Nicolo Gebbia

Il megafono di Giletti

A Casteldaccia hanno arrestato il sindaco, il vicesindaco, l’assessore alla pubblica istruzione, una funzionaria comunale ed un geometra dai rapporti molto stretti con l’ufficio tecnico municipale.
Altre sei persone fra tecnici ed imprenditori sono stati raggiunti da avvisi di garanzia. Il reato principale per cui si procede è la corruzione, subito seguita dal falso ideologico e materiale.
Il sindaco, che in paese chiamano il reuccio, si chiama Giovanni Di Giacinto e, all’Assemblea Regionale Siciliana, era il capogruppo del movimento politico detto Il Megafono, quello creato dall’ex Governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che tante affinità d’ogni genere ha sempre mostrato con Massimo Giletti, come plasticamente mostra la foto di copertina.
La cosa che fa più rabbrividire sono le attività che hanno originato l’accusa di corruzione: si tratta di appalti promessi, ed altri revocati, a cooperative giovanili attive nel Servizio Civile e che col loro volontariato ben pagato contrastano la violenza su donne e minori.
Il reuccio è accusato anche di aver minacciato il custode del campo sportivo di licenziamento se non avesse convinto la figlia, che era candidata in una lista opposta, a votare e a far votare, invece, lo stesso Di Giacinto.
Anche la gestione della raccolta differenziata dei rifiuti veniva appaltata in funzione della mazzetta pagata.
L’ultima delle accuse è la più tradizionale ed antica, cioè la concessione delle licenze edilizie dietro versamento di tangenti.
Vi ricordate il film Johnny Stecchino? Avete presente la famosa scena in cui Benigni fa scomparire le banane nelle maniche della giacca, distraendo l’attenzione del fruttivendolo?
Ecco, quella scena è stata girata a Casteldaccia. A poche centinaia di metri da quel fruttivendolo c’è la villa a mare di Ignazio Salvo, quella dove si nascose per alcuni mesi, prima di scappare in Sud America, Tommaso Buscetta, quando evase misteriosamente dal Centro Clinico del carcere delle Molinette a Torino.
Qualche anno dopo lo stesso Ignazio Salvo sarebbe stato ucciso nei viali di quella villa. Se proseguite di qualche centinaio di metri troverete il porticciolo turistico dove fu assassinato il commissario Beppe Montana. Il castello sul mare del principe di San Vincenzo, trasformato in discoteca dal mafioso Andrea Di Carlo, quello che amava ospitare a tavoli limitrofi il procuratore Scaglione e Stefano Bontade, è sempre lì, proprio nel luogo in cui ai tempi della dominazione araba sorgeva un mulino nel quale, secondo Al Idrisi, il grande storico arabo, nel 1150 sono stati inventati gli spaghetti.
Io non so quale sarà l’esito giudiziario di questi arresti operati poche ore fa, però mi colpisce l’appartenenza politica di tutti gli arrestati ad un movimento che ha fatto dell’Antimafia di facciata la sua bandiera. Altrettanto significativo il fatto che, a parte l’antica tradizione delle concessioni edilizie a pagamento, il resto della materia su cui penalmente si contenderà si riferisce a soldi pubblici volti a finanziare attività che fino a pochi anni fa non esistevano come la protezione delle donne e dei minori, che nell’Italia del dopoguerra era prerogativa dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, la protezione civile, che era di competenza esclusiva dei Vigili del Fuoco, e la raccolta differenziata dei rifiuti, affatto sconosciuta. Per inciso in Scandinavia la raccolta è tornata indifferenziata, grazie alle macchine selezionatrici che operano la cernita direttamente sui nastri in cui scorrono tutti i rifiuti.
Mi chiedo se, ed in che termini, questa sera l’Indignato Speciale parlerà dell’accaduto nella sua trasmissione, magari ospitando in diretta Rosario Crocetta, il fondatore del Megafono.
Voi che ne pensate? Altro che la resuscitata mafia dei pascoli di Mezzojuso!

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