Nicolo Gebbia

Ergastolo ostativo. Considerazioni di uno sbirro siciliano

L’Europa ci tira le orecchie e subito i grandi guru dell’antimafia si strappano le vesti , disturbando persino Falcone e Borsellino, ed accusando i magistrati europei di averli uccisi per la seconda volta. Proviamo a ragionare per assurdo, ed ipotizzare che la patria della mafia non sia la Sicilia ma il Piemonte. Pensate che se i grandi mafiosi, invece che Riina e Provenzano, si fossero chiamati Giletti e Pautasso , lo sdegno sarebbe stato lo stesso? Noi viviamo tuttora in una nazione la cui opinione pubblica ha un fortissimo pregiudizio antimeridionalista , al punto che vengono invitati in tv degli imprenditori come quel tal Brambilla che per due domeniche di seguito , nella trasmissione campione per antonomasia della televisione spazzatura, ha teorizzato l’esistenza di una diversità antropologica fra la razza italiana e quella siciliana. Vengo subito al punto e non mi nascondo dietro un dito. Anni orsono un generale francese grande eroe nazionale, scrivendo della guerra d’Algeria ha rivelato quanto i paracadutisti che vinsero la battaglia di Algeri facessero largo uso della tortura per estorcere ai patrioti i nomi dei loro complici. La Francia con quei metodi aveva debellato la resistenza algerina e fu solo la sagacia del generale De Gaulle, che richiamato dalla pensione seppellì la Quarta Repubblica e fondò l’attuale Quinta, che consentì all’Algeria di diventare indipendente e stroncò la resistenza terroristica dei generali e di gran parte dell’esercito. Tuttavia l’opinione pubblica francese si convinse che anche la tortura è un mezzo legittimo per difendere l’unità nazionale. E forse che l’ergastolo ostativo non è una tortura? Per giunta la più sofisticata delle torture , come dimostrano le disumane condizioni in cui abbiamo lasciato morire in carcere Provenzano e Riina. Tuttavia convengo che solo con questi metodi si può sconfiggere la mafia, e quindi, turandomi il naso e facendomi crescere il pelo sulla mia coscienza di cristiano, li ho utilizzati e non posso condannare chi tuttora li applica. Quello che vorrei evitassimo è l’ipocrisia. Smettiamola di dire che siamo la patria del diritto e convinciamoci che siamo un popolo di poeti di navigatori e di …..torturatori. Possiamo emendarci parzialmente consentendo ai figli che non vogliono seguire la strada dei padri, come quelli di Provenzano o come le sorelle Napoli, di vivere onestamente nel rispetto delle leggi e senza pretendere che rinneghino i genitori.

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