Nicolo Gebbia

De Donno alle grandi manovre

Leggo che il collega a suo tempo comandante della compagnia carabinieri di Mazara del Vallo (voluta e costruita da me personalmente) ha testimoniato di aver accompagnato Giuseppe De Donno a colloquio con Paolo Borsellino per soddisfare l’interesse del magistrato circa il rapporto mafia e appalti.
Leggo ancora che la chiave di tutto sta in quel rapporto, divenuto ormai una araba fenice, disvelante tutti i segreti più preziosi di Cosa Nostra.
Stronzate!
Quando De Donno depositò quel rapporto alla Procura di Palermo l’Aggiunto ci dette un’occhiata, capì che conteneva molti spunti degni di approfondimento, e lo mise a decantare nel cassetto della sua scrivania.
Non è mai stato perseguito per questo motivo e la sua fama di magistrato onesto resta specchiata.
De Donno, convinto come ognuno di noi di aver scritto la Divina Commedia dei rapporti giudiziari, ad un certo punto si stufò e, subito dopo, Repubblica , seguita dall’Unità, pubblicarono ampi stralci del rapporto.
Aggiungo che negli anni successivi ho letto referti della Gestapo, secondo cui Antonino Lombardo e suo cognato Carmelo Canale avevano venduto il rapporto alla mafia di Partinico, facendosi pagare dieci milioni di lire per ogni capitolo di esso.
Stronzate anche queste!
Io ho maturato, in questi giorni, la fiera convinzione che i professionisti dell’antimafia sciasciana stanno preparando il terreno che renda agevole a De Donno ottenere un’assoluzione in appello, tale da ripagarlo della condanna di primo grado.
Lui, nel frattempo, continua la sua carriera privata di grande investigatore internazionale, con soci anche in centro-sud America, per vendere il prodotto intelligence and security alle grandi aziende dai tentacolari e misteriosi affari.
Nella Svizzera Italiana, poi, tiene conferenze in qualità di conoscitore sommo degli affari di Cosa Nostra.
Io, vecchio sbirro di campagna, sono sempre stato convinto che la mitica agenda rossa di Borsellino non contenga nulla di così eclatante e che la sua uccisione, così come quella di Giovanni Falcone, sia stata una scelta strategica di Cosa Nostra stragista, animata dall’erroneo convincimento, maturato anche e soprattutto per colpa di Mori e De Donno, di potere dettare allo Stato regole e condizioni.
Preciso che non intendo aprire alcun dibattito, e non risponderò a provocazioni provenienti dalle anime belle ma ho inteso solo riaffermare, in qualità di persona discretamente informata dei fatti, la logica del 2+2 che fa 4, e non 44.

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