Nicolo Gebbia

Leoluca Orlando e le pistole del generale Patton

Amministrative 2017, Leoluca Orlando si aggiudica per la quinta volta il mandato di Sindaco di Palermo.Le osservazioni del Generale Nicolò Gebbia

Il 22 agosto dello scorso anno, Palermo, e’ giorno albo signando lapillo. Leoluca Orlando, con una coda di paglia lunga vent’anni, nei giardini di corso Tukory inaugura la targa commemorativa di Gianfranco Vitocolonna che conobbi quando lui era prefetto di Trapani ed io comandante della compagnia carabinieri di Marsala, nei primi anni ottanta. Per quasi tutti i prefetti che ho conosciuto nella mia quarantennale carriera, ho nutrito stima, rispetto ed alta considerazione.

Non altrettanto posso dire per i miei superiori gerarchici. Ne ho stimati molti e disistimati altrettanti. Spesso penso che quel poco di buono che ho fatto, e’ stato conseguito loro malgrado. Da noi si dice che c’e’ chi serve l’Arma e chi si serve dell’Arma. I prefetti servono lo Stato. Di essi, il più’ piccolo di statura fisica ed il più grande di statura morale, per me e’ stato Gianfranco Vitocolonna. Quando il comune di Palermo languiva in una impasse mortificante che durava ormai da anni, Spadolini lo volle commissario straordinario e lui opero’ con sagace energia, riavviando la macchina delle scelte e della spesa fino a quel momento paralizzata da veti incrociati.

Poco prima delle elezioni comunali lo andai a trovare a Palazzo delle Aquile per prendere congedo, dopo aver saputo che sarei stato finalmente trasferito a Milano. Mi accolse con grande cordialità e gli proposi allora una passeggiata fino alla ruota delle suore della Martorana per comprarci dei cannoli preparati dalle religiose, i migliori di Palermo. Al ritorno, mi accorsi che non aveva fretta ed allora lo portai nel bar dell’Università, dove servivano un latte di mandorla buonissimo. Davanti ai gradini del Rettorato gli rievocai lo scontro casuale di mia madre, che li saliva, con il generale Patton che li stava scendendo, con il frustino sotto l’ascella e le Colt dalle guancette d’avorio ai fianchi. Fu per Vitocolonna l’occasione di un’allegoria premonitrice. Mi disse, ’’Vede capitano, lei che e’ uno studioso di storia militare, sa che la fama di Patton fu costruita grazie alla serietà del suo vice, il generale Bradley. Chiunque vincerà le elezione, potrà pavoneggiarsi come Patton perché, il quipresente Omar Bradley, ha impegnato in anticipo ogni mossa della sua sindacatura e vincolato ogni capitolo di spesa fino all’ultima lira’’ .Vitocolonna si schianto’ contro un muro di autotreni che bloccavano l’autostrada a Cefalu’, durante lo sciopero selvaggio degli autotrasportatori siciliani. L’autista ed il questore di Messina ne uscirono quasi incolumi.

Ma i grandi, si sa, muoiono giovani. Orlando, come il generale Patton, va ancora in giro pavoneggiandosi delle sue pistole con le gualcente d’avorio , le stesse che punto’ contro Falcone quando lo accuso’ di insabbiare le indagini e  contro il maresciallo Lombardo quando lo costrinse ad arrendersi . Ma la storia non fa sconti ed oggi sappiamo che fior di criminale di guerra fosse in realtà’ il generale Patton .Verrà  il giorno  che essa presenterà il conto anche ad Orlando.

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