dei pupi, i ben informati sostengono che alla fine il preferito dai palermitani non sia il noioso Orlando, ma il cugino Rinaldo che pur di emergere rispetto all’ingombrante congiunto ne combina di tutti colori ottenendo perfino l’amore della bella Angelica.

Palermo, dunque, resta in attesa di Rinaldo…