Nicolo Gebbia

Mezzojuso un sindaco borbonico contro un guitto savoiardo

Oggi è il mio sessantanovesimo compleanno. Voglio festeggiarlo scrivendo qualcosa di stupido e leggero.

I miei 25 lettori di recente si sono imbattuti in Augusto Pieche, ufficiale di cavalleria che mi ha concesso il privilegio di farmi da padrino di battesimo. Per molti anni, successivamente, è stato il nostro uomo all’Avana del SIFAR. Poco dopo che Fidel aveva preso il potere scappò nella cala delle ancore di un mercantile, coinvolto com’era nel tentativo di avvelenamento di Castro da parte della CIA, che gli aveva chiesto una mano perché nella nuova Cuba non aveva appoggi più solidi di quello che appariva essere il degno figlio del generale omonimo, uno fra i più sfegatati filoimperialisti della nostra storia.

Per gratificarlo del suo impegno, anche se non andato a buon fine, fu nominato Residente del SIFAR a Madrid, dove trascorse quasi tutta la sua carriera con la copertura di antiquario. Poco prima di andare in pensione volle rivestire la sua uniforme di colonnello di Cavalleria, ed è così vestito che io lo conobbi, quando da Milano, gli chiesi un biglietto per visitare la Fiera della Nautica. Mi accompagnò personalmente ed io ammirai subito il suo Rolex GMT senza spalle, anche se aveva la ghiera piuttosto malandata.

Mi disse che glielo aveva mandato Fidel, tramite re Juan Carlos, suo grande amico. E quando capì come la pensavo, mi confidò che quel regalo così impegnativo se lo era guadagnato perché le cose stavano esattamente al contrario di come la vulgata dell’Esercito Italiano la raccontava: lui aveva informato Castro del tentativo di avvelenamento, salvandogli la vita, come il prezioso orologio tangibilmente dimostrava. Non era invece molto soddisfatto di come da presidente avesse gestito il potere. Ne nacque una lite, alla fine della quale si tolse l’orologio, sbattendolo sul mio piatto da dessert e dicendomi: “Prendilo, vedo che lo apprezzi molto più di me!”

Non mi parve vero. Feci scivolare a mia volta dal polso sinistro il SUBMARINER seminuovo che avevo acquistato da poco, e gli dissi di accettarlo in cambio del suo. Poi mi raccontò dell’amicizia che l’orologio, in ogni caso, gli aveva consentito di intessere con il re di Spagna. Quando seppe delle origini mezzojusare della mia famiglia, ricordò della confidenza che Juan Carlos gli aveva fatto una volta a proposito della vicina regia di caccia realizzata a Ficuzza da un suo antenato. Scherzando aggiunse che più che altro si era trattato della caccia alle belle ragazze del luogo, e che da quelle parti c’erano molti, disse proprio così, miei lontani cugini.

Ieri ho pranzato con il sindaco Salvatore Giardina, che proprio di Ficuzza è originario, e quando gli ho raccontato quello che ora sapete anche voi, l’ho visto ridere di gusto, mostrandomi il suo profilo, inconfondibilmente borbonico. Un caso? Certo è che la foto che accompagna questo articolo, che ritrae il fratello minore del re, Alfonso, da lui ucciso incidentalmente mentre puliva una pistola, sembra proprio la foto di Salvatore Giardina alla stessa età!

Questo vi spiega perché ho scelto il titolo che fa riferimento soprattutto all’origine piemontese del guitto Giletti.

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