Nicolo Gebbia

Cortese a processo

A Perugia è in corso un processo che vede imputati, fra gli altri, ma prima degli altri, due poliziotti eccellenti : Maurizio Improta, figlio del mitico Umberto, e Renato Cortese, il catturatore di Provenzano a Montagna Cavalli.
Cortese è l’attuale questore di Palermo, ed all’epoca dei fatti dirigeva la Squadra Mobile di Roma, Improta attualmente dirige la Polizia Ferroviaria di tutta Italia, ma quello per cui viene processato accadde quando era capo dell’Ufficio Immigrazione al Ministero degli Interni.
Nell’udienza del 24 febbraio, proprio Improta ha dichiarato: “Il pm Eugenio Albamonte me l’ha fatta pagare”.
Il presidente della terza sezione penale di Perugia ha definito “ardite ” tali dichiarazioni.
Forse i più attenti di voi ricorderanno quel 31 maggio 2013 quando la Polizia di Stato operò il sequestro di persona di Alma Shalabayeva e di sua figlia Aula, una bambina di sei anni.
Sono la moglie e la figlia del famoso dissidente kazako Mukhtar Ablyazov.
Cosa era successo?
Dei funzionari kazaki presenti in Italia pretendevano che mamma e figlia venissero espulse e le avrebbero riportate personalmente nella propria nazione per usarle come arma di ricatto tale da convincere Ablyazov a costituirsi in patria.
Una porcheria che ricorda quel porco fascistissimo del prefetto Cesare Mori (l’idolo di Giletti),quando sequestrava le mogli ed i figli dei banditi di Gangi per convincerli a costituirsi, e poi spacciare queste miserie come grandi vittorie antimafia.
Del resto il porco, nato in un brefotrofio e dimessosi dall’Esercito per sposare una prostituta di casino, doveva la sua fama all’epoca in cui, durante la Prima Guerra Mondiale, da commissario di polizia di Castelvetrano dava la caccia ai renitenti di leva, ed ogni volta che ne uccideva uno con la sua carabina Winchester, lo spacciava per latitante mafioso.
E quando mi dicono che comunque non era un corrotto, eccepisco ricordando le memorie di chi gestiva i principali atelier di alta moda a quell’epoca a Palermo, dopo Parigi la città più elegante d’Europa.
Tutti, a fattor comune, ricordano le razzie della prostituta redenta, signora Mori, la quale, non potendo avere figli a causa di tutti gli aborti subiti quando era intranea al circuito dei casini di prima classe, si sfogava scimmiottando Donna Franca Florio, senza mai pagare il conto.
Famose sono rimaste le giarrettiere di platino che la gioielleria Matranga fece realizzare in tre coppie.
Una la acquistò Donna Franca Florio, una quel dentista, cugino di mio nonno, che andava in giro per Palermo in Bugatti, e la terza coppia fu scroccata al gioielliere proprio dalla signora Mori.
Come lo so?
Perché la moglie del dentista, ospite di mia nonna Eleonora per un the’, le confidò gli sfoghi del povero gioielliere Matranga.
Perché Improta e Cortese sono imputati?
Perché il mandante, Angelino Alfano, allora ministro degli Interni, negò di aver impartito ordine perché madre e figlia fossero rimpatriate, lasciando che si sacrificasse il suo capo di gabinetto, che allora non era ancora la figlia del generale Subranni, ma tale Giuseppe Procaccini, che venne immolato.
È emerso anche che il passaporto del governo centrafricano della donna e di sua figlia venne considerato falso.
Finché il capo della Polizia, l’onesto e rispettabile Alessandro Pansa, che vuole coinvolgere il procuratore di Roma Pignatone ed il pubblico ministrero Albamonte, colpevoli di avere strizzato l’occhietto ad Angelino dando il nullaosta alla espulsione, chiede che venga fatta una ulteriore perizia sul documento africano da parte del nostro RIS.
Cosa dichiara oggi al processo Improta?
Afferma: ” Andammo in comitiva Della Rocca, Cortese e io.
Il procuratore si altero’ quando il questore disse che il capo della Polizia voleva che disponesse la perizia dei RIS.
La riposta fu ” Il capo della Polizia faccia il capo della Polizia, io faccio il capo della procura e per me il passaporto è falso”, e ci liquidò tutti e tre ” .
Come vedete il porto delle nebbie, la procura di Roma, tale rimase anche durante la stagione di Pignatone, dimostrando la sua scarsa indipendenza nei confronti del potere politico.
Saprà Prestipino riscattarsi?
A Cortese, da vecchio sbirro e malgrado non abbia mai voluto prendere posizione sul caso delle sorelle Napoli e del Diavolo Bianco loro padre, tutta la mia simpatia.
Sono certo che lo vedrò prefetto lo stesso e degno successore di Pansa, diventando il terzo capo della Polizia onesto da che essa esiste.
Per Geraci, che subito si chiederà chi fosse il primo, gli rispondo che era anche gay, e viveva in casa sua, a Roma, con il fidanzato, a riprova della larghezza di vedute di Mussolini.
Si chiamava Carmine Senise, e dette un enorme schiaffo morale all’altro gay del regime, Umberto di Savoia, restando a Roma mentre il principe scappava, nascosto fra le gonne di sua madre, quella che lo chiamava “stellassa”. Arrestato da Priebke fini’ in campo di concentramento che divise per qualche tempo con Mafalda di Savoia, come ne aveva condiviso i favori del marito, il gay Filippo d’Assia. La principessa mori’ per le ferite riportate a seguito di un bombardamento alleato, Senise invece mori’ di vecchiaia dopo essere stato anche scagionato da ogni accusa per il suo passato sotto il regime. Ecco,questa è l’unica cosa che mi preoccupa per Cortese, che è fieramente etero e per giunta con un passato di sciupa femmine.Però’ ho la ricetta magica anche per lui: si rivolga a Francesco Carbone, il presidente della Associazione Governo del popolo, ed otterrà giustizia.

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