Nicolo Gebbia

La Messa di Natale

Un mio collega carrierista, colonnello capo ufficio al Comando Generale (destinato a fulgida carriera), dimenticò la sua borsa di lavoro a casa, ed alle 9 del mattino, per recuperarla, trovò la moglie all’acme del godimento che le stava procurando il suo amante. Quando la signora si chetò, lui bussò discretamente alla porta della stanza da letto, che era socchiusa, affacciò la testa e disse sottovoce: “Ci vediamo dall’avvocato”. Lei era figlia di un potente generale medico dell’Esercito.
Per sfuggire al suocero, ansioso di convincerlo che non fosse successo nulla e che aveva avuto solo le travveggole, si fece mandare ad Hebron.Per Natale, durante la messa solenne a Betlemme, conobbe un’avvenente crocerossina francese, maritata, e se ne innamorò.
Lei, però, lo aveva considerato solo come un’avventura di quelle che capitano spesso alle crocerossine quando vanno in missione. Lui, tosto, si fece trasferire a SHAPE, il Comando della NATO che si trova a Mons, nel Belgio al confine con la Francia. Ogni week-end lo passava a Parigi, dove alle 12 della domenica la crocerossina andava a messa col marito nella chiesa di MontMatre.
Quando lei si staccava dal coniuge per la comunione , lui si insinuava alle sue spalle ed approfittava della fila per sussurrarle dolci parole d’amore. La ebbe vinta, alla fine, ed oggi vivono felicemente insieme.
Omnia vincit amor. In Terra Santa a noi carabinieri succedono spesso cose curiose. Io ho voluto raccontarvene una attuale, e molto privata. Me ne sovviene però un’altra più datata e molto più conosciuta. Voi sapete che durante la Prima Guerra Mondiale un’armata britannica, al comando del generale Allenby, lasciò Il Cairo e guerreggiò con le truppe ottomane fin quando non occupò Damasco.Uno squadrone di carabinieri a cavallo, al comando del capitano Scalfi, sbarcò ad Alessandria d’Egitto, ma tutti i quadrupedi erano morti durante la traversata. La rimonta (si chiama proprio così) fu effettuata da una brigata di cavalleria indiana, e lo squadrone venne aggregato ad una brigata australiana.
Questo è il motivo per cui, nelle foto che li ritraggono, i nostri militari hanno il caratteristico copricapo alla boera con una falda piegata, sormontato dal piumetto rosso e blu. Si distinsero nella presa di Haifa per una carica con le sciabole sguainate in cui sbudellarono parecchi soldati turchi, ed il capitano Scalfi si guadagnò così un’alta onorificenza britannica.
Il generale Allenby, dopo la presa di Gerusalemme, quando vi fece il suo ingresso trionfale, come un novello Tito, volle che fossero proprio carabinieri i primi militari del reggimento di formazione schierato per rendergli gli onori.
C’è una famosa foto, in cui li vedete a cavallo con il generale appiedato che saluta militarmente. Subito dietro di lui potete osservare che ci sono due ufficiali del suo Stato Maggiore, uno francese con il suo caratteristico kepì, e l’altro col cappello piumato dei bersaglieri.
È a questo tenente colonnello italiano che Allenby chiese consiglio, quando ricevette i sacerdoti ortodossi, e quelli copti, che i francescani avevano appena scacciato dal Santo Sepolcro, impadronendosene in esclusiva, e violando così lo Statu Quo Antea. Esso era un patto fatto sottoscrivere dal Sultano nel 1865 ai rappresentanti delle tre confessioni cristiane, che si impegnavano così a vigilare sulla chiesa del Santo Sepolcro in turni di otto ore giornaliere.
La chiave del portone d’ingresso era invece custodita da una famiglia araba, con un onere che si tramanda ancor oggi da padre in figlio. Il bersagliere suggerì ad Allenby di fare risolvere la spinosa questione diplomatica al capitano Scanzi, perché “i carabinieri sono capaci di tutto”. Ed in effetti si trattava di un ufficiale coraggioso quanto furbo , il quale, dopo i primi rifiuti, attese che i francescani finissero i viveri e poi organizzò una grande cena nella piazzetta antistante la chiesa, per tutto lo Stato Maggiore di Allenby. Al tenente colonnello francese, molto arrabbiato perché era stato tenuto fuori dalle trattative malgrado il capo dei francescani fosse proprio suo connazionale, fu chiesto di fornire champagne e fois gras, mentre noi italiani contribuimmo con il famoso formaggio sardo con i vermi, con dei salamini toscani e con altre norcinerie.
Ma non fu necessario arrivare nemmeno al secondo, perché già il profumo delle tagliatelle al ragù fu decisivo.
I frati, con in testa il Residente, francese e di nobile schiatta, aprirono il portone e si avventarono sulla tavola. Contemporaneamente il plotone di destra dello squadrone carabinieri entrò nella chiesa prendendone possesso. Fu una lunghissima occupazione perché solo per il Natale del 1922 il Residente, che aveva proposto vanamente al Papa la scomunica per Scalfi e per il bersagliere, si impegnò solennemente a rispettare lo Statu Quo Antea con il tenente che aveva preso il posto del capitano Scalfii, e così potemmo tornare in patria.
Ma voglio concludere questo articolo ricordando la messa celebrata per il Natale dell’anno precedente, il 1921, a Vladivostock, alla presenza del maggiore dei carabinieri Marco Cosma Manera e dei 1700 suoi militari della Legione Redenta di Siberia.
È una delle pagine più nobili e meno conosciute della storia dell’Arma.
Il protagonista è in assoluto l’ufficiale più decorato delle forze armate italiane. Aveva anche la Legion d’Onore francese, quella che, a quei tempi, i gallici concedevano a noi stranieri solo per commendevoli motivazioni.
Forse, un giorno, se me ne sentirò all’altezza, vi narrerò la storia della vita di Cosma Manera, la più avventurosa che io conosca, tanto da fare impallidire pure Ulisse e la sua Odissea.
In ogni caso vi riassumo così quella messa di Natale , nella cattedrale ortodossa: i soldati, tutti militari dell’esercito austro-ungarico, di origine italiana, fatti prigionieri dai russi durante la Prima Guerra Mondiale (come si diceva allora “irredenti”), erano stati rintracciati da Cosma Manera in vari campi di prigionia siberiani e condotti , più a piedi che in treno, sino a Vladivostock, dopo un fallito tentativo attraverso la Cina, e stavano ringraziando il Padreterno, nonché il Bambinello Gesù appena nato, perché avevano saputo che, finalmente, si erano trovati i soldi e le navi per farli tornare in Italia.
Erano tre piroscafi che partirono nel febbraio successivo e giunsero a Trieste solo molti mesi dopo.
Io Cosma Manera me lo ricordo nella foto che lo ritrae fra gli altri ufficiali che hanno comandato la Legione di Milano, con tutte quelle medaglie sul petto, e capii subito che non si trattava di paccottaglia della prima comunione.
È ricordando quella messa di Natale del 1921 nella cattedrale ortodossa di Vladivostock , che vi lascio perché si fa tardi, e voglio assistere anch’io alla messa nella più modesta parrocchia di Valdesi, a Mondello.

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