Nicolo Gebbia

Operazione double-face Mai titolo fu più appropriato

Un tempo adoravo quei soprabiti che se indossati da un lato apparivano come lo spolverino di tweed di Sharlock Holmes, ma bastava rivoltarli e sembravano l’impermeabile del tenente Colombo. Questa volta ci troviamo di fronte ad un campione dell’antimafia più celebrata, quella che  agende rosse varie, vestali di Ingroia, ed in cima a tutti gli impastatissimi dell’omonimo Centro, amate trovare sul palco quando ricorrono le annuali celebrazioni dei nostri lutti ( dico nostri perché sono morti per tutti noi, il vostro monopolio è arbitrario): quell’Antonello Montante che da presidente di Confindustria Regionale aveva convinto tanti imprenditori in difficoltà a fare outing (‘sono rovinato perché devo pagare il pizzo’), per ottenere gli aiuti economici della Regione Sicilia, che ricordiamo è un organo previsto dalla Costituzione, difendendo la cui inviolabilità si legittima in eterno la sua sopravvivenza, compresa la garanzia che i debiti insoluti li paga Roma.

Concorso esterno in associazione mafiosa era l’accusa del procuratore Bertone (chapeau da parte mia a lui, all’aggiunto, ai sostituti, e la collegialità della firma è incoraggiante), ma il gip ha ravvisato solo l’ associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

I pubblici ufficiali presunti corrotti ed arrestati sono tutti miei colleghi sbirri. Il colonnello Giuseppe Mario D’agata, già comandante della compagnia carabinieri di Monreale, quella dove Cosa Nostra uccise due capitani uno dietro l’altro, Emanuele Basile e Mario D’Aleo, bravissimi ed integerrimi investigatori che nulla hanno da invidiare a Peppino Impastato, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche se completamente dimenticati da tutti i Guidotti che ho citato in esordio.

Dopo Monreale, D’Agata è andato al Sisde, credo chiamato dal generale Mori quando Berlusconi, calpestando ogni regola, prese un generale di brigata a riposo, lo promosse a Prefetto di prima classe, e lo mise a fare gli affari suoi in quel delicatissimo incarico.

Dal Sisde poi troviamo D’Agata a dirigere la DIA di Palermo, dove avrebbe commesso i reati per cui è stato arrestato, in cambio di assunzioni che Montante assicurava alle persone a lui vicine. Analoghe accuse all’altro arrestato eccellente, Ettore Orfanello, comandante del locale Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza.

Questo è l’arresto che mi colpisce di più. Una volta ho partecipato attivamente alle indagini che condussero all’arresto del comandante del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, Mauro Petrassi, ‘grassatore, ingordo, insaziabile, famelico, esoso,mangiatore a quattro ganasce,tronfio ed arrogante’, come lo definì, nel rinvio a giudizio, il giudice Saverio Pavone.

Fu condannato a 11 anni. Diceva agli imprenditori che dovevano pagargli tutte quelle centinaia di milioni ognuno, perché la metà andavano al generale Nicolò Pollari, allora Capo di Stato Maggiore della GdF.

Fu presa per una millanteria, ma Pollari fu messo in naftalina, finché Berlusconi promosse anche lui prefetto di prima classe e lo mise a dirigere il SISMI, ed a distribuire miliardi di riscatto per i nostri concittadini sequestrati in Iraq, fino all’epilogo di Callipari colpito da un soldato americano, accasciatosi sul seno di Giuliana Sgrena ed insignito di medaglia d’oro al valor militare (Salvo D’Acquisto si sta ancora rigirando nella tomba).

Ebbene, ricordo che Petrassi si era fatto fare dei biglietti da visita d’oro zecchino. Sono quindi curioso di capire quali inenarrabili benefici assicurava Montante al finanziere arrestato, per corromperlo.

Non certo l’iscrizione all’ordine cavalleresco costantiniano di San Giorgio, il cui mantello double face l’Orfanello indossava nelle cerimonie dell’ordine borbonico, e, rivoltato, nelle cerimonie della Repubblica.

Fra gli arrestati ci sono poi tre poliziotti di medio e piccolo calibro, per finire con il titolare di una catena di supermercati ( immagino che le assunzioni di favore siano da collocare lì ). Tutti costoro monitoravano le indagini che la procura di Caltanissetta stava svolgendo su Montante e gli riferivano.

È stato poi scoperto un archivio segreto che ricorda ai più vecchi come me i famosi dossier del SIFAR, e che consentiva a Montante di tenere tutti per le palle. Fra gli indagati c’è il generale Arturo Esposito, che successe alla guida dei carabinieri di Sicilia dopo la misteriosa morte del Generale Gennaro Niglio, colpevole di volere catturare sul serio Provenzano.

Neanche Esposito (fratello del questore di Trapani), lo catturò, e come premio diventò prima Capo di Stato Maggiore dell’Arma, e poi direttore del Sisde. C’è poi l’ex presidente del Senato Schifani, berlusconiano, che mi consta personalmente aveva una simpatica abitudine: ogni anno organizzava a sue spese una bella ed esotica vacanza in località caraibiche per se, i suoi amici e rispettive famiglie. Alla conferenza stampa ho visto alle spalle dei magistrati la giovane funzionaria di polizia della squadra mobile di Caltanissetta che ha condotto le indagini, Marzia Giustolisi.

Questo la dice lunga sull’effettiva necessita delle superpolizie, come Ros, Gico, Sco, ed oggi devo dire con rammarico anche DIA. Ne esce fuori un quadro senza speranza della mia isola, dove i meno ambigui sembrano essere i boss di Cosa Nostra, e mi sovviene una barzelletta raccontatami da Paolo Borsellino a proposito del desiderio che un polentone aveva di vedere la Sicilia definitivamente sommersa dalle acque come la mitica Atlantide.

Avrebbe voluto che un bradisisma la sommergesse una prima volta, per farla riemergere,  ed inabissarla definitivamente un mese dopo. A chi gliene chiedeva la ragione, spiegava:”Così muoiono anche quelli che si erano trasferiti al nord, mentre cercano di seppellire i parenti.”

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