Nicolo Gebbia

Il compleanno della Nato. Quante nefandezze!

Il 4 di questo mese la Nato ha compiuto 70 anni, ed il nostro presidente della Repubblica ha commentato: “L’Italia ha fatto di questa scelta una libera adesione, fondamento della sua politica estera”.

Noi ci entrammo subito, mentre solo nel 1955 divenimmo paese membro delle Nazioni Unite.
Io, che sono più giovane solo di pochi mesi rispetto all’Alleanza Atlantica, in quello stesso ‘55 rientrai in Italia, dopo la mia infanzia trascorsa fino ad allora in Somalia. Mio padre si fece assegnare al medesimo reggimento dove era stato destinato nel ‘43, appena uscito dall’Accademia, il Quarto Carristi. Pochi mesi dopo, i 150 vecchi carri armati Stuart e Sherman, residuato bellico, furono sostituiti con il più moderno carro statunitense, il Patton M47.

Quel reggimento, insieme con il 132 reggimento di artiglieria semovente di Bracciano, il Primo reggimento bersaglieri di Roma ed il reparto sabotatori paracadutisti (oggi Col Moschin) di Cesano, con il supporto di una compagnia Genio ed una di aviazione leggera, costituivano la Divisione Corazzata Pozzuolo del Friuli.

Il 2 giugno, per la festa della Repubblica, sfilavano per via dell’Impero (poi ribattezzata dei Fori Imperiali) difronte ad una tribuna delle autorità zeppa di parlamentari del partito comunista e del partito socialista. Lo sferragliare dei cingoli sembrava dire loro: “Pensate di intimidirci per quelle poche migliaia di mitra che tenete nascosti nei fienili romagnoli?”

Noi italiani, poi, con il determinante appoggio che avevamo dato due anni prima ai militari egiziani che avevano spodestato re Faruk, da noi sequestrato permanentemente in via Veneto al prezzo (pagato dal SIFAR) di una escort d’alto bordo a notte, purché non raggiungesse la Gran Bretagna, nell’Alleanza eravamo diventati il partner n°1 degli Stati Uniti, spodestando inglesi e francesi, colpevoli di aver cercato, sempre in quel 1955, di riappropriarsi del canale di Suez, che Nasser aveva nazionalizzato.

Preciso che l’orologio Panerai egiziano è il più ambito dai collezionisti, da noi fornito in meno di 100 esemplari ai sabotatori della marina militare egiziana che formammo al COMSUBIN di Varigotti, per farci perdonare del fatto che poco prima altrettanto avevamo fatto con Israele.

Mattarella prosegue con trascuratezza storica parlando di una alleanza creata in reazione al blocco sovietico di Berlino. Per mettere tutti i fatti in una corretta consecutio temporum, le cose in realtà andarono così: 2 agosto 1945 si conclude la conferenza di Postdam e l’Unione Sovietica dichiara guerra al Giappone come preteso dagli Stati Uniti, che però, comprendendo l’autogol, lanciano le bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki per ottenere l’immediata resa dell’Imperatore Hirohito, prima che i russi possano maturare troppe benemerenze postbelliche anche sul fronte del Pacifico.

Subito dopo la Germania viene suddivisa in 4 zone d’occupazione (americana, inglese, francese e russa) con la capitale Berlino, che si trova all’interno della zona sovietica, a sua volta messa comunque a disposizione anche di americani, inglesi e francesi. A Postdam non si era negoziata nessuna riunificazione della Germania, ed invece nel 1948, autonomamente, Stati Uniti, Inghilterra e Francia danno vita alla Repubblica Federale Tedesca, cui concedono anche un esercito, in contrasto con gli accordi di Postdam che prevedevano la definitiva smilitarizzazione dei tedeschi.

In reazione a ciò, e solo successivamente, i russi fanno nascere la Repubblica Democratica Tedesca, partorita esattamente 5 settimane dopo la Repubblica Federale. Circa il blocco di Berlino, esso fu attuato dopo una unilaterale svalutazione del marco tedesco ed il rifiuto statunitense alla concessione dei danni di guerra all’Unione Sovietica, che aveva avuto 19 milioni di morti in guerra.

In ogni caso, caro presidente Mattarella, il Patto di Varsavia nacque nel 1955, quando la Nato, che esisteva ormai da 6 anni, mostrò tutta la sua natura offensiva, riempiendo le sue basi europee di testate nucleari strategiche ed anche tattiche, molte delle quali sono ancora in Italia a Vicenza, ad Aviano ed a Palermo, la tua città, nelle gallerie che si addentrano sotto la montagna di Sferracavallo.

Per quelle di Sigonella, quando facevo il liceo a Catania erano lì, ed il reggimento corazzato che comandava mio padre, in caso di gravi sovvertimenti dell’ordine pubblico doveva circondarne il perimetro con i suoi carri armati, sparando con le mitragliatrici contro i dimostranti. Secondo me ci sono ancora, ed ancora lì sono anche le testate di Bagnoli, nella baia di Napoli, pronte ad essere imbarcate sulla portaerei che staziona sempre nel golfo, e che ormai fa parte del paesaggio come il fumo del Vesuvio ed il pino sopra Mergellina, lungo via Orazio.

“La NATO costituisce un insuperabile baluardo di pace in tutta Europa”. Caro presidente e come la mettiamo con il bombardamento dei ponti di Belgrado del 1999 da parte dei caccia della NATO? Tu eri il ministro della Difesa ed avesti la faccia tosta di decorare con l’Ordine Militare d’Italia il colonnello dell’aviazione che comandava il nostro stormo da caccia parte attiva dei bombardamenti.

In quella circostanza avemmo il tacito beneplacito della Russia e. paradossalmente, a difendere la sovranità della Serbia fu solo la Cina. Per punirla bombardammo anche la sua ambasciata a Belgrado, millantando che si era trattato di un errore.Per inciso era allora tuo presidente del consiglio Massimo D’Alema, non ancora ritiratosi nelle sue terre a produrre vini di pregio commercializzati soprattutto in Emilia Romagna.
Dodici anni dopo, nel 2011, i bombardamenti della NATO e l’attività sul campo delle sue forze speciali, furono determinanti per la caduta di Gheddafi , il cui assassinio toccò ad agenti dello SDECE, volendo il premier francese Sarcozy rimarcare il suo alto patronato ad una operazione che trasformò la Libia in quel campo di battaglia tutt’ora attivo che è oggi, premessa indispensabile per l’imbarco dei desperados africani di serie A (ognuno ha speso almeno 3.000 dollari per raggiungere le coste libiche) che tanto ci imbarazzano quando si mettono nelle condizioni di essere considerati naufraghi da soccorrere in mare.

Il patto di Varsavia fu sciolto il primo luglio 1991, e da quel momento la NATO non avrebbe più ragione di essere. Essa, invece, non solo gli è sopravvissuta, ma da allora si è allargata alla Repubblica Ceca, all’Ungheria, alla Polonia, alla Bulgaria, all’Estonia, alla Lettonia, alla Lituania, alla Romania, alla Slovacchia, alla Slovenia, all’Albania, alla Croazia, ed infine, nel 2017, anche al Montenegro. Di fatto si è trasformata nel gendarme dell’imperialismo finanziario occidentale, con la costante di perseguire l’accerchiamento della federazione russa, l’unica che si oppone al conseguimento del dominio mondiale, dopo che la Cina ha deciso invece di prendervi parte, con un costante apporto di capitali freschi.

Caro Salvini, e se tu cercassi di ritagliare all’Italia un posto in Europa simile a quello che il Venezuela e la Repubblica Cubana hanno nelle Americhe?

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