Nicolo Gebbia

Come finisce The New Pope?

Da bambino, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, all’età di tre anni rispondevo il pompiere, ma dai quattro in su optai per il Papa.
Quando ho cominciato a rendermi conto della liturgia cattolica, assistendo alla messa domenicale, ho maturato subito un’enorme noia per essa.
Ricordo che in prima elementare, a Santa Marinella, mio padre voleva indurmi a diventare chirichetto.
Lui, però, durante la messa, aspettava me e mia madre fumando sigarette fuori dalla chiesa.
Colsi subito la contraddizione, e gliene chiesi contezza: “Il chierichetto esercita potere ed autorità sugli altri bambini”. Mi rispose lui, confidandomi che da piccolo, a Villafrati, avrebbe voluto diventare chierichetto, ma siccome era figlio di un noto mangiapreti, per giunta antifascista e ristretto all’Ucciardone, il parroco lo aveva respinto fermamente.
Avrei voluto accontentare papà, però mi accorsi che l’ambiente di sagrestia mi faceva proprio schifo, e trovavo patetici tutti quegli altri bambini sempre pronti a genuflettersi, indossare le gonne e suonare campanelle.
Quando avevo otto anni, poi, il 4° Reggimento Carristi fu trasferito a Legnano, dove vigeva il rito ambrosiano, tremendamente pesante, e mi venne difficile frequentare il catechismo per la preparazione alla prima comunione.
Bene o male quel sacramento mi fu impartito e, subito dopo, mia madre mi iscrisse alle lezioni preparatorie per la cresima ma, dopo la terza di esse, il parroco la convocò, disgustato perché raccontavo barzellette sporche agli altri bambini, e le disse che ero ancora immaturo per diventare soldato di Cristo.
Molto rapidamente, poi, mi allontanai dalla confessione, perché trovavo ripugnante raccontare al prete cosa facevo nel buio della mia stanza.
Al liceo ho sperato che la filosofia mi desse una risposta certa alla domanda se Dio esiste, ma sono rimasto deluso.
Siccome, però, nei momenti di grande crisi, quando sembrava che tutto il mondo mi stesse cadendo addosso, mi sono ritrovato a pregare il Padreterno perché mi facesse la grazia, ho ritenuto sempre che fosse poco sportivo nei suoi confronti rinnegarne l’esistenza.
A Treviso, poi, dopo un paio d’anni di permanenza, mi accadde un fatto curioso.
Le crocerossine militari celebravano la loro festa annuale, ed io che ero fidanzato con una di loro (poi mia moglie),assistetti alla messa che precedeva un sobrio rinfresco.
Officiava don Giaccone, parroco di un reggimento alpini, ed alla sinistra dell’altare eravamo stati sistemati il prefetto, il questore, io ed il sindaco Gentilini.
Dopo l’elevazione, don Giaccone, con mossa fulminea, si portò presso il nostro inginocchiatoio e ci infilò quattro ostie in bocca.
Ricordo ancora che Gentilini esclamò: “Urca, erano quarant’anni!”.
Durante il rinfresco mi appartai con il sacerdote e gli chiesi contezza di quel sacrilegio che mi aveva fatto commettere.
Gli dissi che non avevo ammazzato nessuno, non avevo mai rubato e neppure intrallazzato, ma tutti gli altri peccati li avevo commessi, con una particolare predilezione per le mogli altrui.
La sua risposta fu brutale: “Le vede tutte queste donne col grado di sottotenente sulle spalle? Io ne confesso almeno la metà e non so chi sia la più peccatrice. Per la sua fidanzata sono preoccupato, perché è nubile e non mi ha mai confessato nulla di scabroso. Mi consolo pensando che mi prenda in giro. Noi in Veneto diciamo che se valessero i peccati della “mona” nessuno andrebbe in paradiso. Circa la mancata confessione, non si preoccupi, è un optional e quando lei viene ad assistere alla messa è come si sedesse alla tavola del Signore. Rifiutare la comunione è grave scortesia nei riguardi del padrone di casa, quasi gli dicesse – Grazie, vi faccio compagnia a tavola, ma io ho già mangiato – Ora, comunque, se si sente a disagio, reciti un atto di contrizione e sarà a posto anche nei confronti della moderna catechesi”.
In quel momento toccavo il cielo con un dito, perché la comunione, seppure forzata, mi faceva finalmente sentire in pace con Dio, dopo decenni di conflitto interiore.
Prima di lasciare la cerimonia, comunque, don Giaccone mi sussurrò: “Discrezione, mi raccomando, soprattutto con quella checca del Vescovo”.
In effetti sono passati ventiquattro anni ed è la prima volta che lo rivelo pubblicamente.
Quando decisi di sposare mia moglie e riuscii finalmente a farle maturare la stessa intenzione, approfittai della cresima impartita dall’Ordinario Militare d’Italia ad alcuni avieri del 31° Stormo per inserirmi fra loro.
Lì successe una cosa molto comica perché avevo scelto come padrino il generale Calderaro, comandante della Divisione Carabinieri da cui dipendeva tutto il Nord Est, l’Emilia Romagna e la Toscana.
Il comando era presso una splendida villa veneta di Treviso.
Era lì che volevo essere trasferito, dopo aver ultimato il periodo di comando provinciale.
Le cose poi andarono diversamente e riuscii ad arrivare a Villa Margherita solo nel 2008 e solo perché avevo sfidato a duello Angelino Alfano.
Ma questa è un’altra storia che vi ho già raccontato.
Il giorno della cresima, in quella piccola chiesetta dalle parti di Istrana, io ero il più elevato in grado fra i cresimandi, ed il mio padrino, generale di Divisione, la più alta autorità presente.
Ad un certo punto, però, il padrino si deve porre dietro al cresimando e mettergli una mano sulla spalla.
Durante la messa io occupavo il primo posto nei banchi di destra e Calderaro il primo posto nei banchi di sinistra.
Quando raggiunsi l’altare mia madre, che fino a quel momento era stata seduta dietro, si mise alle mie spalle, impedendo al generale, cui competeva quel posto, di farlo.
Lui, spesso sboccato come me, le disse ad alta voce: “Signora, si vuole togliere, cazzo!”.
Ancora oggi, che ha 95 anni, non me lo perdona, e sostiene che la colpa fu tutta mia perché non le avevo spiegato la procedura.
In ogni caso io sono contento di avere seguito la tradizione familiare, perché anche papà era stato cresimato dall’Ordinario Militare dell’epoca (1948), e, finché lui è vissuto, sono stati quasi cinquant’anni di matrimonio felice.
Io quotidianamente impartisco a mia moglie lezioni su quello che è opportuno lei faccia durante la sua lunga vedovanza.
Lei ci ride sopra, sostenendo che sarò io a restare vedovo e non avrò rispetto nemmeno del letto su cui intavoliamo queste discussioni.
In ogni caso ci vogliamo molto bene, e questo, cioè l’amore, è lo spirito che informa di sé tutti i Papi che si succedono nello sceneggiato di Sorrentino.
Lo riassumo in quattro parole, ma vi anticipo che è un continuo susseguirsi di colpi di scena estremamente suggestivi: muore un Papa ed il Segretario di Stato Voiello, che ha l’unica debolezza di essere tifoso del Napoli, ritiene che il Conclave designerà lui.
Invece il nuovo Papa, che sceglie il nome di Pio Tredicesimo, è un giovane uomo bellissimo, cresciuto in un orfanotrofio degli Stati Uniti perché abbandonatovi dai genitori hippies, desiderosi di andare a Venezia.
Gli vediamo compiere vari miracoli, finché, a Venezia, durante una messa solenne che egli officia dal tetto della Cattedrale di San Marco, fra la folla della piazza vede padre e madre, ormai anziani ma sempre inequivocabilmente hippies.
I due lo ascoltano per qualche minuto. Poi, annoiati, gli voltano le spalle e si allontanano.
È così che al Papa viene un coccolone, per cui lo ricoverano in ospedale, dove resta come un vegetale per più di un anno.
Voiello fa eleggere al suo posto il frate già confessore del giovane Papa.
Questi, scelto per la sua stupida mitezza, dopo pochi giorni decide di spogliare la Chiesa ed i suoi principi di ogni loro ricchezza, al punto che Voiello è costretto a rivolgersi al suo sicario di fiducia, Bauer, per sbarazzarsene.
Nel Concilio successivo il Segretario di Stato riesce a far eleggere Papa un cardinale inglese, appartenente all’altissima nobiltà cattolica sopravvissuta alla riforma anglicana.
Questi (interpretato da John Malkovich) ha gusti sofisticatissimi e da sempre la sera si pratica una pera di eroina.
I genitori lo odiano, perché ritenuto responsabile di non aver saputo soccorrere il fratello, morto in un incidente di sci per la sua mancata pronta assistenza.
Fra l’altro si è impadronito, spacciandolo per proprio, di un testo scritto proprio dallo sciatore defunto, che è considerato il capolavoro della nuova teologia.
Gli piacciono le donne e, secondo me, la scena in cui riceve Sharon Stone, pregandola di non disaccavallare le gambe, che si conclude con il regalo da parte dell’attrice delle sue scarpe tacco 12, è sublime.
Il giovane Papa, però, dopo circa un anno di vita vegetativa, si risveglia, tornando tonico ed atletico come prima.
Nascosto dal suo cardiologo dentro la maledetta Ca Dario, durante le settimane in cui prende coscienza di quanto accaduto in sua assenza, ne approfitta per compiere un paio di miracoli a favore del padrone di casa e della consorte: tenta di guarire miracolosamente il loro figlio undicenne, che vive allo stato vegetativo ed, invece, lo uccide.
Però, come vedremo in una delle scene finali, la signora resta nuovamente incinta.
Finalmente pronto, si fa riportare in Vaticano di nascosto e lì, vestendo un semplice clergiman scuro, viene fotografato di nascosto mentre gioca con le suore in un prato.
È Voiello, che è stato spodestato, ad aver architettato tutto ed infine viene riconfermato Segretario di Stato, liberandosi di nemici e corrotti grazie all’intervento di quel Bauer, che ho già citato, e di una bella escort.
Nell’ultima puntata, quella che ho visto stamattina alle sette in anteprima, domina un ricatto che si presume di matrice islamica, concretizzatosi con il sequestro di sei bambini ed un sacerdote nell’isola di Ventotene.
In me le immagini di quell’isola suscitano sempre una grande emozione, perché vi trascorsi un week-end sublime con mia cugina Silvana Klinkemberg, cacacazzi mostruosa, suo marito Lars, che ancora non se ne era sbarazzato, e mia cugina Pierangela Casarico, allora tredicenne e già di una tale bellezza che avrebbe fatto dannare un santo.
Il Papa giovane, che si è appalesato solo ai cardinali, vincolandoli al segreto, sembra aver deciso di scatenare una guerra santa che tutti gli integralisti cattolici combatteranno contro quelli islamici.
Ma, in un incontro risolutivo con il Papa in carica, questi gli ordina di scendere dall’altare del suo fanatismo e di scegliere una soluzione ragionevole, dettata dall’amore per il prossimo.
Lui, invece, Malkovich, sceglie di ritirarsi a vita privata in Inghilterra, dove viene raggiunto dalla donna che lo ha amato in silenzio fino a quel momento, una splendida Cecile de France, capo ufficio stampa pontificio, il cui marito,responsabile delle finanze vaticane, ladro e frequentatore di minorenni, è finito in galera, grazie al provvidenziale intervento di Bauer.
Giunti a questo punto, dieci minuti prima della fine, Voiello riceve la visita di Bauer, che finalmente si appalesa per quello che è, cioè l’incarnazione degli Stati Uniti. Gli porta un ospite inatteso, cioè il capo degli integralisti islamici.
Questi afferma che all’Islam nulla interessa più dell’Europa, definita come una vetrina ormai vuota, e che le uccisioni compiute a Lourdes, la profanazione della Basilica di San Pietro ed, infine, l’azione di Ventotene non sono farina del loro sacco.
Bauer prende congedo da Voiello dicendogli che si trasferirà nella Corea del Nord, perché ormai in Europa non c’è più bisogno dell’America come burattinaia e preannunzia di voler sposare la escort romana che fin lì ha usato per i suoi ricatti.
Questa è un’allegoria che non ho capito bene, anche se sospetto una estrema malizia di Sorrentino circa la moglie di Trump, ed in generale sembra voler alludere al fatto che l’America, odiosa padrona del mondo, può aspirare ad essere amata solo da una donna che viene pagata.
Il giovane Papa si reca quindi a Ventotene, dove i terroristi hanno ucciso un sacerdote, mentre, al suo cospetto, liberano i bambini e si tolgono le maschere, arrendendosi alla Polizia.
Scopriamo così che sono in realtà gli integralisti cattolici di quella setta venutasi a formare dopo che il Papa giovane era stato colpito dal suo coccolone.
I loro capi sono due donne, una delle quali mi sta particolarmente sul cazzo sin dalla prima puntata, quando, da sterile moglie del comandante delle Guardie Svizzere, grazie ad un miracolo del giovane Papa, resta incinta, e nelle puntate successive fa la prostituta nella mia amatissima Santa Marinella, in favore di giovani mostri ed handicappati gravi, di uno dei quali si innamora, al punto che ne uccide la madre, quando questa le comunica di non avere più bisogno dei suoi servizi, perché sarà sostituita da giovani prostitute africane molto meno care di lei.
Il giovane Papa, finalmente tornato al potere, dichiara alla folla di Piazza San Pietro che li ama tutti, uno per uno, e che, uno per uno, li vuole abbracciare, contrariamente all’esordio del suo pontificato, caratterizzato dall’ostentato rifiuto di mostrarsi ai fedeli.
Durante questi abbracci collettivi, innalzato a braccia dai fedeli, passa di mano in mano, fino alle amate suore che lo depongono, questa volta davvero morto, ma con un sorriso sulle labbra, ai piedi della Pietà di Michelangelo.
A questo punto Voiello convince gli altri cardinali che è proprio lui, mediocre e pieno di difetti com’è , il nuovo Papa ideale.
Infatti lo vediamo in quelle vesti, mentre il bambino nato alla bionda moglie del capo delle Guardie Svizzere, la quale è finita in galera per l’uccisione del sacerdote di Ventotene, quel bambino -dicevo- si lancia col suo triciclo contro le gambe del Papa, la cui ultima battuta è: “Pio, hai rotto ‘u cazzo!”.
Ne riceve,in cambio, una sonora pernacchia.
Questa proprio non l’ho capita, e vi invito a spiegarmela…

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