Nicolo Gebbia

L’Arma Fedele Nei Secoli A Se Stessa

Comandante Generale Del Sette , Comandante della Legione Toscana Saltalamacchia . Sarebbero indagati per una fuga di notizie in favore del Cerchio Magico di Matteo Renzi . Ma se i miei 25 lettori di manzoniana memoria vogliono capire bene , e’ proprio all’epoca in cui lui stava scrivendo I Promessi Sposi che dobbiamo tornare.Nel Piemonte napoleonico, territorio metropolitano francese, l’Imperatore arruolo’ i suoi migliori soldatii , che gli furono accanto anche durante la ritirata di Russia.Quelli di loro che si erano particolarmente distinti in battaglia entravano a far parte della Gendarmerie Piemontes .

Dopo la Restaurazione , re Vittorio Emanuele Primo , lo stesso che platealmente rimise al loro posto tutti i funzionari dell’Ancien Regime ancora vivi , solo per la polizia fece un’eccezione (pare convinto dai padri gesuiti ) e lascio’ al suo posto la Gendarmerie. Scelse di chiamarli Carabinieri non tanto perché’ erano dotati di fucile a canna rigata , quanto per l’assonanza con una specialità’ dell’esercito inglese che doveva esorcizzare la loro napoleonica essenza.Ma non se ne fidava , l’istinto gli diceva che avevamo il tradimento nel nostro DNA .

Forse in sogno ebbe la premonizione di quanto accadde un secolo e mezzo dopo ai danni del suo discendente , re Umberto Secondo , che lasciammo partire per l’esilio, avallando un  colpo di stato repubblicano fondato sul broglio elettorale del referendum , di cui respingemmo al mittente la prova che ci veniva fornita , la relazione di servizio del maggiore dei corazzieri Giovan Battista Riario Sforza e del brigadiere Beltotto , che avevano trovato un intero sotterraneo del Viminale pieno di quei due milioni di schede prevotate per la Repubblica  poi riversate nelle urne elettorali la notte volgente al 3 giugno 1946 .

Il corpulento colonnello Romano Dalla Chiesa , amico personale di Togliatti ma sopratutto al corrente di certe inclinazioni sessuali del re (tanto deplorevoli allora quanto oggi sarebbero commendevoli),gliela restituì’ (dopo averne fatto fare copia autenticata dal  notaio), accompagnandola con le parole del Comandante Generale dell’epoca ,Brunetto Brunetti : ” Maesta’ ,questa relazione noi non l’abbiamo mai vista. Non e’ stata protocollata ed il latore gliela restituisce nella stessa busta che la conteneva”. Brunetto Brunetti si guadagno’ un encomio  solenne repubblicano, e Romano Dalla Chiesa sistemo’ due dei suo tre figli maschi .

Romeo fu assunto alla Banca d’Italia e Carlo Alberto da ufficiale di complemento di Fanteria, arruolatosi volontario allo scoppio della guerra, gia’ transitato da noi dopo l’8  settembre e gia’ laureato in legge da suo padre a Bari quando ne comandava la Legione , divento’ufficiale in spe (servizio permanente effettivo) ”per meriti di guerra”.Cosi’ fu raccontato dal terzo fratello , Romolo, a mio padre , suo collega di corso d’Accademia e buon amico . Invito Nando Dalla Chiesa , visto che non mi ha consentito di dare un’occhiata alla sua tesi di laurea ,come pubblicamente gli avevo chiesto proprio da queste pagine , a smentirmi se può.

Cari 25 lettori , voi sapete che io indulgo spesso in  queste divagazioni , ma altrettanto sapete che non perdo mai il filo del discorso . Torno a noi appena divenuti savoiardi ed ancora considerati infidi dal sovrano . In ogni stazione dei carabinieri trovate due quadri che abbiamo riprodotto in migliaia di copie , la brutta ”Carica di Pastrengo” e la bellissima ” Carica di Grenoble”. Entrambi si riferiscono a due cariche di cavalleria poste in essere dai nostri squadroni per salvare il deretano del re . A Pastrengo , nel 1848, il nemico erano gli austriaci ed il re era Carlo Alberto, che comunque perse la guerra ed andò’ in esilio a Cascais , in Portogallo , precedendovi  di 98 anni il suo pronipote Umberto Secondo , che pero’ non abdico’ mai.

A Grenoble , invece , il 6 luglio       1815,undici mesi dopo che eravamo stati istituiti, il nemico era Napoleone , il nostro effettivo fondatore , fuggito dall’isola d’Elba e nuovamente imperatore per cento giorni .Il re era quel Vittorio Emanuele Primo che diffidava di noi , ma che dopo la carica guidata dal sottotenente Cavassola , muto’ finalmente opinione . Era un po’ stupido ( infatti nei ritratti e’ preciso all’attuale padre del ballerino Emanuele Filiberto , che mai nessuno ha definito un’aquila ) e non considero’ che il 18 giugno precedente l’Imperatore era stato sconfitto a Waterloo , e che noi eravamo ben consapevoli della sua imminente e definitiva disfatta.Fu pero’ sei anni dopo che ci guadagnammo per sempre l’incondizionata(ed oggi possiamo dire mal riposta) fiducia di casa Savoia , durante i moti del 1821. Noi , diversamente dalle guardie della gabella che si unirono ai rivoltosi e furono sciolte per questo , restammo con il sovrano,intuendo in lui il vincitore definitivo. Conseguimmo la prima medaglia d’oro,  conferita alla memoria del corriere a cavallo Giovan Battista Scapaccino , che si fece squartare senza rivelare la natura degli ordini di cui era latore. Ottenemmo anche gli alamari sul bavero della giacca ed i bottoni d’argento massiccio(invece che d’ottone dorato) della nostra giubba , che condividemmo , e condividiamo ancor oggi, con i granatieri , entrando con essi a far parte della ”casa militare del re”.

Per questo stesso motivo l’Armata si fregiava del volgare aggettivo di regia , mentre ai Carabinieri , ai Granatieri  e successivamente anche  ad uno solo dei reggimenti di cavalleria (non il Savoia , come subito avete pensato , ma il Piemonte) competeva il piu’ nobile titolo di reali , e cioè’ il Regio Esercito , i Reali Granatieri , i Reali Carabinieri , il Reggimento Piemonte Reale. Noi  poi avevamo un rango tutto nostro, tutelato dal codice penale . Non potevamo essere giudicati se non da un tribunale speciale presieduto dal Re , e la nostra deposizione , anche se eravamo giunti sul luogo dopo che il reato era stato consumato,valeva come quella del testimone oculare . Questo e’ il motivo per cui nella  bandoliera erano conficcati , legati con delle cordicelle, due mozziconi di penna che prima di uscire di servizio intingevamo nell’inchiostro( li vedete ancora nella bandoliera della grande uniforme di noi ufficiali). Servivano per prendere appunti.

Si perché’ ,in un esercito composto per il 95 per cento da analfabeti , noi per essere arruolati ,oltre che aver mostrato coraggio in combattimento, dovevamo comunque saper leggere e scrivere.Quando poi il ministero degli interni , che si chiamava Direzione Generale di Buon Governo, fu coinvolto in uno scandalo di bustarelle , ed il re dovette scioglierlo , le sue funzioni furono assunte dal nostro Comando Generale .Mettemmo su delle arie e delle pretese non da poco, che stavano per sfociare in una aperta rivolta nella circostanza in cui il Re , in difficolta’ economiche, omise di distribuire la paga ai suoi soldati .

Noi , gia’ al secondo mese ci facemmo cosi’ minacciosi che il sovrano,indebitandosi con la banca Pictet di Ginevra , si fece anticipare i denari necessari a tenerci buoni.Lo ripagammo ampiamente, e per saltare avanti di qualche decennio , tutti quei brogli elettorali che ebbero come risultato l’unanimità’ del voto ai referendum che si tennero fra il 1859 ed il 1860 negli stati annessi militarmente, furono preparati e posti in essere da carabinieri di vario grado in incognito (si dice”abito simulato”).Vi risparmio le atrocità’ che combinammo insieme con i bersaglieri nell’Italia gia’ borbonica fra il 1861 ed il 1870, dimostrate dal decremento demografico di mezzo milione di abitanti che registro’ il censimento.

La voglio fare ancora più’ breve e vi leggo sul timpano  che sovrasta l’edificio mussoliniano della Legione Carabinieri di Cagliari il motto sardo che ancor oggi nessuno ha cancellato:SI DEUS CHERET E SOS CARABINERES PERMITTINT. Tradotto in italiano ,SE DIO VUOLE ED I CARABINIERI PERMETTONO .Fin qui ho parlato di storia, ora consentitemi un po di cronaca che mi consta di persona , essendo stato a capo del reparto che conduceva le indagini della dottoressa Boccassini e del dottor Fabio Napoleone ai tempi della Duomo Connection. Io ero il comandante del Nucleo Operativo di Milano , e cioè’ il responsabile dei servizi di polizia giudiziaria , come anni dopo a Palermo il maggiore Sottili mi ripete’ fino alla nausea per sottrarsi alla mia direttiva a lui impartita di disporre indagini volte alla cattura di Bernardo Provenzano.

A Milano, man mano che che le indagini andavano avanti ,io mi recavo al secondo piano,  dal comandante del Reparto Operativo Marino Ollari , mio diretto superiore, per ragguagliarlo. Costui mi stoppava dicendomi che non gliene fregava niente e mi mandava dal comandante provinciale ,Elio Toscano, che invece mi ascoltava con grande attenzione, avendo pero’ cura di non guardare mai gli atti di polizia giudiziaria che io avevo portato con me e che gli riassumevo oralmente. Chiamava poi il comandante della Legione di Milano , Corinto Zocchi , preannunciandogli che sarei andato da lui per informarlo .

Questi mi riceveva sbrigativamente nel suo ufficio del primo piano, dicendomi di posare sulla scrivania la cartellina con gli atti , che avrebbe letto quando ne avesse trovato il tempo.Nel tardo pomeriggio poi mi richiamava dal mio ufficio al piano rialzato ,e mi restituiva la cartellina , che aveva compulsato con attenzione , come comprovavano le domande di chiarimento da lui rivoltemi .Tutto legittimo , in quanto anche il comandante della Legione era un ufficiale di polizia giudiziaria tenuto al segreto investigativo . Ma io nel corso degli anni ho maturato una convinzione:Zocchi aveva nel suo ufficio una efficientissima fotocopiatrice professionale , che lui utilizzava personalmente con inusuale abilita’.

Poi nel pomeriggio del sabato si recava all’aeroporto di Linate a ricevere il ministro della Difesa dell’epoca , Giovanni Spadolini , che risiedeva nella nostra foresteria , a poche camere di distanza dalla mia e da quella del capitano Ultimo . Spadolini era anche consigliere comunale di Milano ed acerrimo nemico politico di Craxi, suo presidente del Consiglio ,da posizioni filoamericane in contrasto con la rivendicazione di sovranità’ di Bettino, apertamente vicino alla causa palestinese tanto quanto Spadolini si dichiarava filoisraeliano. E se Zocchi ogni settimana ,con la cartellina contenente le fotocopie degli atti di polizia giudiziaria più’ significativi, avesse ragguagliato Spadolini circa lo sviluppo delle indagini ?Certo e’ che la Duomo Connection fu l’inizio della fine per Craxi. Certo e’ che io fui promosso e rimosso per volonta’ dei socialisti come e’ processualmente comprovato dalle intercettazioni telefoniche . Certo e’ che con singolare coincidenza il procuratore Borrelli sollevo’ la dottoressa Boccassini dalla delega delle indagini sulla criminalità’ organizzata che la stavano portando a scoperchiare il vaso di Pandora dei legami fra la mafia siciliana ed il PSI.

Una particolare menzione merita la carriera di Corinto Zocchi ed il momento in cui essa decollo’. Era un oscuro tenente di complemento trattenuto , e comandava il nucleo operativo della compagnia Milano Porta Magenta, quando il guardiano del cimitero di Pero , ex paracadutista di Salo’ , gli comunico’ che c’erano delle tombe piene di cassette di esplosivo . Solertemente  fu tirato fuori tutto e pesato. SI trattava di  500 chili di tritolo ed il tenente rilascio’ un’intervista al Corriere della Sera in cui dichiarava che non risalivano alla guerra , come dimostrato dalle istruzioni che accompagnavano le cassette , atte a spiegare la procedura per far saltare un binario ferroviario e palesemente stampate nei primi anni 50. Tanta solerzia misteriosamente partori’ un topolino che la Procura di Milano inghiotti’ senza far domande ed archiviando subito tutto: residuati bellici fatti brillare nel prato retrostante il cimitero, Qualsiasi artificiere vi dirà’ che e’ un’eresia . Infatti per far saltare in sicurezza 500 chili di tritolo ci vuole una campana di sgombro di parecchi chilometri e non certo il campetto di calcio circondato da edifici abitati che risulta dal verbale. Immediatamente dopo il tenente Zocchi vinse un concorso per diventare ufficiale in servizio permanente effettivo e venne subito trasferito al Comando Generale dell’Arma, restandovi per il resto della sua carriera, con un breve intervallo di due anni in cui fece il comandante provinciale di Firenze (non escludo che sia stato padrino di battesimo o di cresima di Renzi).

Promosso colonnello venne mandato a comandare la principale Legione d’Italia e quando essa fu elevata a Comando Regione Lombardia ,lui , promosso generale vi rimase da comandante . Naturalmente ultimo’ la sua carriera al Comando Generale e solo l’anagrafe gli impedì’ di arrivarne all’apice , come gli sarebbe riuscito se l’ordine di far emergere i depositi di Gladio fosse arrivato dagli Stati Uniti quando era un po’ più’ giovane. Oggi comunque siamo diventati ancora più’ disinvolti e non abbiamo bisogno di nessuna foglia di fico. Quando uno viene promosso generale infatti , come Del Sette e Saltalamacchia , perde la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria , e quindi non dovrebbe chiedere notizie di dettaglio sulle indagini . Quelli che le conducono dovrebbero comunque rifiutarsi di fornirle.

Ma una recente innovazione legislativa relativa al presunto dovere di informare la catena gerarchica fino ai gradi apicali,vi sta ponendo rimedio.E tuttavia a Firenze c’e’ stato un tempo in cui gli ufficiali dei carabinieri dicevano di no ai politici. Lo potete leggere nelle lettere che Bettino Ricasoli , nominato governatore della Toscana subito dopo l’annessione del Granducato, scriveva  al suo fidanzato, che era l’ambasciatore inglese.Gli raccontava che ogni volta che tentava di impartire un ordine al comandante della Legione dei Reali Carabinieri, il colonnello glielo rimandava indietro pregandolo di trasmetterlo a Torino , e se da li gli fosse stato ritrasmesso, solo allora egli vi avrebbe ottemperato.

Ti potrebbe interessare anche?