Nicolo Gebbia

Monica Maggioni e l’intervista ad Assad: le verità scomode che la RAI voleva nascondere

Monica Maggioni è una giornalista molto accreditata in ambito internazionale, come dimostra il fatto che è stata invitata anche alle riunioni a porte chiuse del Bilderberg e della Trilaterale e subito dopo nominata presidente della RAI. Attualmente non lo è più e quando il 29 del mese scorso è andata a Damasco ad intervistare il presidente Bashar al-Assad, lo ha fatto nella sua qualità di amministratore delegato di RaiCom.
L’intervista, soprattutto a causa dei suoi contenuti, che delineano un Assad dalla assoluta indipendenza di giudizio e fortemente antiamericano, è stata considerata così indigesta che la RAI aveva deciso di nasconderla in un cassetto, con la complicità della Maggioni stessa. Ma la copia lasciata a Damasco per contratto è stata diffusa ieri sera da tutte le televisioni arabe, e quindi, con grande sofferenza la Rai ha dovuto renderla pubblica, seppure solo sul web. Dico questo perché le notizie che il presidente siriano ci dà, sono frutto della sua abilità dialettica nello sfuggire ad una griglia di domande che sembra preparata da Lilli Gruber quando vuole ridurre a mal partito il suo interlocutore. I miei 25 lettori mi scuseranno se tento di fare loro una lezione di storia mediorientale molto sommaria, ma ciò è necessario per un inquadramento generale dei fatti.
La Siria ed il Libano nacquero dopo la Prima Guerra Mondiale per volontà francese, che riteneva presuntuosamente di avere un retaggio derivante dal fatto che gli statarelli cristiani dell’epoca delle Crociate fioriti da quelle parti prima dell’annessione ottomana, avevano sovrani appartenenti all’aristocrazia gallica.
A questa premessa bisogna aggiungerne un’altra che inquadra la nascita e la sopravvivenza, attualmente solo in Siria, del partito Bahat.
Ideologicamente fu fondato a metà degli anni ’30 da un iracheno di origine cristiana nato Nassiriya.
Si ispirava alla dottrina sociale fascista, ed aveva una forte componente di ostilità all’ imperialismo britannico dell’epoca.
Si diffuse con molta lentezza e, tranne una isolata primavera in cui salì al potere proprio in Iraq all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, proclamandolo alleato di Italia e Germania (gli inglesi soffocarono tutto con un loro esercito proveniente dall’India), ebbe il suo sfogo principale nel ’52, con la cacciata di re Farouk dall’Egitto e l’insediamento al potere, dopo Neghib (che non ne faceva parte ma era un eroe di guerra), di Nasser ed i suoi giovani ufficiali.
Qualche anno dopo il Bahat prese il potere anche in Siria, e le due nazioni dettero vita alla Repubblica Araba Unita.
Non durò molto, perché troppo differenti erano gli interessi di Egitto e Siria. Dopo una serie di colpi di stato, finalmente nel 1971 prese il potere il padre dell’attuale presidente siriano, che era un colonnello dell’aviazione militare, mantenendolo sino alla sua morte nel 2000.
Bisogna ora inserire, fra tutti questi elementi, l’appartenenza religiosa della famiglia Assad ad un gruppo minoritario musulmano detto degli alauiti.
La loro storia è antica, parzialmente misteriosa, vagamente assimilabile a quella degli ismaeliti.
Non cercano proseliti, come per l’ebraismo, e solo con una vasta approssimazione sono da considerare sciiti piuttosto che sunniti, in un paese in cui prevale proprio la declinazione sunnita dell’Islam.
In ogni caso Assad padre seppe mantenere il potere con molta fermezza, accostandosi anche all’Unione Sovietica.
La repressione delle opposizioni ed il condizionamento dell’economia, con un vasto impiego della polizia e del suo servizio segreto, portarono al massimo livello il culto della personalità, alimentato anche da riforme sociali e dalla raggiunta autonomia energetica, conseguita grazie alle turbine idroelettriche alimentate da una diga sul fiume Eufrate costruita da tecnici russi.
L’attuale presidente era il secondogenito ed ha una laurea in medicina, nonché una specializzazione come oculista conseguita a Londra, dove si è anche sposato con una coltissima alto-borghese del suo paese, di origini sunnite, gratificata anche di una laurea in archeologia honoris causa dell’Università La Sapienza.
Nel 2000, dopo l’improvvisa morte per infarto del padre, ereditò la presidenza, cui era stato destinato invece il fratello maggiore, morto in un incidente stradale nel 94.
Fino al 2011, anno di inizio dell’attuale guerra, il giovane medico, confermato presidente nel 2007 in un referendum plebiscitario, molto fece per la modernizzazione del paese, svecchiando la classe dirigente ed arrestando per corruzione alcuni membri del governo.
Anche il partito Bahat, come il franchismo dopo la morte di Franco, fu molto liberalizzato.
Tutto ciò non è piaciuto agli americani, che gli hanno aizzato contro i loro ricchissimi ascari dell’Arabia Saudita e del Quatar, includendo la Siria persino nell’elenco degli stati canaglia, insieme con la Persia, l’Iraq di Saddam Hussein, la Libia di Gheddafi, Cuba e la Corea del Nord.
L’ostilità verso Israele ed il sostegno al movimento palestinese Hamas hanno fatto si che gli Stati Uniti e la Turchia fomentassero vari focolai insurrezionali, compreso quello curdo, che portarono il regime sull’orlo della caduta, finché, però, dopo otto anni, e grazie soprattutto agli aiuti della Russia e della Persia, l’esercito siriano è oggi sull’orlo di una definitiva vittoria militare.
La guerra persa sul campo dai ribelli filostatunitensi, stava però per essere vinta da loro, di fronte all’opinione pubblica occidentale, con l’uso e la diffusione sistematica di false notizie circa presunti attacchi chimici perpetrati dalle truppe regolari nei confronti dei ribelli.
È proprio su questo argomento che Assad afferma verità sgradite alla Maggioni, alla RAI, e, in definitiva, ai nostri padroni americani.
Egli spiega una verità militare incontrovertibile per me che ho studiato la teoria e la prassi della guerra chimica alla Scuola di Guerra di Civitavecchia: un esercito che è in fase di rapida avanzata non può usare il deterrente chimico, che colpirebbe i suoi stessi militari.
Nell’intervista Assad spiega inoltre che le immagini ed i servizi diffusi in occidente sono palesemente una manipolazione della verità, simile a quella del guitto Giletti e del suo Danilo Lupo quando vogliono convincerci delle malefatte compiute dalla risorta mafia dei pascoli ai danni delle sorelle Napoli. La concentrazione di cloridrina, giletticamente mostrata nei servizi giornalistici, è di poco superiore a quella che userebbe una massaia per sturare il lavandino della sua cucina.
Se l’esercito avesse realmente usato quel deterrente chimico, i morti sarebbero stati decine di migliaia e non quelle decine esibite nelle gilettate diffuse in occidente.
Infine il disgusto mostrato da Assad nei confronti di Erdoğan e del suo partito islamista, che occupa arbitrariamente una porzione del nord della Siria, è in netto contrasto con gli ammiccamenti di noi europei nei confronti del leader turco, che paghiamo profumatamente perché non ci scateni contro le migliaia di migranti che lui ospita in campi di concentramento vergognosi.
Quello che emerge con assoluta chiarezza alla fine dell’intervista è che Assad invita tutti i siriani che si trovano all’estero a rientrare dentro i confini nazionali, purché disarmati, promettendo loro una amnistia generalizzata ed invitandoli ad usare i capitali che sono riusciti a portare con sé per la ricostruzione del paese.
Anche il Papa, che Assad dichiara mal informato, è oggetto di una profferta diplomatica molto lineare: “se vuoi ascoltare anche l’altra campana, ti mando tutto il materiale informativo dal cui esame capirai che sei stato preso per i fondelli anche tu”.
Non ho nulla da aggiungere, ed invito tutti quelli che volessero realmente formarsi una opinione personale ad ascoltare integralmente l’intervista, a studiare un po’ di storia e ad usare la propria testa.
Fino a prova contraria, infatti, questo in Italia è ancora consentito dalla legge.
Dichiaro, per ultimo, che non mi difenderò dalle accuse di tutti quegli esaltati che riempiranno il web di contumelie nei miei confronti.