Nicolo Gebbia

Erdoğan alle Crociate

Cari 27 lettori, consentitemi di cominciare con un paio delle mie solite divagazioni: oggi il Gup di Termini Imerese deciderà se la panzata inferta da Salvatore Battaglia a Francesco Carbone prima della benda gastrica sia da considerare un’aggressione oppure no.
Io, che per Salvatore continuo ad avere un debole nonostante tutto (lo giuro, e che gli venga un accidente se mento!), spero che non si vada a processo.
Sarebbe ridicolo come quello che subiro’ per aver dato del “meschino come Giletti” ad un professionista delle querele.
La seconda divagazione ci riporta indietro nel tempo di un paio d’anni: vi ricordate che allora sembrava essere una priorità nazionale il consentire ai genitori di evitare le vaccinazioni per i loro bambini?
Fra un mesetto sarà pronto il vaccino contro l’influenza cinese, e voglio vedere quanti si precipiteranno con i loro figli per sottoporvisi. Secondo me tutti.
Lentamente, ma ora entro in argomento, rammentando che molti anni fa la Turchia voleva entrare nell’Unione Europea, che fu molto schizzinosa al riguardo, chiamando in campo anche i giornalisti finiti in carcere perché esprimevano opinioni fuori dal coro, e rimandando tutto sine die.
Se i turchi fossero diventati europei allora, oggi avremmo ben altre armi da opporre alla politica neo-colonialista di Erdoğan nei confronti del Sahel.
Dopo il ruolo da protagonista che egli ha ritagliato in Libia per il suo paese, lo vediamo addirittura precipitarsi in Senegal per concludervi sette accordi di cooperazione favorevoli alla Turchia nella stessa misura in cui danneggiano l’Europa. Nel frattempo a Brazzaville, nel Congo, i leader africani ascolteranno, dalla viva voce del presidente senegalese, il messaggio circa la situazione libica a lui delegato da Erdoğan. Quest’ultimo, prima di tornare in patria, ha fatto tappa anche in Gambia ed Algeria. Con il primo paese ha sottoscritto ottimi accordi commerciali , mentre solo al Ageri è rimasto deluso, e ciò si ripercuote naturalmente sui rapporti con la Libia, o, meglio, con Tripolitania e Cirenaica, perché il suo scopo, in Algeria, era lo stesso di Enrico Mattei quando firmò la sua condanna a morte per averne favorito l’indipendenza dalla Francia, cioè trovare petrolio e gas a buon mercato per l’Italia che ne è sprovvista come la Turchia (per Giletti: la Sicilia, invece, se fosse indipendente, sarebbe energeticamente autosufficiente). Qualche giorno fa ho accennato al vero busillis, le ZEE, ma Francesca Scoleri non ha gradito che nello stesso articolo parlassi troppo esplicitamente degli argomenti che tanto avvicinano Massimo Giletti a Lord Byron, e non mi ha voluto pubblicare.
Quindi spiego nuovamente il concetto, dissociandolo da diversamente maschi di oggi e di ieri. Le ZEE, Zone Economiche Esclusive, sono quelle parti di mare che ogni nazione indipendente decide di auto-attribuirsi, chiedendone successivamente la sanzione internazionale.
Ponevo ad esempio, e lo faccio anche oggi, la Repubblica di Malta, che ha deciso di attribuirsi una ZEE grande quanto mezzo Mediterraneo, sperando di potervi trivellare il petrolio fra qualche secolo, senza accorgersi che invece ne deve soccorrere subito i naufraghi.
Altrettanto hanno fatto, una volta tanto in perfetta concordia, Tripolitania e Cirenaica, attribuendo alla Libia, come ZEE, l’intero Golfo della Sirte.
Qui la sanzione internazionale non è arrivata, perché c’è stato il riconoscimento solo da parte della Turchia di Erdoğan, ed infatti , in conseguenza di ciò, il governo greco ha subito espulso l’ambasciatore libico.
Perché?
Perché tra Grecia e Turchia, da sempre, esiste un contenzioso al calor bianco circa il Mar Egeo, in cui la Grecia, se solo lo volesse, potrebbe dichiarare che esso è tutto ZEE ellenica, ma non lo ha fatto per rispetto all’Europa, cui appartiene.
Erdoğan, invece, vorrebbe che venisse abrogato il Trattato di Sanremo, sottoscritto un secolo fa come epilogo della Prima Guerra Mondiale, e, conseguentemente, vorrebbe rinegoziare l’appartenenza territoriale di tante isole, come quelle del già Dodecanneso italiano, divenute greche contro la volontà dei loro abitanti dopo la Seconda Guerra Mondiale, senza mai esserlo state neanche nell’antichità.
Se ne volete sapere di più, leggete il mio secondo giallo , Toro farnese, che è stato appena pubblicato, e che potete comprare su eBay.
Io non ci guadagno una lira, ma almeno l’editore sarà ripagato della fiducia che mi ha accordato e Diego Fusaro avrà il piacere che qualcuno legga la sua prefazione.
Ne ha scritto una anche Giuseppe Lo Bianco, quel giornalista del Fatto Quotidiano che si è studiato tutte le carte di Carbone, ma non riesce a farsele pubblicare.

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