Nicolo Gebbia

Gilettate varie

La scorsa domenica il grande giornalista ha celebrato la sua vittoria!
Lo ha fatto con la falsa modestia che gli è propria, affermando che “non è mai bello quando un comune viene sciolto per mafia”.
Ci ha poi mostrato la visita di ossequio del ministro Provenzano a casa delle tre sorelle Napoli, naturalmente con le sole telecamere de La7 ad immortalare l’evento.
È stata l’occasione per rallegrarci, visto che in una trasmissione precedente le sorelle avevano dato notizia di un grave accidente di salute occorso alla loro madre durante la scorsa estate.
Il ministro Provenzano, evidentemente, anche in virtù del cognome taumaturgico che porta, ha detto all’anziana signora : “Alzati e cammina”, e lei lo ha preso in parola.
A seguire un concentrato della famosa serata a Mezzojuso, con tutti i protagonisti funzionali all’assunto nuovamente ritrasmessi, ed il tocco magistrale di Rita Dalla Chiesa che si indigna contro una paesana che solo lei ha sentito irridere all’uccisione di suo padre, cui deve la carriera nelle televisioni di Berlusconi.
Ci sono due cose, però, che non ho capito. La prima è come mai questa volta Giletti non abbia citato me, che tanto gli sono utile per suffragare, a modo suo, la verità che, finalmente l’ha ammesso, lui ha appreso “riservatamente”, cioè la presunta presenza del sindaco Giardina, in cimitero, alla tumulazione della salma di un boss. Naturalmente abbiamo ascoltato nuovamente Salvo Palazzolo ricordare che la chiesa scomunica i mafiosi, come consta a lui, da quel buon cattolico che è da sempre (me lo hanno confermato i suoi colleghi di gioventù del quotidiano l’Ora, che proprio per questo lo avevano soprannominato “muzzicacolonne”).
La seconda cosa che mi ha colpito, però, ancora non sono riuscito a comprenderla, ed è l’uscita di scena di Salvatore Battaglia. Non è stata riproposta la sua splendida comparsata nella trasmissione da Mezzojuso, e nemmeno si è parlato degli inseguimenti subiti dai mafiosi che volevano farlo uscire di strada, dell’incendio appiccato alla sua macchina, e, per ultimi, dei freni sabotati a quella regalatagli da Giletti, i cui pneumatici sarebbero stati recentemente tagliati. Stranamente, poi, malgrado il giovanotto fosse presente in casa Napoli durante la visita di Provenzano , nelle immagini trasmesse egli non appare.
Sono fortemente preoccupato, perché temo che il mio amico Salvatore, sensibile com’è, possa reagire a questa censura con un colpo di testa.
Prima dell’enigma finale che concluderà questo articolo, invidioso dell’imprenditore piemontese che Giletti ha ospitato in trasmissione, rimarcando che si era pagato l’aereo col suo portafoglio, voglio dire a Daniela, Valeria e Maria (le tre commissarie) che troveranno in cassa 1550 euro da me maturati per i sei mesi in cui sono stato assessore, prima di dimettermi. Anche io, come quel signore, sono sempre andato a mie spese a Mezzojuso per le riunioni di giunta e mi piacerebbe tanto che le potenti macchine agricole provenienti da Cuneo per arare il feudo Napoli avessero i loro serbatoi pieni della nafta pagata con quei soldini mai ritirati. È evidente che i miei compaesani potranno uscire dal tunnel oscuro in cui sono precipitati, solo quando Telegiletti mostrerà il volto delle tre sorelle ridenti e soddisfatte. Cari mezzjusari, come diciamo noi nati a Napoli, addapassa’ a nuttata. Nel frattempo Giletti, con una impudenza superata solo da quella di Crocetta, ce lo ha riproposto dal suo elegante salotto, non per chiedergli notizia del sindaco e degli assessori arrestati a Casteldaccia per corruzione, tutti esponenti del movimento “Il Megafono”, da lui fondato, ma per fargli affermare una solenne castroneria, e cioè che quando venne a Mezzojuso, perché Schillizzi invitava a votare per lui ed aveva organizzato una “pizza elettorale”, ci sarebbero stati dei minacciosi mafiosi presenti con cattive intenzioni, e per quel motivo l’illustrazione del suo programma sarebbe stata dirottata verso una tipica produzione locale, le castagne. Una falsità assoluta! Fu lui, a corto di argomenti, che si informò sulla festa delle caldarroste, e mafiosi non ce n’erano, solo astanti annoiati.
Ho notato, poi, che Giletti, paraculescamente, non la smette mai di puntualizzare che il caso delle sorelle Napoli non l’ha inventato lui, ma Salvo Palazzolo, con il suo articolo del 22 settembre 2017 su Repubblica.
Ai fini della ricostruzione di questa enorme bolla mediatica, che prima o poi sarà fatta dagli storici, bisogna puntualizzare che il il 14 ottobre 2017, su The Guardian, Lorenzo Tondo narrava l’accaduto con molta maggiore accuratezza ed un titolo particolarmente suggestivo: “Come la mafia dei pascoli di Cosa Nostra sta distruggendo gli agricoltori siciliani”. Nel sottotitolo si affermava che “la mafia siciliana sconfitta dai magistrati e dai rivali è regredita alle sue origini rurali, orchestrando una campagna intimidatoria volta a spogliare gli agricoltori della proprietà delle loro terre”.
L’articolo potete leggerlo nel mio pezzo “The Napoli sisters” dello scorso 25 ottobre.
Una cosa significativa è che, malgrado la dovizie di particolari,in esso non si parla di Mezzojuso. Ciò è corretto, visto che l’intero feudo si trova nel comune di Corleone.
Ricordino pertanto gli storici che la croce arbitrariamente posta sulle spalle dei mezzjusari è un regalo proprio di Salvo Palazzolo.
Infine permettetemi uno sberleffo al presidente della giunta regionale Musumeci. Lui pensava che con quell’ipocrita comunicato di solidarietà alle sorelle Napoli avrebbe evitato di fare la fine di Gianfranco Miccichè, anch’egli perseguitato da Giletti. Invece no: Danilo Lupo, prontamente ristabilitosi dalla sua appendicite, è andato a Catania, ed ha indagato sull’ Istituto di Incremento Ippico per la Sicilia, che ha sede proprio nella città etnea.
Abbiamo scoperto così che tutti i garzoni di scuderia (grum in inglese, palafrenieri in italiano) sono diventati impiegati direttivi e che qualcuno di loro è allergico al crine di cavallo, ragion per cui non c’è più nessuno che accudisca ad essi.
Inoltre sono stati stanziati milioni di euro per l’edificazione di un parcheggio dalla evidente inutilità.
Mi devo rallegrare con la mia lontana cugina che presiede l’Istituto perché, con la saggezza antica della sua casata, Lupo non lo ha nemmeno ricevuto, facendogli dire dalla sua servitù: “La principessa è indisposta”.
Appena avrò modo di andare a Catania mi recherò da lei per chiederle se anche io, che sono nullatenente, posso trovare il destro di suggere la mammella regionale, sempre gonfia di soldi pubblici.
Ma la rivelazione più succosa, fattagli proprio dai palafrenieri promossi funzionari, è che Musumeci si coltiva l’ Istituto di Incremento Ippico come bastone per la sua vecchiaia, che lo vedrà Presidente di una così redditizia e suggestiva sinecura.
Chiunque pensi di blandire Giletti per evitare il morso del cobra, rifletta sull’accaduto e sposi l’unica strategia vincente, respingerlo frontalmente, senza mai accettare di esserne ospite e senza mai consentire ai suoi ascari di esercitare il loro stalking. Infine una nota sulla foto di copertina,che mostra il cordialissimo tête-à-tête fra il ministro Boccia ed il sindaco mafioso per antonomasia, Salvatore Giardina.

È stata scattata a Corleone solo pochi giorni prima che Giardina fosse inscritto formalmente nella rubrica che annovera i mafiosi della provincia di Palermo, quello dove ancora si legge, al numero 859, il nominativo di Salvatore Napoli. Dubito che, con una così eclatante testimonianza di contiguità, Boccia potrà ripresentarsi alle prossime elezioni, ma forse, facendosi raccomandare da sua moglie Nunzia De Girolamo, sopravviverà a questo brutto incidente di percorso.Per concludere voglio rivelarvi una novità che viene dal nostro Reggimento Carabinieri a Cavallo: “Non è l’Arena” è seguitissimo dai carabinieri sardi originari di Sedilo,di Ozieri, Santo Lussurgiu, di Burgos e di tutto il Sarcidano, che formano l’80% del personale. Dopo la trasmissione di domenica scorsa sull’Istituto di Incremento Ippico per la Sicilia, hanno presentato tutti domanda per essere promossi marescialli.

Post scriptum: stavo per dimenticarlo. Avete notato che in studio è apparso Antonio Di Pietro solo dopo che Giletti aveva chiuso la pagina dedicata alle sorelle Napoli? Grande furberia del conduttore! Egli sa che il contadino di Montenero di Bisaccia, scarpe grosse e cervello fino, sull’argomento “sorelle Napoli” non è disposto ad unirsi al coro, perchè ha maturato opinioni diverse.
Noi di Mezzojuso lo ringraziamo per questo e gli perdoniamo volentieri l’umana debolezza di accettare comunque gli inviti in studio. Lo perdoneremmo ancor più volentieri se si esibisse nuovamente in un bel battibecco con Nunzia De Girolamo, magari rinfacciandole le universalmente note meschinità, e le manifestazioni di arroganza di quando affermava che “a Salerno non si muove foglia che io non voglia”.
Vi prego, comunque, di apprezzare che Mara Carfagna, altra classe, altro stile, rispetto alla “vaiassa”, da Giletti non c’è mai andata.

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