Nicolo Gebbia

Geopolitica del Coronavirus

Chi ce lo avrebbe detto, lo scorso Natale, che questo anno bisestile tanto avrebbe inciso sull’umanità dabbene!
I poveri africani che non contano nulla, quasi che il Padreterno abbia pensato in termini di compensazione, continuano ad essere sterminati per colpa delle locuste che hanno invaso ed infestato vari paesi, tra cui Tanzania, Uganda, Kenya, Sudan, Etiopia, Somalia, Gibuti e lo Yemen.
Sono state distrutte le coltivazioni di riso, di mais, d’orzo, di canna da zucchero, di banane e di palme da dattero.
Venti milioni di persone rischiano di morire di fame.
Però, con grande loro soddisfazione, ancora neanche un caso di Coronavirus.
Da noi, invece, il lombardo-veneto ha mostrato finalmente la vera natura dei politicanti che lo governano da decenni.
Zaia, per chi non lo sapesse, prima di diventare massone in Transilvania, era solo il buttafuori di una discoteca nella provincia per antonomasia della “razza Piave”, quella dove ogni volta che declino le mie generalità, nel momento in cui dico nato a Napoli vedo il sogghigno o lo sberleffo che traspare sul volto del mio interlocutore.
Appena arrivato a Treviso, venticinque anni fa, fui chiamato a premiare il terzo fra i migliori coltivatori di radicchio, e siccome non si trovava, durante le ricerche, con il microfono in mano, raccontai che il mio omonimo nonno, tornato dall’ospedale da campo che dirigeva sul Montello, pretendeva da sua moglie Eleonora di trovare il radicchio sulla loro tavola, finché la povera donna fu costretta ad assumere una cameriera che veniva da Zero Branco (lì c’è un monumento alle vittime di guerra che recita “Zero ai suoi caduti”) e che si faceva spedire dai suoi fratelli il radicchio per le esigenze dei Gebbia. Quando ebbi detto tutto ciò, le centinaia di persone presenti mi guardarono con un muto silenzio di disapprovazione.
Fu lì che un sottile mediatore culturale (non per nulla parlamentare democristiano per varie legislature, l’onorevole De Poli), mi sussurrò all’orecchio: “Maggiore, lei li ha offesi, ricordando loro che c’è stato un tempo in cui un siciliano poteva avere una cameriera di queste parti”.
Del resto forse ricorderete, se amate il cinema come me, che le servette del neorealismo erano tutte venete, a partire dalla Carla Gravina dei “Soliti ignoti”.
Ognuna di esse è, idealmente, la nonna di Luca Zaia, e quindi come meravigliarsi quando gli sentiamo dire che i cinesi mangiano i topi? Per inciso, i poveri della provincia di Treviso l’unica carne che mangiavano era quella dei piccioni catturati con le reti, come dimostra il loro prodotto gastronomico più rinomato, che non è il tiramisù, come vogliono farci credere, ma la “sopa coada”, dove il piccione viene cucinato con avanzi di pane e verdure, ed io ne vado matto. Lombardi e veneti discriminati da noi terroni, ed italiani respinti nei porti africani, fanno il paio con il blocco dei voli dall’Italia che ha trasformato in italofobia quella che noi liceali chiamavamo xenofobia.
Poi i tuttologi che imperversano alla televisione consentono ad improbabili esperti di darci senza soluzione di continuità saggi consigli per evitare il contagio.
Io sono a Mondello, ospite di mia madre che ha appena compiuto novantasei anni, e mi tiene in quarantena a casa nostra, senza neanche usarmi come autista, perché dice di preferire guidare da sola la macchina, come fa quando non ci sono, piuttosto che avermi al suo fianco, a meno di un metro, nella sua Mini Cooper gialla col tetto bianco.
Arrivati a questo punto ho deciso che lunedì torno a Treviso da mia moglie, una “razza Piave” temperata dal padre fiorentino, Mario Carboncini, cresciuto a casa di sua nonna Zelfira Sansoni Brunelleschi.
Io la amo molto, e il fatto che ogni giorno nella sua farmacia di Piazza Duomo sia a contatto con tante persone sofferenti mi inquieta, ma quale migliore vendetta, nei confronti di mia madre, di premorirle per un Coronavirus polentone?
Tuttavia prima che ciò accada lasciatemi il destro di dire un paio di stupidaggini in più.
Alla Scuola di Guerra di Civitavecchia mi insegnarono che gli eserciti del Patto di Varsavia affrontano i campi minati in maniera completamente diversa da noi occidentali, che abbiamo elaborato sofisticati mezzi per creare un varco attraverso di essi, concentrandoci tutti là dentro fino a quando non ci siano più mine sul terreno: i sovietici, invece, attraversano i campi minati come se essi non esistessero, dopo avere constatato che le perdite sono esattamente le stesse di quelle subite da noi occidentali.
Questo mi ha indotto a riflettere sul fatto che forse, se affrontassimo il Coronavirus nella stessa maniera, i risultati sarebbero assolutamente analoghi a quelli che stiamo ottenendo con le nostre isterie igieniche, con il vantaggio di non influire significativamente sull’economia. Avete notato che dalla Russia non ci giunge notizia di precauzione ai danni dei paesi già colpiti?
Che non sia una lezione di civiltà, quella che ci stanno dando?
Infine una riflessione maliziosa: nella peggiore delle ipotesi noi vecchi moriremo tutti, risanando così il bilancio dell’ INPS con tutte le spese pensionistiche che si eviterà, ma voi giovani che ci sopravviverete ho il dubbio che resterete disoccupati lo stesso, come oggi, e per giunta senza poter confidare sull’aiuto dei nonni, ognuno dei quali mantiene in media un figlio e due nipoti.
I sopravvissuti, in ogni caso, alla luce delle esperienze che abbiamo fatto in questi ultimi anni, partendo dai Pentastellati per finire con le Sardine, potrebbero testare un nuovo tipo di governo della cosa pubblica, la lotteria.
Mi spiego meglio: grazie alla potenza del web, estrarre a sorte fra tutti i cittadini italiani maggiorenni quello che farà il primo ministro, pensate che ci darebbe risultati molto peggiori di Conte?
Estrarre a sorte il ministro della salute, pensate che porterebbe ad un personaggio capace di affrontare il Coronavirus meglio di quanto accade oggi?
Estrarre a sorte il ministro della pubblica istruzione, pensate che ci darebbe necessariamente una persona meno competente di Valeria Fedeli?
Estrarre a sorte il ministro della difesa pensate che ci metterebbe nella posizione di avere finalmente la certezza che se il Vaticano ci dichiara guerra, le nostre forze armate sarebbero vittoriose contro le guardie svizzere?
Premesso che con un simile sistema di governo non capisco che necessità ci sarebbe di mantenere i partiti politici, nel caso essi dovessero sopravvivere comunque, pensate che la Lega, se estraesse a sorte il suo segretario, ne troverebbe uno necessariamente più stronzo di Salvini?
Il sistema, in ogni caso, sarebbe la realizzazione concreta di una utopia, e cioè che ogni essere umano abbia pari opportunità di successo.
Fino ad oggi ciò è accaduto concretamente solo con l’Associazione Governo del Popolo , nella quale è stato estratto a sorte come presidente tale Francesco Carbone, la concretezza delle cui realizzazioni non sfugge a nessuno.
Nel momento in cui trasmetto questo pezzo, ricevo la notizia che nel carcere di Salerno, i duecento detenuti della prima sezione, saputo che il consiglio dei ministri ha sospeso i colloqui fino al 31 maggio, hanno preso possesso del penitenziario, devastandolo e respingendo il direttore ed il comandante delle guardie con l’acqua degli idranti ormai in loro possesso.
Che il Coronavirus non evolva nella rivolta di Spartaco, dando inizio alla Quarta Guerra Servile?

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