Nicolo Gebbia

Qui ci scappa il morto

Implacabile, la Mafia dei Pascoli ha colpito ancora: nella notte fra giovedì e venerdì scorso il feudo delle eroiche sorelle Napoli è stato nuovamente oggetto di una misteriosa invasione di vacche inferocite.
Ettari ed ettari di messi fluenti di grano devastati. Un pingue raccolto ormai rovinato!
Cosa fa il Commissariato di Polizia di Corleone? Sta a guardare.
Eppure le più qualificanti delle ormai innumerevoli azioni esecutive che costituiscono il disegno criminoso di questa smaccata associazione per delinquere, cioè spossessare quelle tre donne coraggiose dell’eredità paterna, si sono tutte consumate proprio nel territorio sua di competenza .
Suggerisco, per cominciare, delle investigazioni di medicina legale sulle vacche che hanno materialmente realizzato il danno. Ne andrebbe abbattuta almeno una, per sottoporla ad accurata autopsia, volta ad appurare se, attraverso la vagina, le sono stati introdotti corpi estranei che possano averne provocato l’inspiegabile furia devastatrice. Andrebbero poi praticati ulteriori esami tossicologici, nell’ipotesi che vi sia stata la somministrazione di particolari sostanze dopanti: quelle stesse che vengono usate per provocare nei cavalli da corsa mirabolanti prestazioni velocistiche.
In tal senso suggerisco al Dirigente del Commissariato di prendere contatti col Gabinetto regionale di Polizia Scientifica, che ha un’antica esperienza relativa alla mafia dell’ippodromo di Palermo, da sempre adusa a truccare le corse per consentire mirabolanti vittorie al totalizzatore, puntando su improbabili cavalli, la cui vittoria consente allo scommettitore di ottenere dieci volte la posta.
Imbarazzante la posizione del maresciallo Saviano, “coraggioso soldato e raffinato intellettuale” (cit. P. Buttafuoco, alias Giafar al-Siqilli ) .
Lui nella scala gerarchica degli ufficiali di polizia giudiziaria si trova mille leghe più in basso del vice- questore che dirige il Commissariato di Corleone, e viene coinvolto ogni volta perchè è presso il suo comando di stazione che le sorelle Napoli presentano denuncia, tempestivamente ritrasmessa alla Procura Antimafia ed alla redazione palermitana di Repubblica, dove Salvo Palazzolo ne informa il resto del mondo. Oltre che assolvere a queste urgenze, il bon ton istituzionale impedisce al maresciallo Saviano di suggerire come indirizzare le indagini. Ricade invece completamente su di lui e sul sindaco Giardina, che è l’Autorità Locale di Pubblica Sicurezza, l’onere di tutelare l’incolumità di Salvatore Battaglia. E qui mi richiamo al titolo dell’articolo: il coraggioso giovane, ormai legato da fraterna amicizia alle eroiche sorelle, ha subito nell’ordine:
– un inseguimento automobilistico volto, quantomeno, a farlo uscire di strada;
– l’incendio doloso della sua automobile;
– una minaccia epistolare anonima;
– la manomissione dei freni della autovettura regalatagli da Giletti per sostituire quella bruciata.
In questa escalation di terrore la prossima mossa non può essere che la sua eliminazione fisica.
In un primo tempo la Mafia dei Pascoli aveva pensato di farlo affogare nel lago abusivo del feudo Napoli, ma l’Arma ha vanificato il progetto, trasferendo in loco il maggiore Montemagno, noto bagnino gentiluomo.
Non resta che affidarsi alla tradizione, la lupara.
Solo se il Questore Cortese e la Prefettessa Antonella De Miro, trascurando le loro merende, indiranno una riunione speciale del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che abbia un unico urgente argomento all’ordine del giorno: scorta di massima sicurezza al cittadino Salvatore Battaglia, si potrà evitare che egli entri nell’Olimpo delle vittime di mafia, insieme con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Peppino Impastato!

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