Nicolo Gebbia

Lettera aperta al Questore di Palermo

Commendatore, da quando lei catturo’ Bernardo Provenzano a Montagna Cavalli di Corleone, la sua progressione di carriera è stata frenata solo dalla verecondia che ha impedito all’amministrazione degli interni di nominare un Capo della Polizia che avesse meno di 50 anni. Secondo una consolidata prassi l’incarico attuale è praticamente il penultimo passo prima del vertice. Io ho sempre avuto grosse amicizie fra i funzionari di polizia, come ad esempio Rino Germana, ed addirittura quando, quarantanovenne, lasciai il celibato, mio testimone di nozze fu Francesco Zonno, allora Questore di Firenze. Glielo proposi e per scoraggiarmi mi disse: “Però voglio che ad officiare sia almeno un vescovo”. Lo chiesi al vescovo di Trieste, monsignor Ravignani, che mi aveva fatto tornare ad un cristianesimo praticante, e lui fu ben lieto di accettare. Il suo collega di Treviso non lo digerì, e dodici ore prima della funzione mi revocò l’autorizzazione a sposarmi nella cappella di Villa Perocco. Lo affrontai a brutto muso, minacciandolo di farmi sposare civilmente in municipio da quel mangiapreti del sindaco Gentilini, e fu solo così che ottenni la revoca della revoca. Piovve tutto il giorno ed effettivamente è stato un matrimonio fortunato. Ma ora mia moglie mi ha posto un aut aut: “Scegli , o Giletti o me!”.

E per quanto invecchiando la propria identità sessuale vada sbiadendo, il guitto non è per nulla il mio tipo. Ma non è questo problema personale che mi terrà lontano , il 12 maggio, dalla piazza di Mezzojuso. Sarei stato disposto anche a rischiare un divorzio, se ne avessi ravvisato l’utilità. Ma in questa squallida querelle l’unico a trarne un utile sarà proprio Giletti, che sta organizzando le sue truppe per dimostrare che la mafia dei pascoli esiste davvero, e che il suo campione in loco, Salvatore Battaglia, è stato avvicinato da un emissario del sindaco, latore di un fantomatico posto di lavoro sicuro purché si faccia da parte.

Antonio Di Pietro, che questa domenica vedremo nuovamente ospite di Giletti, e che ne approfitterà per capire che ruolo lo attende per il 12 maggio, non sarà risolutivo in questa ordalia medioevale cui hanno costretta l’eroico sindaco Giardina, ed i suoi piedi , agli occhi dei telespettatori, si bruceranno inesorabilmente sui carboni ardenti che gli sta preparando il guitto.

Perché ci tiene tanto Giletti, sapendo che, dopo il 12 maggio, avrà solo un’altra trasmissione prima di lasciare la 7 per il ricco contratto quinquennale che ha già sottoscritto con la RAI? Perché la commissione parlamentare di vigilanza mai gli permetterebbe di continuare dalle reti pubbliche il sistematico linciaggio di un’intera popolazione (“Vado ad affrontare la mafia in casa sua” ha dichiarato due giorni fa).

E perché un contratto quinquennale gli permetterà comunque di blandire i nuovi leader politici che vinceranno le prossime elezioni generali, che ospiterà nello stile Barbara D’Urso, e che ne potranno constatare l’utilità di cassa di risonanza del potere, dimenticando subito che altrettanto ha fatto nella legislatura precedente per i loro avversari.

Ma lei, Commendatore, si rende conto che una piazza provocata da tante empietà consumate sotto il suo naso in suo danno, potrebbe travolgere qualsiasi cordone di sicurezza, abbandonandosi ad ogni eccesso e provocando conseguenze imprevedibili, anche se fosse solo un morto travolto dalla calca.

Vale la pena di rischiare la promozione a Capo della Polizia ? Revochi l’autorizzazione, mi dia ascolto. Suo, Nicolò Sergio Gebbia, assessore anziano del comune di Mezzojuso.