Nicolo Gebbia

Di Maio e Mattarella alla resa dei conti

Paradossalmente il paese è in mano ad un anziano che ha fatto dell’arte tutta democristiana di non scegliere il suo stile di vita e ad un trentenne di mediocre cultura che dalla sua ha solo il look italicamente rassicurante, basso di statura come il main stream anglosassone vede l’italiano tipico, azzimato e suadente come un venditore di enciclopedie porta a porta.

Questi due sono coloro che decideranno la posizione italiana nei confronti della crisi siriana, in un momento in cui anche la Francia, l’unica che era un tempo capace di posizioni autonome, si sta allineando all’Inghilterra ed alla Germania, le cui donne al comando inducono a ritenere definitivamente fallita l’emancipazione femminile, tanto succube di Trump appaiono essere.

In breve tempo Mattarella, nella sua qualità di Capo delle Forze Armate e Presidente del Consiglio Supremo di Difesa, dovrà trovare il coraggio di negare agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi di Aviano e Sigonella per i loro bombardamenti in Siria e per qualsiasi attività collaterale.

E la baia di Napoli, che è il naturale retroterra logistico della Sesta Flotta, dovrà essere dichiarata off limits per le portaerei statunitensi. Solo così la Russia di Putin potrà avere la certezza della nostra innocenza di fronte alla sofisticata congiura che da mesi viene ordita dalla Cia ai suoi danni.

Paradossale la vera motivazione di tutto ciò: un presidente che per evitare l’impeachment spinge gli Stati Uniti verso una guerra locale che risvegli il patriottismo di tutti  gli americani.

Solo Roosevelt fece di peggio, quando finse di non sapere che i caccia giapponesi stavano attaccando Pearl Harbour, ottenendo così quello che non gli era riuscito altrimenti, l’entrata in guerra con il consenso del Congresso e dell’opinione pubblica.

Non mi preoccupa Salvini, che è un uomo onesto. Non lo voterei mai per tante ragioni, ma nella circostanza sta dalla parte giusta. Quello che mi preoccupa di più è che DiMaio trovi all’ultimo momento un’intesa con la forza  più filoamericana di tutti, quel Partito Democratico che Napolitano svendette agli Usa quando ancora si chiamava PCI e che ha espresso un presidente del consiglio, D’Alema, capace di lanciare i nostri caccia contro i ponti e la gente di Belgrado. E Papa Francesco che, con la sua ingombrante presenza a Roma tanto ci condiziona?

Se è davvero prete (e qualche volta ne dubito), può fare una cosa sola, riunirsi con il Metropolita di Mosca e pregare per le martoriate genti di Siria, incolpevoli vittime di questa prova di forza.

Finisco con l’orrore che provo assistendo sul web alle grida confuse delle anime belle (“vuole firmare per la pace nel mondo?”, si limitavano a fare fino a vent’anni fa per strada), cui si aggiungono opportunisti e presenzialisti d’ogni genere, ai quali non pare vero di potere starnazzare su Facebook.

Confidiamo in San Gennaro ?

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