Nicolo Gebbia

I Cacciatori di Sicilia alle grandi manovre

Gli Squadroni Cacciatori dei Carabinieri sono reparti dell’Arma che hanno ormai una pluridecennale esperienza sul territorio in Sardegna ed in Calabria.
In Sicilia, invece, ne è stato costituito uno solo nel 2017. Io, che sono un vecchio soldato, so bene quanto un nuovo reparto necessiti di tempi lunghi per raggiungere la sua perfetta operatività. Lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sigonella fa tesoro dell’esperienza sarda e calabrese, ed il Comando Generale ha scelto, per comandarlo, il miglior ufficiale che ci fosse sulla piazza perché, almeno virtualmente, è l’unità destinata a catturare la Primula Rossa Matteo Messina Denaro. Si chiama Matteo Corciulo ed è un ufficiale che proviene dai corsi regolari dell’Accademia di Modena ed ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza, nonché la laurea magistrale in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna all’Università Statale di Tor Vergata.
Egli è, quindi, un perfetto crisis manager.Ultimati i cinque anni della formazione di base (due di Accademia e tre di Scuola di Applicazione), è stato destinato al nostro Reggimento Paracadutisti, dove è rimasto molti anni, impegnato in lughe missioni che lo hanno visto sia in Bosnia, sia in Iraq che anche in Afghanistan.
Le esercitazioni militari congiunte della Forza di Intervento Rapido (FIR), che è la punta di diamante della NATO in Europa, lo hanno impegnato dalla Scandinavia all’Egitto.
Milanese di nascita (io vorrei esserne considerato quantomeno adottivo), quando ha dovuto affrontare il periodo cruciale nel Comando di Compagnia Territoriale, lo ha fatto per quattro anni a Matera, e scusate se è poco!
Non è personalmente responsabile dell’unico difetto che gli attribuisco, quel nome di battesimo che condivide con Salvini e Renzi. Con tutte le premesse che vi ho appena elencato, capite che egli è anche, come dovrebbe esserlo ogni buon ufficiale effettivo dei carabinieri, schivo e riservato nei confronti dei media.
Pensate che non sono riuscito a trovarne una foto, e neppure un profilo Facebook, e se, invece del Liceo Scientifico Einstein di Milano avesse frequentato il Classico Parini, sarebbe praticamente perfetto.
Quando finalmente ha ritenuto che il reparto da lui costituito fosse pronto per operare sul campo, ha scelto di cimentarlo nei luoghi più impervi rimasti in Sicilia, quel quadrilatero fra Mezzojuso, Godrano, Ficuzza e Corleone che è da sempre uno dei rifugi prediletti per i grandi latitanti di mafia.
Mi chiedete qual è il risultato operativo conseguito? È una domanda mal posta.
Il Tenente Colonnello Corciulo ha potuto constatare che i suoi uomini sono in grado di avvicinarsi agli immobili rurali mantenendo l’effetto sorpresa fino all’ultimo, e di introdursi in essi con la sicurezza di avere le spalle coperte da ben addestrati ed armati commilitoni.Questi sono i risultati conseguiti, ed essi sono abbondantemente positivi.
Unica nota stonata la comparsata televisiva del solito Maggiore Montemagno, che non ha saputo resistere alla tentazione di farsi un po’ di pubblicità personale, rilasciando anche la solita intervista filmata trasmessa spintaneamente dalla RAI.
Il fucile da caccia sequestrato, se l’operazione fosse stata gestita dall’Ufficio Pubbliche Relazioni dell’Arma, sarebbe stato sottaciuto perché si presta alla più scontata delle ironie: “Il gigante ha partorito un topolino!”. Non escludo che, come avvenne per l’intervista rilasciata in occasione di un incidente stradale mortale, qualche buontempone manipoli le immagini di Montemagno applicando ad esse un audio ironico.
Ma chi va per questi mari questi pesci piglia, e, per usare una allegoria gilettiana, fra Marco Montemagno e Matteo Corciulo c’è la stessa differenza che corre tra Nunzia De Girolamo e Mara Carfagna.

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