Nicolo Gebbia

Conte ed il Natale di Roma

Romolo fondò la Città Eterna nel 753 a.C. , precisamente il 21 aprile.
Cominciammo a festeggiare nuovamente quella ricorrenza solo nel 1849, durante la Repubblica Romana, ma la ricorrenza sotto i Savoia languiva finché Mussolini, nel 1921, qualche giorno prima della fatidica data, stabilì che essa sarebbe stata da allora la festa ufficiale del fascismo.
Antonio Gramsci commentò che la decisione opportunisticamente era volta a creare una falsa continuità con i fasti dell’Impero.Contemporaneamente il Duce rispolvero’ il saluto romano, così elegantemente legato alla tradizione delle legioni vittoriose, e contemporaneamente più igienico degli attuali guanti di gomma, visto che l’epidemia di spagnola non era ancora finita. Quando i fascisti si fusero con i nazionalisti, nel 1923, quella data fu scelta come la migliore per celebrare “l’avvenuta rinascita della romana grandezza”.Fu anche deciso di abolire la festività del 1° maggio ed il 21 aprile divenne festa nazionale con la denominazione “Natale di Roma – Festa del Lavoro”.
Il decreto fu abolito solo nel 1945, e per più di mezzo secolo non si è più parlato di Natale di Roma se non si voleva passare per nostalgici.
In questo secolo invece il Gruppo Storico Romano ha ricominciato ad organizzare sceneggiate in costume.
Io avrei una proposta per il nostro capataz Conte, al quale è riuscito quello che nemmeno Mussolini aveva mai osato sperare, inibendoci addirittura anche gli spostamenti da un comune all’altro: caro Ducetto, che ne pensi di conglobare nel 21 aprile anche la Festa della Liberazione e quella del Lavoro?
Torno poi al mio cavallo di battaglia, quello della riunificazione di polizia, finanza e carabinieri nella POFICA e suggerisco che anche essa venga festeggiata sotto la stessa data.
Per il nuovo Corpo propongo il casco coloniale, con una bella visiera trasparente che scenda fino al mento, perché la mascherina chirurgica sarebbe inelegante.
Voi che ne dite?

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