Nicolo Gebbia

Mezzojuso chiede aiuto a Joe Gebbia

Caro Joe,
sono tuo cugino Nickey, e adempio all’impegno di mandarti la foto del fratello maggiore di mio nonno, il sacerdote Pietro Gebbia, che alla fine del XIX secolo fu destinato dal cardinale Lavitrano alla missione che l’arcidiocesi di Palermo conduceva nella città di Chihuahua in Messico.

 


Come molti altri sacerdoti, durante la rivoluzione di Pancho Villa fu costretto forzatamente a sposare una suora, da cui ebbe dei figli, uno dei quali dovrebbe essere il tuo bisnonno. Con tutta la famiglia riuscì a lasciare il Messico passando dal valico di frontiera di New Orleans nel 1920. Si stabilì a San Fernando in California, e, se non ricordo male, morì nel 1937.
Tu che meno di un anno fa sei venuto a Mezzojuso, dove hai ottenuto la cittadinanza onoraria dalle mani del sindaco Salvatore Giardina, certamente non l’avresti accettata se avessi pensato che egli è un mafioso, e che la buona parte dei cittadini di Mezzojuso è collusa con la mafia.
Invece è proprio questo che oggi pensano gli italiani, trascinati nel delirio mediatico voluto da un intrattenitore televisivo appartenente al network il cui proprietario si accinge a tentare l’avventura riuscita al presidente Trump.
L’uomo di spettacolo si chiama Massimo Giletti, ed ha tormentato la comunità del nostro paese d’origine quasi ogni domenica per più di un anno, durante la trasmissione televisiva “Non è L’Arena”. Egli è piemontese ed è anche convinto che durante il fascismo un prefetto liberticida, inviato da Mussolini, abbia compiuto delle attività meritorie per sgominare la mafia in Sicilia.
Purtroppo anche l’attuale prefetto di Palermo, come successe al suo predecessore De Francesco, è convinta che sedere sulla poltrona che fu del signor Cesare Mori comporti l’obbligo di mostrare energicamente il potere del governo, trattando i cittadini di serie B, quali di fatto sempre sono stati considerati i siciliani, con particolare rigore, negando loro ogni diritto alla contestazione.
Nella mia vita ho sempre combattuto la mafia e la criminalità organizzata indossando l’uniforme dell’Arma dei Carabinieri, ma non ho mai abdicato al diritto di esprimere liberamente quello che penso. Purtroppo oggi il rifiuto a scuse che non ritengo di dovere a nessuno, mi ha posto nella condizione di non potere più difendere in prima persona il sindaco Salvatore Giardina da questa ondata di maccartismo agli spaghetti che pervade tutta l’Italia, complice un governo nazionale in cui la componente maggioritaria ha una connaturata inclinazione al despotismo.
Potrebbe succedere a Salvatore Giardina quello che accadde a Charlie Chaplin quando fu accusato di essere un pericoloso comunista e, poiché era cittadino inglese, gli fu revocato il permesso di soggiorno negli Stati Uniti.
Oggi che non posso più farlo io, chiamo te, caro cugino, a raccogliere concretamente il mio testimone. Come?
Ti prego di inviare un dollaro simbolico all’avvocato Lillo Massimiliano Musso, che noi mezzjusari onesti abbiamo prescelto, e diventare così il primo firmatario di una libera associazione che abbia come finalità di perseguire in giudizio tutti coloro che hanno concorso, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, alla diffamazione di Mezzojuso.
Firmato brigadiere generale Nicolò Sergio Gebbia

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