Nicolo Gebbia

L’indignato speciale

Ieri mi è capitata una disavventura molto istruttiva, venendo subissato da centinaia di contumelie le più volgari su Facebook : Ninetta Bagarella, vedova di Totò Riina, ha chiesto il reddito di cittadinanza e l’INPS non glielo ha concesso. La 77enne ha preannunciato che il suo avvocato presenterà ricorso. Le reazioni sui social non si sono fatte attendere, improntate tutte a sdegno, indignazione, scherno e disprezzo. Le insolenze che hanno investito anche me erano motivate dal fatto che mi sono permesso di invitare tutti a lasciare che gli organi competenti valutino il ricorso con serenità, ed ho aggiunto che lo stato ha mostrato la sua faccia più vendicativa lasciando morire l’agonizzante Totò in carcere e respingendo l’istanza di sospensione della pena legittimamente avanzata dai familiari che volevano ricoverarlo in una casa di cura. L’esemplarità della sua morte, ed ancor di più quella della morte di Provenzano, sottoposto al protocollo farfalla che lo ridusse ad un vegetale, non mi rendono particolarmente orgoglioso di essere italiano, e lasciano in me anche il dubbio che prima ancora delle loro efferatezze, la colpa principale di entrambi sia stata quella di essere siciliani, secondo quel teorema che il nuovo ideologo del razzismo marcato Giletti, l’imprenditore lombardo Gianluca Brambilla, ha icasticamente espresso quando, dal salotto di ‘Non è l’arena’, ha parlato di diversità antropologica fra siciliani ed italiani.Il conduttore, qualche settimana prima, si era anche lasciato andare ad uno sfogo di rimpianto per i bei tempi del prefetto Cesare Mori, lui sì ‘che sapeva come si tratta la mafia’. Infatti è rimasto alla storia il sistema con cui convinse i latitanti di Gangi a costituirsi: tagliò il rifornimento idrico del paese, che noi carabinieri assediammo come i cavalleggeri del generale Custer con gli Cheyenne, finché non si fu consegnato fino all’ultimo dei ricercati. Del resto è con questi metodi che, insieme con i bersaglieri, dopo il 1860 riducemmo di mezzo milione gli abitanti di tutto il Regno delle Due Sicilie che non ne volevano sapere di diventare sardi (sudditi del Regno di Sardegna): il censimento del 1870 decretò un decremento della popolazione di quella entità, bizzarria statistica altrimenti inspiegabile. È questa constatazione, cioè che la sopravvivenza dei resti di quella che fu l’orgogliosa Cosa Nostra stragista è l’unico argomento che infiamma di indignazione i cuori di tutti gli italiani, senza distinzione di appartenenza politica, che mi induce a proporre una soluzione già sperimentata con successo dagli inglesi in Sud Africa alla fine dell’800, nella guerra contro i boeri, quei coloni olandesi che erano lì da alcune generazioni e che non ne volevano sapere di parlare inglese invece che tedesco, proprio come noi terroni rifiutavamo di imparare il piemontese. L’esercito britannico inventò allora una nuova istituzione che fu poi ampiamente utilizzata da tanti altri durante tutto il novecento: i campi di concentramento, caratterizzati proprio dal filo spinato che ne recingeva i confini. Tutte le famiglie dei soldati boeri, costrette a lasciare le proprie fattorie furono‘concentrate’ in quei campi, in modo che non potessero fornire supporto logistico ai ‘commandos ‘, che era il nome dei guerriglieri boeri, da allora sinonimo di soldati particolarmente addestrati a compiere azioni di guerriglia. Fu una soluzione militarmente vincente, che ha permesso all’Impero Britannico di godere per un secolo e mezzo delle ricchezze del Transvaal. In Sicilia si potrebbe fare qualcosa di analogo e concentrare all’interno delle recinsioni le famiglie di tutti coloro che, schedati mafiosi, si sono sottratti alla giustizia, partendo dalla figlia di Matteo Messina Denaro. Problemi per reperire kapo’ ed aguzzini non ne avremmo: da ieri sera so che due terzi degli italiani non ambisce a nulla di meglio. Io resto solo con la mia vergognosa debolezza di considerare la ‘criminale italiana’(Wikipedia) Ninetta Bagarella, che come me ha frequentato il liceo classico, come una donna verso la quale provo profonda umana pietà.Ho scoperto, fra l’altro che è proprio vero che il sangue non è acqua: quando nel 1971 fu proposta per essere inviata al soggiorno obbligato nel Nord Italia , fu la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, presieduta dal fratello minore di mio padre, Giuseppe Gebbia, che respinse la proposta. Mi chiudo quindi nella mia vergogna e non leggerò le contumelie che scriverete contro di me, che resteranno senza risposta.

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