Nicolo Gebbia

Femminicidi di Successo

 Nei miei ultimi due articoli vi ho parlato dell’assassinio di Simonetta Cesaroni, probabilmente uccisa da un rappresentante delle istituzioni che lo coprirono e continuano a farlo, anche se egli ne è ormai fuori e si dedica ora ad una attività meritoria come il tentativo di vendere la Fontana di Trevi ai cinesi.
Oggi voglio parlarvi dell’assassinio di Margherita Magello, una ragazza dell’alta borghesia padovana, figlia dell’ingegnere medaglia d’argento al valor militare Giovanni Magello, fatto prigioniero dagli inglesi nel porto di Alessandria d’Egitto mentre pilotava il suo Maiale sotto lo scafo di un incrociatore per farlo esplodere.
Dopo la guerra era diventato il migliore progettista di siluri del mondo, con l’unico figlio maschio suo collaboratore più stretto. Anche Margherita, studentessa universitaria 24enne, era fidanzata con un ingegnere, poi specializzatosi nell’elettronica dei siluri. Nella villa di famiglia era stato ricavato un piccolo appartamento, preso in affitto da un tenente dell’aeronautica e sua moglie.
Quest’ultima aveva un fratello 20enne, Massimo Carlotto, che si invaghì di Margherita, e la sera si aggirava intorno casa, sperando di incontrarla. Finché un giorno, il 20 gennaio 1976, si fece coraggio, bussò alla sua porta e la ragazza, uscita dalla doccia, gli apri’ coperta solo da un asciugamano.
Margherita respinse le avances di Massimo, forse addirittura lo scherni’, e ne provocò una reazione tale che lui le inflisse 49 coltellate, nascondendo poi il cadavere in uno sgabuzzino. Corso dal padre, fu messo subito nelle mani del migliore penalista di Padova, che lo convinse a presentarsi spontaneamente ai carabinieri.
Disse che si stava recando a trovare la sorella che viveva al piano di sopra, quando aveva sentito la richiesta di soccorso di Margherita, che, già pugnalata, gli era spirata fra le braccia vaneggiando le seguenti parole: “ Perché mi fai questo? Ti ho dato tutto” Non fu creduto, lo arrestarono e si fece due anni e mezzo di carcerazione preventiva.
In libertà provvisoria fuggi’ a Parigi e poi in Messico. Nel corso dei 17 anni successivi subì undici processi, al termine dei quali fu condannato a 16 anni di  reclusione per l’omicidio, commesso con un movente di natura sessuale, e la pena fu così mite considerando che non aveva ancora compiuto i 21 anni e che comunque alla fine di una lunghissima latitanza si era costituito, chiedendo la revisione del processo.
Tuttavia il suo continuare a professarsi innocente fin dall’inizio, la millanteria di essere un perseguitato politico di sinistra perché aveva militato in Lotta Continua, quei porci dei francesi che starnazzavano trattarsi di una persecuzione fascista, ed infine un miserrimo Presidente della Repubblica coinvolto mani e piedi nella trattativa stato- mafia, produssero il miracolo, la grazia firmata da Oscar Luigi Scalfaro.
Subito dopo Tortora lo invitò alla sua trasmissione sulle vittime della malagiustizia, ed il padre di Margherita scrisse una lettera al presidente, minacciando, se la trasmissione avesse avuto luogo, di restituire la medaglia d’argento e di rinunciare alla cittadinanza italiana.
Così ha fatto, imitato dal figlio, ed entrambi, diventati sudditi britannici, si trasferirono in Inghilterra a progettare siluri per la Royal Navy. Il resto lo sapete, Carlotto imperversa in ogni dove, autore di gialli di successo e di commedie portate in scena da Alessandro Gassman, ed infine conduttore televisivo di un programma dedicato ai serial killer. Mi chiedo se, nella terza repubblica, non meriti anche un incarico ministeriale di sottosegretario alla giustizia?
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