Nicolo Gebbia

Liberazione?

Mio padre, classe 1920, un mese fa avrebbe compiuto cento anni.
Aveva le carte in regola per festeggiare il 25 aprile, visto che durante la guerra ha ammazzato solo tedeschi della Divisione SS Herman Goering e fascisti della X MAS lungo la dorsale adriatica.
I primi due tedeschi, però, li aveva uccisi già il 9 settembre del ’43, e quel giorno sparò anche al maresciallo dei carabinieri che lo voleva arrestare perché “traditore della Patria”.
L’intenzione era quella di uccidere anche lui, ma siccome alcune schegge delle due bombe a mano con le quali aveva ucciso i tedeschi lo avevano ferito ad un occhio, malgrado avesse mirato all’ombelico del maresciallo, lo ferì solo ad un fianco. Il 25 aprile colse il suo Reggimento (23° Fanteria Cremona) a Piove di Sacco, e le intemperanze di quei soldati nei confronti del principe Umberto poco tempo prima, erano valse a cancellare il turno di riposo a Roma che si erano guadagnati dopo aver perso tanti uomini nei combattimenti alla foce del fiume Reno. Questo dispetto da frocetto isterico di Umberto produsse in mio padre una tale repulsione per la dinastia che credo egli sia stato uno dei pochissimi ufficiali effettivi usciti dall’Accademia di Modena nel ’42 ad aver votato Repubblica nel referendum.
Si sentiva uno dei padri di questa nostra patria, e la paragonava a me, dicendo che ci aveva generato con tante speranze, ma che entrambi, Repubblica ed io, lo avevamo profondamente deluso. Il mio difetto peggiore ai suoi occhi era l’aver voluto diventare carabiniere.Ed infatti la sua sciabola, quando andò in pensione, la regalò a mio fratello, carrista come lui.
Ma Paolo, anaffettivo com’è, la versò ad un armiere, che gli fece lo sconto per quella nuova che acquistò.Io, invece, ho sempre usato quella di mio nonno Nicolò, ufficiale medico sul Montello durante la Prima Guerra Mondiale.
Nel 1900, quando fece servizio militare come sottotenente, egli la acquistò a Firenze, dove aveva seguito i corsi della Scuola Militare di Sanità, ed andava molto fiero della sua lama Solingen, con lo stemma sabaudo inciso.
A me essa è costata un sacco di bottiglie di whisky, pagate per tacitare colleghi e superiori pignoli, i quali mi facevano notare che essa ha la guardia da ufficiale di fanteria, mentre per noi carabinieri sarebbe d’obbligo quella da ufficiale di cavalleria.Tuttavia credo che al referendum avrei votato Repubblica anch’io.Da vecchio però, riflettendo sul destino che ci ha riservato la storia, ho cominciato a chiedermi se di liberazione si sia trattato o di sottoposizione ad un giogo ancora peggiore di quello fascista.
Oggi sappiamo che Stalin, Roosevelt e Churchill si erano già divisi le aree di influenza dell’Europa post-bellica secondo una linea di demarcazione che vedeva inesorabilmente l’Italia colonia degli States.Togliatti, che lo sapeva, con la svolta di Salerno fu il catalizzatore che condusse i partiti antifascisti, fino a quel momento titubanti, a consentire che il maresciallo Badoglio formasse un governo di unità nazionale. I generali Clark ed Alexander avevano invitato tutti gli italiani a non praticare alcuna forma di opposizione clandestina nei confronti dell’occupante nazi-fascista.
Erano perfettamente consapevoli che si trattava di punture di zanzara contro un elefante, ed altrettanto sapevano di quanto le leggi di guerra consentano, in termini di rappresaglia, a quell’esercito di occupazione che si ritrova a dover fronteggiare un nemico che non veste l’uniforme.Tante stragi, a partire dalle Fosse Ardeatine, ci sarebbero state risparmiate se i cosiddetti partigiani si fossero astenuti, e tutte le loro azioni di guerra non hanno sortito neanche un sol giorno di sconto da parte degli unni occupanti, ai quali, lo ricordo per gli smemorati, dichiarammo guerra noi il 13 ottobre del 1943, e non viceversa.
Mi chiedo se tutti quei partigiani comunisti che presero in buona fede la strada della montagna, lo avrebbero fatto anche sapendo, come invece gli fu nascosto dai loro capi, che dopo aver lasciato defluire ordinatamente le unità militari tedesche oltre il confine del Brennero, la rivoluzione proletaria mai nessuno avrebbe consentito loro di attuarla.Essi comunque, a parte le meschine vendette locali contro maggiorenti fascisti trucidati ben oltre il 25 aprile, millantano palle che non hanno avuto, perché fossero stati più determinati, pesantemente armati come erano avrebbero dovuto fare come in Grecia, dove i partigiani comunisti dettero vita ad una guerra civile durata fino al 1949, non essendosi rassegnati a quella spartizione che ho citato, e che li vedeva inesorabilmente dal lato occidentale della Cortina di Ferro.
Io devo dire che la vitalità della Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), nella quale i veri partigiani dovrebbero essere tutti centenari, è la riprova che l’unica cosa a tenerli ormai insieme sono i soldi che lo Stato e gli enti locali scuciono ogni anno, per permettere loro di giocare agli eroi di guerra e per consentire quelle invereconde contestazioni ai rappresentanti della Brigata Ebraica , che i tedeschi li combatté correttamente indossando l’uniforme, diversamente da loro.
Ed oggi, visto che il nostro capataz Conte fa quello che vuole e se ne fotte dell’opinione pubblica, una Festa della Liberazione senza cortei, in versione smart, è l’unica cosa buona che ci è capitata dopo la sospensione delle libertà democratiche arbitrariamente inflitta a tutti noi.

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