Nicolo Gebbia

Dai palazzi di Montezuma alle spiagge di Tripoli

Dai palazzi di Montezuma alle spiagge di Tripoli, noi combattiamo le guerre della nostra patria per cielo, per terra e per mare, in nome della giustizia e della libertà. Così inizia l’inno dei marines. L’accenno a Tripoli fa riferimento alla prima delle due guerre barbaresche, combattuta fra il 1801 ed il 1805, quando il presidente Tomas Jefferson, appena eletto, rifiutò di sottoscrivere l’aumento da un milione ad un milione e duecentoventicinquemila dollari annui, preteso dal Bey di Tripoli in cambio del libero transito per le navi commerciali statunitensi. Il precedente contratto era stato sottoscritto dal Congresso solo 4 anni prima, ed era valso a supplire alla mancata protezione della marina britannica conseguente alla dichiarazione d’indipendenza. Jefferson rifiutò l’aumento ed il Bey, allora, fece recidere l’asta della bandiera del consolato statunitense. Fu una guerra molto aspra, con l’uso di ogni astuzia navale, ed addirittura il capitano Somers tentò di penetrare nel porto di Tripoli con la sua nave piena di esplosivo che, brillando, avrebbe dovuto affondare tutta la flotta del Bey.

Ma le batterie costiere libiche colpirono la nave prima che entrasse in porto ed essa esplose con Somers e tutto l’equipaggio senza far danno agli avversari. Risolutivi furono i marines che, sbarcati lungo la costa, riuscirono con una marcia nel deserto a tappe forzate, ad espugnare da terra la fortezza di Derna. Il Bay chiese la pace e da allora non impose più il “pizzo” agli americani. Mutatis mutandis, dieci anni dopo, nel 1815 , la stessa sorte toccò al Bey di Algeri. Questa volta gli americani ebbero come alleati anche gli inglesi, contro i quali avevano combattuto la guerra 1812-15. Oltre all’incendio della Casa Bianca (riverniciata di quel colore e per questo così chiamata), la guerra si concluse con un nulla di fatto ed il ripristino del regime daziario precedente, nonché con l’alleanza dei due paesi contro il Bey di Algeri, che venne sconfitto. Da allora nel Mediterraneo le rotte commerciali non furono più turbate a causa dei pirati barbareschi. Ed oggi? Sembrano tornati tra Tripoli e Tobruk e si sono fatti molto più furbi. Da noi pretendono un pagamento in natura. Sanno che produciamo le migliori motovedette del mondo e ce le estorcono a botte di 10 alla volta non appena i nostri cantieri le hanno ultimate. Cosa ci danno in cambio? Promesse, promesse. Promettono che bloccheranno il traffico degli schiavisti che avviano su rudimentali gommoni i migranti economici desiderosi di ricongiungersi ai loro parenti che li hanno riempiti di dollari purché si mettessero in viaggio. Ma l’impressione è che guardia costiera libica e scafisti siano due facce della stessa medaglia. E per giunta, a complicare le cose, ci si mettono le organizzazioni non governative, mediaticamente spacciate tutte per topoi dove i nipotini di Madre Teresa e del dottor Schweitzer si producono nel salvataggio dei novelli lebbrosi. Quando a Bassora ogni mattina leggevo i sitrep (situation reports) dei teatri di guerra aperti nel mondo secondo gli statunitensi, mi accorsi che a Tampa ( è lì che vengono compilati) consideravano anche la Somalia come un teatro aperto, sebbene in quell’anno 2004 non ci fossero notizie di disordini provenienti dalla mia patria adottiva. Chiesi al mio paritetico CSM britannico se mi poteva spiegare l’arcano, e lui mi disse che da quando nell’ottobre del 93, undici anni prima, la Delta Force, i rangers ed i fanti del 14°Rgt avevano subito a Mogadiscio l’uccisione di 19 uomini, orribilmente fatti a pezzi, gli Stati Uniti consideravano la Somalia un teatro di guerra permanentemente aperto, con una sola soluzione per esso se fossero stati costretti ad intervenire: riempire di napalm tutta la Somalia , partendo dai confini col Kenia per finire ai confini con Gibuti. Caro Salvini Duce Nostro, forse ti sfugge che il maresciallo Graziani, governatore della Libia prima di Italo Balbo, ebbe ragione dell’irredentismo ottomano con l’iprite. Di Itali Balbi io non ne vedo all’orizzonte (Minniti mi sembra un pallido succedaneo), ed allora perché non vai da Trump, sottoscrivi una cessione di sovranità occulta (manca solo la firma sopra un pezzo di carta, il resto c’è già dal 1945) e gli dici di provvedere per la Libia con tutto quel napalm risparmiato in Somalia?

Non ti scordare di spiegargli che è una proposta paradossale. Altrimenti potrebbe prenderti sul serio.

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