Nicolo Gebbia

Festa della Repubblica: viva la parata Pummarò

W la brigata Pummaro’. Sono 65 anni che non me ne perdo una. La prima fu quella del 1955, al ritorno dalla Somalia. Mio padre con il mezzobusto svettante dalla torretta del suo carro armato mi inorgogliva molto. Quest’anno ero particolarmente curioso, viste le tante polemiche che hanno preceduto la sfilata del 2 giugno in via dell’Impero a Roma. Effettivamente la tribuna che fronteggiava quella delle massime autorità era vuota, disertata dalla Meloncina , Ignazio La Russa ed altri contestatori scacciati dall’altra , quella che ospita il presidente della Repubblica . Quali sono state le novità tecniche? Per prima cosa ho notato l’assenza dei militari in uniformi storiche. Bene, ci siamo risparmiati la mortificazione di vedere comparsate relative a fantasiose origini plurisecolari , in cui maestra è la Guardia di Finanza, subito seguita dalla Polizia di Stato. I cui funzionari in borghese con la fascia tricolore sono stati un contributo pro veritate che ho molto apprezzato . Peccato per i loro colleghi in uniforme con la sciabola sguainata, che mi fa sempre pensare al commissario Maigret il 14 luglio in analoga foggia lungo gli Champs Elisees, ridicolaggine che in Francia finora gli hanno risparmiato. Circa le sciabole ricordo che nel dopoguerra erano state abolite(come negli Stati Uniti), ma poi l’Unione Militare, grande potentato economico dell’epoca, ne trovò alcune migliaia accantonate in un magazzino di Roma, murato a cavallo dell’8 settembre, e così nel 1954 tutti gli ufficiali furono costretti ad acquistarne una. Da qui ad imporle anche ai funzionari di polizia però il passo è stato troppo lungo.Propongo una marcia indietro :sbarazziamocene per sempre come fecero oltreatlantico. Altra novità il colore del basco dei militari del Col Moschin , gli eredi degli arditi della prima guerra mondiale. Sono passati dal nero al cachi, e cominciano ad assomigliare sinistramente a quelli indossati dai maro’ della Decima MAS di Junio Valerio Borghese. Una grande soddisfazione l’ho avuta nel vedere sfilare in elegante completo bianco panna una compagnia di giovanotti del “servizio civile”, eredi degli obiettori di coscienza. Quando ero ragazzo passavano il servizio militare, e qualche mese punitivo in più, rinchiusi nel carcere militare di Gaeta, oziando e giocando al pallone tutto il giorno. Ma neanche da detenuti condannati per la loro vigliaccheria , si era preteso che imparassero a marciare inquadrati ed mantenendo il passo come li ho visti fare oggi , con una forma militare degna di un reparto di SS. Noi carabinieri avevamo una novità che è rimasta sotto traccia. Il reggimento dei nostri para’, il Tuscania, è stato elevato al rango di Brigata, con relativo incremento organico. Considerando il contemporaneo decremento dell’Esercito, fra poco la nostra forza di intervento rapido( force de frappe la chiamano i francesi) ci consentirà di prendere il potere in qualsiasi momento. Estote parati ! È probabile che gli unici dai quali ci faremo aiutare siano i vigili urbani di Roma Capitale, che quest’anno hanno sfilato davanti al Capo dello Stato urlando : “ Roma “ Corre già voce che l’anno prossimo saranno in uniforme da combattimento nera, ispirata a quella dei carristi tedeschi delle divisioni Panzer, e grideranno : “ Roma o morte”. Ma il mio favore va sempre ai bersaglieri che chiudono la sfilata a passo di corsa e con i piumetti e al vento. Loro e noi carabinieri , tra il 1860 ed il 1870 , in sinergia, abbiamo sterminato quasi un milione di bastardi borbonici che non ne volevano sapere di diventare savoiardi, e così facendo “ abbiamo fatto l’Italia” . Ci è venuta bene? Lascio a voi il giudizio. È comico comunque che in ambito Nato, la brigata bersaglieri Garibaldi, destinata a precedere tutti gli altri nei nuovi teatri d’operazioni, impiantando la logistica di base, a causa delle tonnellate di conserva di pomodoro con le quali riempie subito i nostri magazzini, ha da decenni il simpatico nomignolo di Brigata Pummaro’, giusta nemesi storica per questi antichi efferati sterminatori di terroni. Last but not the least, il nostro Duce Salvini si è permesso il lusso di essere l’unico ospite della tribuna d’onore che non indossava la cravatta. Questo la dice lunga sugli attuali rapporti di forza all’interno del governo.
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