Nicolo Gebbia

Giletti, il coronavirus ed i bersaglieri

Apprendo che in una sezione dei bersaglieri in congedo hanno tolto la bandiera europea ed hanno postato una lettera all’Europa in cui le comunicano che saranno lieti di riesporla quando essa si sarà dimostrata solidale. Quale la reazione delle autorità ? La competente Prefettura ci fa sapere che il vilipendio (?) sarà perseguito penalmente ed i suoi presunti responsabili saranno nel frattempo multati per essersi allontanati da casa senza giustificato motivo. Questo mi ricorda uno degli episodi più infami della nostra repubblica, quello di cui essa si rese responsabile nei confronti del colonnello Bettoni, quel comandante del reggimento Savoia Cavalleria che guidò, il 24 agosto del 42 la carica di Isbuscenskij, l’ultima carica di cavalleria della storia militare mondiale, per giunta coronata dal successo, perché grazie ad essa il reggimento ruppe l’accerchiamento dei russi, riuscendo a ritirarsi invitto e con la sua bandiera di guerra. L’otto settembre del 43 esso si trovava nella sua storica sede, la caserma Montebello di Milano, nella quale ho vissuto per otto anni della mia vita, e questo è il motivo per cui conosco la verità che non trovate neanche nella storia del reggimento che ha pensato di nasconderla ai posteri dietro la vaga dicitura che ‘ il reparto si disperse. Non è così, scapparono tutti in Svizzera come il padre di Berlusconi, mentre i carristi del reggimento di mio padre affrontavano i granatieri tedeschi a Porta San Paolo ed i suoi ufficiali costituirono una formazione partigiana , la banda Battisti, che partecipò attivamente alla resistenza romana nell’inverno 43/44. Bettoni era ancora ricoverato per le ferite riportate durante la carica, ed il reggimento era comandato dal maggiore Pietro Piscicelli, quello che si era opposto alla carica ed aveva suggerito a Bettoni di suddividere i 650 cavalieri in due gruppi, restando lui alla retroguardia. Costui guidò il reggimento, a cavallo e con i carri delle salmerie, fino al deposito reggimentale di Solbiate Olona, dove fu lasciato il cavallo Albino, che aveva delle forti coliche, e da lì, dopo avere mandato esploratori alla ricerca di un valico non presidiato, il giorno dopo si presentarono tutti a quello della Cantinetta, dove non c’erano tedeschi, consegnandosi, armi e bagagli agli sbalorditi svizzeri, che per prima cosa li disarmarono, privandoli anche delle sciabole, oltre che delle mitragliatrici pesanti , delle pistole degli ufficiali e dei fucili in dotazione individuale. Presero in consegna anche lo stendardo del reggimento, l’onta più grande che un reparto possa subire. I primi giorni dormirono sotto le tende, mentre gli ufficiali, quasi tutti aristocratici, venivano ospitati nelle loro case dai bottegai svizzeri che già pregustavano il piacere di raccontarlo ai loro nipotini. Fu poi allestito un campo d’internamento, dove, secondo le norme della convenzione di Ginevra, attesero la fine della guerra, mentre i cavalli vennero tutti macellati per pagare le spese affrontate dagli svizzeri per mantenere quei 650 uomini. Solo il capitano Gianoli tentò di raggiungere Milano per coadiuvare il generale Cadorna (che era a capo del CLN Alta Italia), già comandante del reggimento in passato. Non gli riuscì e fu catturato dai tedeschi, sopravvivendo all’internamento. Dopo la guerra Bettoni riconobbe il cavallo Albino a Varese, aggiogato al birroccio di un verduraio, e lo comprò. Sopravvisse molti anni, ed io tenevo la mia Golf Cabriolet proprio nel suo box, sotto la targa che lo ricordava. Per lo stendardo Bettoni fu più selettivo, perché lo andò a recuperare in Svizzera, quasi rubandolo, e lo consegnò a re Umberto a Cascais.Malgrado la sua intensa partecipazione alla resistenza bresciana, che gli costò l’arresto da parte dei tedeschi nell’agosto del 44,malgrado le due medaglie d’argento al valore militari, malgrado l’Ordine militare d’Italia, malgrado le sue medaglie olimpioniche, fu per questo punito disciplinarmente dalla nostra repubblichetta nata per broglio, e preferì congedarsi piuttosto che essere costretto a giurare fedeltà ad essa nel 1947. Morì d’infarto mentre presiedeva la giuria di piazza di Siena durante il concorso ippico del 1951. Corrado Lancia, il protagonista dei miei gialli, gli deve molto. In ogni caso quanto successo oggi ai bersaglieri in congedo mi ricorda la punizione di Bettoni, e mi chiedo perché multare loro e non anche Nunzia di Girolamo e Pietrangelo Buttafuoco perché domenica scorsa hanno lasciato arbitrariamente le loro residenze salernitana e catanese per partecipare ad uno show televisivo a Roma, ospiti di un guitto più volte censurato dall’ordine dei giornalisti, dal quale è solito dimettersi quando ha sentore che stanno per espellerlo, tranne poi rientrarvi quando si sono calmate le acque. Conte, facci vedere che i tuoi dictat valgono per tutti, Di Girolamo e Buttafuoco compresi.

L’immagine che vedete, fa parte della storia della fotografia ed è stata scattata da Leni Rifensthal alle Olimpiadi di Berlino nel 1936. A destra, il Capitano Silvano Abbà, vincitore del Bronzo, immolatosi con il suo squadrone a Isbuscenskij, Medaglia d’oro al valor militare.

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