Nicolo Gebbia

Facciamo intervenire i Marines

Caro Salvini Duce Nostro, che figura pessima hai fatto! E vedrai che anche l’espulsione dovrai postergarla a quando i signori magistrati te lo consentiranno.

Ti do un paio di suggerimenti perché tu non esca con le ossa rotte anche dal prossimo round. Ordina subito alla ministra della difesa di rischierare a Lampedusa un rimorchiatore d’altura classe Ciclope.

La Marina Militare ne possiede 6, e sono delle ottime barche. Se fosse stata la Ciclope ad interporsi alla manovra della capitana tedesca (in Germania già la paragonano ad Hanna Reitsch, la pilota di Hitler), sarebbe stata la Sea Watch a farsi male.

Ma non basta, sull’isola devi rischierare anche almeno un plotone di marines del Reggimento San Marco, comandato dal capo di prima classe Massimiliano La Torre, che certo non avrà paura di sparare.

Se poi ci vuoi aggiungere un team del Comsubin di Varignano, zucchero non guasta bevanda. Alla GdF lasciamo l’intelligence, dove non è seconda a nessuno. Appena la Sea Watch Seconda avrà violato le acque territoriali con il suo carico di lavoratori schiavi ansiosi di raggiungere nel Nord Europa il parentado che ha finanziato il viaggio, una bella raffica sulla plancia di comando farà capire ai pirati che abbiamo smesso di scherzare, dopodiché il plotone del San Marco darà l’arrenbaggio ed una volta impadronitosi della nave, organizzerà il suo traino fino al porto di Rotterdam, in Olanda, consegnandola alla Koninklijke Marechaussee, i carabinieri olandesi.

Tecnicamente la mia ricostruzione non fa una grinza, compresa l’autonomia dei rimorchiatori classe Ciclope, 4000 miglia. Ad atto di guerra si risponde con atto di guerra, da qualsiasi parte esso provenga. Lo sapeva mio padre quando la sera dell’8 settembre tornava col suo plotone da Frascati a Montecompatri, ed un sergente tedesco con due militari li bloccò. Gli puntò contro la pistola e lo usò come ostaggio.

La mattina dopo, sulla piazza del paese uccise con una bomba a mano i due motociclisti tedeschi che lo avevano appena disarmato. Quel pomeriggio sparò al maresciallo dei carabinieri che lo voleva arrestare perché traditore della patria (era un maresciallo originario di Misilmeri).

Caro Salvini, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Non è più tempo di slogan. Le palle questa volta non ti basterà esibirle via facebook con le tue imbarazzanti dirette.