Nicolo Gebbia

Giletti dentro un cul de sac

Quando fui mandato a comandare la tenenza di Ales, dove è nato Antonio Gramsci, era il settembre del 1977. Avevo alle dipendenze 12 stazioni, la cui competenza ricadeva su 31 comuni, per un totale di 500 chilometri quadrati. Ma quanti erano gli abitanti complessivi della tenenza? Solo ventinovemila. Una delle stazioni mi entrò subito nel cuore, perché assomigliava per molti versi al luogo d’origine della mia famiglia, Mezzojuso. Il paese e la stazione di Morgongiori stavano al monte Arci come Mezzojuso sta alla Brigna.

Una comunità montana che viveva del legname segato nel bosco, di pastorizia e poco altro. Qualche raro vigneto e pochissimi appezzamenti di terreno coltivati a grano. Quella regione della Sardegna si chiama Marmilla ed è ancora adesso, mezzo secolo dopo, la più povera dell’isola. Morgongiori aveva però una particolarità che lo rendeva unico: l’amministrazione comunale era in mano ad una misteriosa organizzazione di ispirazione cristiana denominata Soci Costruttori.

Nata in Belgio nel 1953 per assistere i profughi della seconda guerra mondiale, si era sviluppata secondo linee ideali che privilegiavano l’autonomia totale del territorio ed addirittura il baratto in luogo del commercio. Erano tutti giovani studenti appena diplomatisi ed iscritti all’università, che avevano facilmente vinto le elezioni amministrative contro i vecchi democristiani, socialisti e comunisti, incapaci di accordarsi fra loro ed attaccati ognuno al suo piccolo privilegio da conservare.

I Soci Costruttori invece misero a disposizione della popolazione l’enorme patrimonio demaniale del comune, e pretendevano addirittura che le sue cospicue risorse idriche venissero vendute ai comuni limitrofi a caro prezzo. Nella scuola media del luogo, poi, furono accantonati i programmi ministeriali ed elaborati piani di studio singolarissimi.

Su una sola cosa non riuscivano a mettersi d’accordo: bisognava insegnare ai ragazzi solo la storia di Morgongiori, oppure anche un po’ di storia della Sardegna? Di storia italiana manco a parlarne. Italiano era sinonimo di colonialista, ed in questo quadro noi carabinieri vissuti come truppe d’occupazione. Io li studiavo con grande attenzione ed ogni tre mesi mandavo una dettagliata relazione al SISDE, dove si erano resi conto che Morgongiori poteva diventare brodo di cultura per Barbagia Rossa.

Non è accaduto ed oggi quel paesino è tornato nelle mani dei partiti sardi tradizionali. Ma l’esperimento di Giletti con Mezzojuso mi ricorda molto quella mia avventura giovanile in Sardegna. Provo a fare un po’ di ipotesi: compulsando YouTube ho potuto constatare che lo showman odia la Regione Sicilia, l’autonomia speciale ed i suoi privilegi. Come dargli torto? Essi appaiono assurdi anche a me, e solo contestualizzando il momento storico in cui furono concessi, riesco a comprendere come un’Italietta sconfitta militarmente e tenuta sotto scacco da quel fascistone del bandito Giuliano, pur di impedire che la Sicilia diventasse la quarantanovesima stella degli Stati Uniti, le concesse sostanzialmente un forte reddito di cittadinanza: tu cittadino italiano di Sicilia saprai per sempre che quali che siano le passività ed i debiti pubblici contratti dai tuoi amministratori locali, Roma pagherà il conto e risanerà il bilancio.

Tutto ciò al guitto piemontese non va giù, e non essendo riuscito a colpire direttamente la Regione Sicilia, da quel vile che è ha pensato di togliersi la soddisfazione di far commissariare un piccolo comune siciliano. L’antica frequentazione con l’attuale Prefetto di Palermo gli è parsa di buon auspicio e le pieghe dell’industria principale che prospera in Sicilia, quella dell’Antimafia, sempre alla ricerca di nuove vittime cui elargire i soldi di Roma, gli hanno consentito di cavalcare una reinvenzione della inesistente mafia dei pascoli per trasformare in icone di ogni luogo comune (la condizione femminile nel lavoro, l’isolamento dai propri compaesani ecc. ecc.) tre attrici di strada di grande presa sul pubblico più sprovveduto.

Le suddette attrici, degne epigone del neorealismo italiano di Ladri di biciclette e Zampano, col loro piagnucolamento spontaneo sono ormai diventate una risorsa inestinguibile dell’emittente. Ma in penuria di materia prima bisogna darsi da fare, e dopo il provvidenziale incendio in favore di telecamere dell’automobile di Salvatore Battaglia, con la susseguente trasmissione strappalacrime in cui Giletti gliene regalava una nuova, ecco ora i tour delle associazioni antiracket che superano le loro divisioni interne con pellegrinaggi alla versione più moderna dell’albero Falcone, la piazza di Mezzojuso, con foto ricordo dietro lo striscione di solidarietà ed omaggio floreale alle sorelle.

Non poteva mancare infine l’uso delle bombolette di vernice rossa: Comune mafioso e porco, W Sorelle Napoli. E per chi non avesse capito perché porco, un’altra scritta: Luci Rosse: Spalla+Giardina.

Spiego ai miei venticinque lettori che L’allusione è di natura affettiva fra il sindaco Giardina ed una impiegata comunale. Dopo ogni omicidio di mafia la tradizione vuole che il primo che si presenta per le condoglianze è l’assassino.

Vi trascrivo qui’ di seguito la prima manifestazione di solidarietà e sdegno che è apparsa sui social media, con grande tempestività, quella di Salvatore Battaglia: “Questo non è il modo corretto di manifestare la propria solidarietà. Ci sono due motivi principali per cui reputo sbagliato questo comportamento, il primo è che il vandalismo non può essere una risposta al problema…bla …… bla… ; il secondo è che sfruttare il piano umano e personale è proprio il modus operandi che è stato usato contro di noi e che da sempre denunciamo …..bla….bla…;sopratutto per rispetto alle relative mogli, mariti o figli che …..bla …bla…sulla base di pettegolezzi insensati e sterili… ed esprimo fortemente la mia condanna. Queste azioni non possiamo tollerarle, non ci renderebbero diversi da chi abbiamo denunciato per averci calunniato e diffamato. Alla base di ogni nostra azione c’è il rispetto della persona e della legalità e chi non segue questa linea non può esserci solidale”.

Vi prego di osservare che Battaglia ormai parla di un noi strettissimo che cementa per sempre come da un lato ci sia il partito suo e delle sorelle, e dall’altro tutti i ‘nemici’. E tu Giletti , che ti sei cacciato in questo cul de sac , e che oggi hai mandato il tuo censore di fiducia in paese, Lupo, per il solito taglia e cuci di quello che è utile alla soap opera, avrai il coraggio di scendere così in basso da occuparti pure delle scritte con la bomboletta? Vergogna!