Nicolo Gebbia

L’evitabile declino dell’arma

L’evitabile declino dell’Arma. Quella foto del ricco teppista californiano bendato potrebbe costare cara all’Arma. Che senso ha ci si chiede, e le anime più candide ci aggiungono anche le manette dietro la schiena, che io invece da vecchio sbirro trovo assolutamente giustificate per un fermato che non è custodito in camera di sicurezza.
Autorevoli magistrati che hanno interrogato il californiano poco dopo lo scatto della foto alla presenza del suo avvocato, testimoniano del suo ottimo stato di salute e che egli non si è lamentato di avere subito alcunché di illegittimo. Che senso ha allora il foulard a coprirgli gli occhi? Chi ha scattato la foto? Perché è finita in mano ai giornalisti? Provo ad avanzare un’ipotesi: il colonnello D’Aloia è investigatore di grossa esperienza professionale, e prima di Roma è stato al comando del Nucleo Investigativo di Napoli con risultati cospicui e senza infortuni.
Ma pare abbia un imperdonabile difetto, quello di avere scoperchiato il verminaio del caso Cucchi, che sta pregiudicando la carriera di alcuni alti ufficiali, fra i quali anche il colonnello Lorenzo Sabatino, un unto del Signore che da comandante del reparto operativo di Roma era transitato ai massimi vertici della Gestapo, come autorevolmente definiva il ROS, dopo avervi prestato servizio, il generale Gennaro Niglio, prima di morire in Sicilia in un misterioso incidente che vide uscire di strada la sua vettura di servizio (prontamente rottamata) dopo una trasferta in quella Caltanissetta dove i locali rappresentanti del ROS erano quelli che non avevano voluto catturare Provenzano a Mezzojuso.
La foto, scattata mentre il fermato siede sotto una parete che vede i ritratti di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, sembra proprio il frutto di una di quelle menti raffinatissime citate da quest’ultimo.
In via Inselci per trovare una fotografia altrettanto significativa ed infausta dobbiamo risalire addirittura a quella di Enzo Tortora in manette fra due carabinieri che lo trascinano come i gendarmi di Collodi con Pinocchio.
Sint ut sunt aut non sint, ed i carabinieri per quasi due secoli sono riusciti a restare fedeli alla formula che si è rivelata così a lungo vincente: soldati che esercitano le funzioni di polizia ben lontani dai luoghi di cui sono originari loro o le loro mogli, dotati di strutture comando snelle, dove prestano servizio ufficiali che a causa dell’età o delle ferite di guerra non possono più montare a cavallo.
Fuor di metafora quali sono i difetti attuali: lunghe, lunghissime, anzi eterne permanenze sempre negli stessi luoghi, che alle volte si identificano con i luoghi d’origine e quasi sempre con i luoghi d’origine delle proprie consorti . Giovani ufficiali ai quali nelle scuole di formazione, quelle dove un tempo imparavano a comportarsi da gentiluomini se tali non erano nati, oggi si insegna che essi sono in primo luogo dei manager, e che gli atti delle indagini non solo non devono formarli loro, ma soprattutto non devono mai firmarli, perché così si espongono al rischio di doverli confermare in giudizio, sottoponendosi al controinterrogatorio degli avvocati che difendono gli imputati, spesso a distanza di innumerevoli anni.
Giovani ufficiali ai quali si insegna a privilegiare gli incarichi di stato maggiore al comando diretto degli uomini, circoscrivendo così le loro responsabilità ai pochi membri degli uffici ed imparando a guadagnarsi la progressione nelle note caratteristiche (sopratutto quella nelle ridicole “espressioni di lode”) con ossequiente obbedienza ai capi, avendo particolare riguardo alla risoluzione dei problemi pratici di vita che gli stessi capi e spesso anche i loro familiari non hanno ritegno di manifestare, ritenendo che sia giunto il tempo di devolverne ad altri la risoluzione, sulla scia di quanto loro stessi fecero qualche anno prima.
In tutto questo un particolare impegno va profuso a riempire di benefits occulti i furbacchioni che si sono fatti eleggere nei sindacati gialli denominati rappresentanza militare. Che alla fine, malgrado tutto, la percentuale dei reati scoperti resti fra le più elevate dell’occidente resta per me un mistero che provo a spiegare con la nostra complementarietà alla Polizia di Stato e con l’efficienza della Guardia di Finanza, nella quale, visto che i finanzieri non li ammazza mai nessuno, visto che, ricchi come sono, possono permettersi ogni pochi anni di trasferire il personale di ogni grado, e visto che, unici in Europa, hanno una rigida formazione militare, tutto va non solo bene, ma sempre meglio.
Last but not the least, oltre al mio personale cordoglio , sappia la famiglia di Mario Cerciello Rega che sto cercando di convincere il segretario comunale di Mezzojuso, la cittadina siciliana ostaggio di Giletti in cui sono stato assessore per sei mesi prima di essere costretto alle dimissioni per avere definito su Facebook la prefettessa di Palermo vecchia amica (compagniuccia di merende in toscano) del guitto, affinché devolva le mie spettanze mai ritirate al conto pubblicizzato dal Comando Generale. Dovrebbero essere circa 1500 euro. Meglio di un pugno in un occhio.’
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