Nicolo Gebbia

L’antropometro Barzini

Lo inventò il padre di quel giornalista che fu il navigatore del principe Scipione Borghese quando vinse, nel 1907, a bordo della sua Itala, il raid Pechino-Parigi.
Era un sarto militare, e risolse un problema che angosciava i medici ai quali era devoluta la visita di leva degli italiani maschi. Si trattava di un’elegante piramide di ghisa alla base della quale c’era un rialzo in cui si infilavano i piedi.
L’iscritto di leva, volgendo le spalle allo strumento ed assumendo la posizione di attenti, veniva invitato ad appoggiare la nuca a quella parte dello strumento che, con incisi i centimetri ed i mezzi centimetri, era in grado di misurare stature fino a due metri , partendo dai 155 centimetri.

 

Lo strumento, infatti, è stato inventato quando Vittorio Emanuele III era già erede al trono e l’altezza minima dei soldati era stata abbassata proprio di tre centimetri, perché, altrimenti, sarebbe stato impossibile alla Scuola di Artiglieria di Bracciano partorire il sottotenente Vittorio Emanuele, principe di Savoia.
Il giovanotto, figlio di cugini, era infatti nato rachitico. Dal capo al coccige assolutamente ben proporzionato, mentre, più giù, c’erano soltanto due gambette da bambino.
Forse qualcuno di voi si è imbattuto nello strumento anche ora che il servizio militare obbligatorio è stato sospeso. Brevettato com’era, fruttò all’inventore parecchio denaro, perché oltre alla commessa che rifornì tutti gli Uffici di Leva dei Distretti Militari, anche tutte le migliori farmacie ne esibivano uno a disposizione dei clienti.
Una volta posti i piedi nel loro incavo, appoggiata la testa alla colonna graduata, ed , abbassato, come una ghigliottina, il cursore cromato scorrevole, bastava stringere la vite di ritegno ed era possibile fare constatare all’interessato stesso quale fosse la sua reale statura.
La mia era 182,5 centimetri , ed il soldato di Sanità, siccome ero figlio del Presidente del Consiglio di Leva, scrisse 183 sulla scheda antropometrica. Pesavo invece 76 chili, e vi risparmio la descrizione dello strumento utilizzato allo scopo, perché si trattava di una normale bilancia come quelle che trovate in tutti i mercati rionali, solo che era di colore avorio, con il cursore ed i pesi da 200 grammi cromati.
Sin da ragazzo ho avuto un singolare vezzo, quello di stazzare ad occhio statura e peso del mio prossimo. E’ così che ho scoperto lo stesso anacoluto che piaceva tanto citare a Winston Churchill, il quale era solito dire che prima della guerra in Italia c’erano 45 milioni di fascisti, e dopo la guerra una analoga misura di antifascisti.
Mi spiego meglio: tutte le donne che sono alte un metro e cinquantacinque dichiarano di essere un metro e sessanta. Quelle che sono alte realmente 160 centimetri, ne dichiarano 165, ed infine quelle che sono realmente alte così, ne dichiarano 170.
E’ quando si arriva a cavallo dei 180 centimetri, che per le donne accade il fenomeno inverso. Non ne ho mai sentita una che ne dichiarasse più di 178.
Passiamo ora agli uomini: non ne conosco che dichiarino di essere alti meno di 170 centimetri, e se è quella la loro effettiva statura, ne dichiarano 175.
Chiunque sia realmente alto almeno un centimetro più dei 175, automaticamente dichiara il fatidico “un metro e ottanta”. Quelli della mia statura, poi, sono tutti “un metro e novanta”.
Ed arrivo finalmente al punto da cui ero partito: la reale statura di Bettino Craxi, 192 centimetri secondo Wikipedia, 189 secondo una insopportabile tuttologa che si è aggiunta al mio Grillo Parlante, Giampiero Geraci. Mentre quest’ultimo è sempre garbato e le critiche che mi muove sono quasi sempre fondate, la tuttologa ha stabilito in 189 centimetri la statura di Craxi, malgrado io gli sia stato a fianco in decine di circostanze, ed abbia constatato, che, a parità di tacchi delle scarpe, 2,5 centimetri, eravamo assolutamente della stessa altezza. Non solo questo, la tuttologa scrive testualmente: “Purtroppo però questo articolo contiene davvero troppe inesattezze. Ad esempio Craxi era alto 1,89 metri, ma – più rilevante – fu funzionario di partito a Sesto San Giovanni , laddove non si può escludere che abbia anche assunto le funzioni di tesoriere… e così potrei continuare. Ma gen. Gebbia, quali sono le sue fonti????”.
Rispondo alla villanzona, la cui cafonaggine è senza limiti. Anzitutto, oltre ad essere consacrato dalla storia del PSI che Bettino fu segretario amministrativo per la provincia di Milano e che gli uffici dai quali esercitava tali funzioni erano ubicati presso quella sezione milanese del partito che si trovava a poche centinaia di metri dal Parco Lambro, il fatto che Turatello avesse anticipato 50 milioni di lire per consentirgli di corrompere, all’interno del partito, coloro che gli concessero quell’incarico, è contenuto negli atti di una indagine di Polizia Giudiziaria condotta dai miei carabinieri presso l’ippodromo di San Siro, ed incentrata sul giro delle scommesse clandestine, tutte in mano a Cosa Nostra, che utilizzava il denaro cash così guadagnato per distribuire alle mogli dei picciotti detenuti degli assegni alimentari che consentissero loro di sopravvivere, fino alla liberazione dei congiunti.
Ho poi letto tutti gli articoli che lei ha inserito, appoggiandosi al mio, a partire da quello in cui dichiara che, mentre si trovava con suo cugino a provare un go-kart, vide uscire dal Conte Biancamano Craxi, Turarello ed un giovanotto che le fu detto chiamarsi Berlusconi. E’ evidente che lei è una grandissima bugiarda, al limite della mitomania!
Sono davvero disgustato dall’avere dovuto fare, mio malgrado, la sua conoscenza. Tutte le sue ricostruzioni sono abborracciate, piene di inesattezze e di storpiature dei cognomi. Prego la  presidentessa del blog – unica donna che non nasconde i 1.81 cm e mezzo che porta in giro con la grazia di una amazzone – di fare una scelta, perché altrimenti emigrerò verso altri lidi: o la tuttologa o me.

Ti potrebbe interessare anche?