Nicolo Gebbia

Gentile Dottore Roberto Scarpinato…

Gentile dottore Scarpinato, mi rivolgo a lei nella sua qualità di amico di famiglia. Ricordo gli eccellenti rapporti che intercorrevano fra lei ed il fratello minore di mio padre, Peppuccio Gebbia, magistrato anch’egli a Palermo, prematuramente scomparso a Parigi il giorno di Natale del 1986 per un tipico caso di mala sanità siciliana dell’epoca.Decenni dopo lei è venuto al funerale di mia zia Laura Valentino, la vedova di Peppuccio, a riprova di un legame neanche scalfito dal trascorrere del tempo. Ricorderà certamente che mio zio Peppuccio, certo non uomo di sinistra, conservasse tragica memoria dell’arresto di suo padre, medico condotto di Villafrati, voluto dal fascistissimo prefetto Cesare Mori, con l’accusa di procurato aborto imbastita dai carabinieri del luogo. Essi verbalizzarono la testimonianza di una donna che aveva somministrato alla figlia incinta una pillola fornitale da mio nonno per sbarazzarsi da una gravidanza indesiderata. Nel verbale la donna dichiarava che 48 ore dopo aver ingerito la pillola miracolosa, sua figlia aveva vomitato il feto. Mio nonno volle difendersi da solo e fu prosciolto in istruttoria. Solo che ciò accadde dopo due anni di detenzione preventiva nel carcere dell’Ucciardone, dove divideva la cella con il famigerato don Vito Cascioferro. Credevo che L’arbitrio dei fascistissimi carabinieri di allora fosse relegato alla storia di un’epoca e di un regime che l’Italia dovrebbe essersi messa definitivamente alle spalle, ma oggi comincio a dubitarne. Mi giunge voce di perquisizioni alla ricerca di armi,operate vanamente oggi a Mezzojuso,ai sensi dell’articolo 41 TULPS sulla base di segnalazioni anonime. Se tanta solerzia l’arma locale avesse dimostrato durante la latitanza di Bernardo Provenzano, forse essa sarebbe durata 11 anni di meno, visto che abbiamo la certezza processuale che è lì che egli si nascondeva già nel 1995. Quale la mia preghiera? Chieda alla Procura di Termini di inviarle gli atti con richiesta di accertamento disciplinare nei confronti dello o degli ufficiali di polizia giudiziaria responsabili. Il procedimento relativo è improntato ad una procedura fortemente garantista, e quindi tutt’altro che certa l’irrogazione della censura o della sospensione. Però certo sarebbe finalmente che, oltre che a Berlino, c’è un giudice anche a Palermo, altrettanto coraggioso di quello che dette torto al re di Prussia e ragione al mugnaio. Qui il re veste i panni di un onnipotente imbonitore televisivo il quale negli ultimi due anni ha impunemente.sottoposto ad un sistematico linciaggio mediatico un’intera comunità ed il suo sindaco. Prefetto e Questore sono stati a guardare, lei , ne sono certo, vorrà toccare con mano. Ringraziandola anticipatamente, mi firmo Nicolò Sergio Gebbia, caporale onorario nel secondo battaglione della Brigata Gurka di Sua Maesta’ Britannica.