Nicolo Gebbia

Inghilterra e Francia tornano sul luogo del delitto

Ieri vi ho parlato di tre film che ci hanno  condizionati tutti, e che io trovo pesantemente ingannevoli. ‘Lawrence d’Arabia’, che  abbiamo visto almeno una volta in televisione, li batte tutti.

Lawrence non era quell’ingenuo archeologo che viene descritto, colpevole solo di scoprirsi sadico, masochista ed innamorato della propria fama, nel corso della campagna medio orientale condotta durante la Grande Guerra dall’esercito britannico, che lo condusse, partendo dall’Egitto, suo protettorato dalla fine dell’Ottocento, fino a Damasco.

Lawrence, figlio illeggittimo di un conte che mai lo riconobbe, ma finanzio’ i suo studi, doveva alle raccomandazioni di  papa’ l’ingresso nell’Intelligence Service, e le sue prime campagne di scavi, anteriori allo scoppio della guerra, erano  in realtà  un paravento per studiare gli apprestamenti difensivi ottomani, e lo stato di preparazione dell’esercito, che poteva contare su istruttori prussiani, austriaci ed italiani, eredita’ del patto di alleanza fra noi, Germania ed Impero Asburgico noto come Triplice Alleanza.

Noi carabinieri naturalmente c’eravamo, e l’ufficiale piu’ decorato alla fine della guerra (Victoria Cross e Legion d’Onore comprese), fu il maggiore Cosma Manera, che aveva cominciato la sua carriera proprio a Costantinopoli. Vi parlerò’ diffusamente di lui e della sua Legione Redenta quando raccontero’ la storia di un altro film famoso, ‘Cinquantacinque giorni a Pechino’.

La prima grande bugia di ‘Lawrence d’Arabia’ e’ proprio legata all’apporto fornito dalla Legione Araba all’economia generale della campagna, che nel film (e sui giornali inglesi dell’epoca) viene enormemente sopravvalutato. Perche’?Per gli stessi motivi per cui la Guerra Partigiana, assolutamente ininfluente militarmente, fu avallata dagli americani nell’Italia del dopoguerra, allo scopo di far crescere nella gente quell’orgoglio di se’ che tanto e’ stato loro utile per impedirci di realizzare che eravamo (e restiamo) solo dei burattini  di cui loro tirano le fila.

I beduini dell’epoca, cavallereschi, crudeli e coraggiosi combattenti, ebbero solo un ruolo folkloristico. Ma proprio per evitare che essi maturassero una coscienza nazionale, e piena consapevolezza di essere un popolo solo, furono distratti con la narrazione epica delle imprese condotte dalla Legione Araba, esemplare per tutte la presa di Aqaba, militarmente quasi inutile e comunque determinata, nella realtà, dalle artiglierie navali britanniche.

Grossi problemi il comandante in capo, il generale Allenby, perfettamente descritto nel film come il capo dei burattinai, li ebbe quando occupo’ Gerusalemme, perche’ gli integralisti islamici del  cattolicesimo, cioè i francescani, cacciarono dal Santo Sepolcro i preti ortodossi e quelli copti, impadronendosene e violando un accordo che durava dal 1865 sotto il nome di ‘statu quo ante’.

Esso prevedeva che le tre confessioni si alternassero per otto ore ciascuna nella vigilanza all’interno della Chiesa, e che le chiavi del suo portone d’ingresso fossero detenute da una famiglia di mussulmani, equidistanti.

Allenby chiamo’ allora il suo consigliere militare italiano, un tenente colonnello dei bersaglieri, perche’ negoziasse con i francescani che si erano asserragliati dentro la chiesa e minacciavano lo sciopero della fame. L’ufficiale rispose che se fosse stato per lui, il cui padre aveva partecipato alla presa di Porta Pia, bisognava passare per le armi tutti i francescani.

Allenby lo congedo’ e chiese consiglio al capitano Scalfi, il comandante di uno squadrone di carabinieri che lui stesso aveva appena decorato per avere comandato, pochi giorni prima, la carica di cavalleria culminata nella presa di Gaza (eravamo inquadrati in una brigata australiana che ci aveva fornito i cavalli dopo che i nostri erano morti tutti di dissenteria sulla nave che ci aveva condotto da Genova ad Alessandria d’Egitto).

Il carabiniere gli anticipo’ che avrebbe stanato i francescani con l’astuzia, ed ottenuta carta bianca da Allenby, fece allestire una tavolata davanti al portale del Santo Sepolcro, cui invito’ tutti gli ufficiali dello stato maggiore di Allenby. Il suo consigliere militare francese, geloso della regia italiana, malgrado il residente (cardinale) francescano fosse un parigino di antica schiatta, volle partecipare immolando tutte le sue riserve di fois grasse e champagne, ed Allenby diplomaticamente racconto’ nelle sue memorie che fu proprio l’aroma del fegato d’oca  che forzo’ la volontà di resistenza del parigino, che ordino’ ai suoi frati di aprire il portone, abbuffandosi con loro di ogni ben di Dio servito dai carabinieri cucinieri.

Questo non gli impedì nei giorni successivi di scrivere al Papa, invocando la scomunica per il capitano Scalfi. Noi carabinieri comunque, con il tipico cappello a larghe falde australiano su cui campeggiava il nostro pennacchio, restammo di guardia davanti al Santo Sepolcro, vegliando sul rispetto dello ‘statu quo ante’ fino al 1923.

Cosa successe alla fine della guerra di tutta quell’area geografica (attuali Siria, Libano  ed Israele), che fu definita Grande Siria? Secondo il trattato segreto Sykes-Picot del 1916, che programmava la spartizione dell’Asia  Minore fra Inghilterra e Francia, la Grande Siria doveva diventare un regno paraindipendente governato dal principe Feisal (Alec Guinnes nel film).

Fu intervistato da giornalisti statunitensi che gli chiesero quale sarebbe stato il suo atteggiamento nei confronti degli ebrei che dalla fine dell’Ottocento si insediavano in Palestina secondo il progetto sionista, teorizzato da Theodor Herzl sotto  l’influsso del  caso Dreyfus.

Il principe, un uomo di raffinata cultura che aveva trascorso la sua gioventù’ a Costantinopoli, rispose che lui intendeva incoraggiare la migrazione degli ebrei in Palestina, perche’ la loro proverbiale cultura ed il genio per gli affari che avevano dovuto sviluppare nel corso dei secoli a causa della persecuzione di noi cristiani, per la quale provava orrore e che non aveva mai allignato fra gli arabi, tutto ciò, sposato alla tradizionale laboriosità beduina, avrebbe trasformato in poco tempo la Grande Siria in un paese capace di rivaleggiare con quelli occidentali.

Non l’avesse mai detto. Gli antisionisti francesi, a confronto della cui ferocia i nazisti sono dei dilettanti, si levarono in coro all’unisono contro questo ‘amico degli ebrei’, e Churcill dovette retrocederlo a re di Giordania (bisnonno dell’attuale re).

La grande Siria divento’ un protettorato della Francia ed e’ in questa veste che entro’ nella seconda guerra mondiale, con le sue truppe collaborazioniste del regime di Vichy contrapposte a quelle britanniche , nelle cui fila militava Moshe’ Dayan quando un tiratore scelto francese gli cavo’ l’occhio sinistro.

Ora  Inghilterra e Francia sono di nuovo li’, sul luogo dei loro delitti, e proseguono a far danno.

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